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L’architettura ‘blade’ di HP: dagli x86 fino al Superdome

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L’architettura ‘blade’ di HP: dagli x86 fino al Superdome

01 Lug 2010

di ZeroUno

Un’offerta sempre più modulare e a componenti standard per affrontare i temi più critici dei data center aziendali

Con il passare degli anni i temi delle risorse di energia, del  raffreddamento e degli spazi disponibili diventano sempre più cruciali nei data center, soprattutto in quelli più datati. L’ennesima conferma viene da un recente report di Gartner, che sottolinea l’urgenza per le aziende utenti di affrontare una situazione che, aggravatosi in tempi di recessione rischia di diventare esplosivo con la ripresa degli investimenti e quindi di nuovi server e sottosistemi di storage. 
Come spesso accade, in Italia il problema è ancora più acuto. Come spiega Marco Lesmo, direttore Enterprise Server, Storage and Network della Divisione Enterprise Business di Hp Italia: “Anche le più grandi aziende e banche del nostro paese dispongono di data center di vecchia generazione, con spazi disponibili sempre più ridotti per sistemi anch’essi spesso datati, risorse di energia limitate ormai estremamente ridotte e problemi di raffreddamento che si aggravano in occasione di ogni nuovo progetto e all’introduzione di ogni nuova applicazione, server o sistema di storage”. 
Tra le contromisure introdotte dall’offerta nel corso degli anni si possono annoverare la ‘normale’ evoluzione delle tecnologie e delle tecniche di progettazione dei sistemi e nuove tecniche di raffreddamento, per non parlare della virtualizzazione che ha portato indubbiamente una boccata di ossigeno in questa situazione. Il problema rimane però di grande rilievo e ne avvertono la criticità sia le aziende utenti sia i maggiori vendor, tutti impegnati nella sua soluzione.

Ci salveranno le 'lame'?
Una delle tecniche che vanno ormai per la maggiore è quella dei cosiddetti sistemi ‘blade’ (lame) con tipiche funzionalità server ma in dimensioni ridotte all’osso, impilabili e componibili modularmente all’interno di chassis che forniscono loro risorse condivise per le connessioni e il raffreddamento.
È questa la direzione di marcia ormai seguita da Hp, ma anche da Ibm, Sun (oggi Oracle) e la new entry Cisco con il proprio Ucs indirizzato ai data center.
Hp è particolarmente impegnata su questo percorso, ed oggi è in grado di proporre un’unica piattaforma BladeSystem che si estende dai sistemi x86 ai server Integrity (con tre nuovi annunci effettuati a fine aprile) fino a comprendere il Superdome, ovvero il proprio sistema top, praticamente di potenza equivalente a quella di un  mainframe di fascia alta. Il nuovo Superdome 2 sfrutta infatti l’architettura blade server Hp con chip Itanium. Come hanno spiegato i responsabili di Hp si tratta del primo aggiornamento, a dieci anni dal suo lancio, di questo sistema in direzione di una maggior standardizzazione all’insegna dell’architettura blade.
La standardizzazione crescente dell’offerta server si traduce per Hp in riduzione di complessità e di costi nello sviluppo delle diverse linee di server a componenti sempre più comuni, e per gli utenti  in costi di possesso inferiori, modularità e scalabilità nei percorsi di evoluzione e unicità e semplificazione degli strumenti di gestione, amministrazione e connessione.      

ZeroUno

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