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HP BladeSystem Matrix – Garantire servizi It “business value”

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HP BladeSystem Matrix – Garantire servizi It “business value”

03 Mag 2010

di Giampiero Carli Ballola

Pool di risorse server, storage e di rete, con servizi condivisi per rispondere alla flessibilità del business. La risposta HP con la Converged Infrastructure e il BladeSystem Matrix

Se guardiamo all’evoluzione delle infrastrutture It dal punto di vista della tecnologia dei sistemi osserviamo che gli sforzi si sono fino ad oggi concentrati essenzialmente sulle prestazioni e sulla cosiddetta ‘availability’, ossia sul fatto che, grazie alla qualità, al dimensionamento e alla eventuale ridondanza dei componenti, un sistema sia sempre disponibile a svolgere i compiti necessari alla delivery dei servizi. Relativamente poco è stato fatto per rendere il sistema stesso flessibile riguardo lo svolgimento di tali compiti, la cui natura cambia in funzione dei servizi It richiesti dal business. Il risultato di tale rigidità funzionale è il proliferare, nei data center, di più sistemi dedicati ai diversi compiti; sistemi destinati inevitabilmente ad essere spesso sottoutilizzati (non c’è business dove la richiesta dei servizi It non segua dei cicli temporali), essendo antieconomico in termini di tempo e risorse umane riconfigurarli di volta in volta per compiti diversi da quelli cui sono destinati. La prima risposta a tale problema sta, ovviamente, nel consolidamento e nella virtualizzazione dei sistemi, cosa che infatti quasi tutte le imprese stanno ormai attuando. Ciò però riduce ma non elimina del tutto il problema dell’over-provisioning, cioè del dover predisporre più risorse It di quante occorrano, destinando a specifiche applicazioni, o business unit, risorse la cui eventuale capacità in eccesso rispetto ai compiti (che restano variabili) non può essere sfruttata da altri utenti.
La vera soluzione sta nell’implementare un modello di servizi condivisi (shared services), che permetta di consolidare gli asset server, storage e di rete, sia fisici sia virtuali, in più insiemi di risorse virtualizzate. Questi pool di risorse possono essere gestiti in modo da poter servire più set di servizi infrastrutturali, tipicamente mappati sui servizi applicativi. Lo staff It può quindi erogare in modo flessibile i servizi richiesti e ottimizzarne le sottostanti risorse in modo da garantire prestazioni, efficienza e disponibilità. Inoltre, cosa importante, la flessibilità operativa inerente a questo modello viene ottenuta senza rinunciare a un controllo centralizzato sull’amministrazione degli asset (server, storage e rete) e dei servizi generali del data center.
Il modello degli shared services viene abilitato da HP attraverso la soluzione di punta della HP Converged Infrastructure (figura 1), e cioè il BladeSystem Matrix, che permette all’It di erogare servizi infrastrutturali a utenti e business unit in modo programmabile, veloce ed efficiente a un costo ridotto. Vediamo com’è fatto e come funziona.

L’architettura generale
Sebbene utilizzi componenti modulari industry-standard, l’HP BladeSystem Matrix integra in un’unica piattaforma Converged Infrastructure un insieme di tecnologie proprietarie che fanno parte sia dell’offerta enterprise HP, con soluzioni di provata efficacia in ambito data center, sia dell’offerta di partner che nei loro campi di competenza (storage, networking, management e business applications) sono nomi di riferimento. Ciò permette di affrontare i carichi di lavoro di tutte le più diffuse applicazioni inserendosi perfettamente nei diversi ambienti degli utenti.
Un BladeSystem Matrix (o semplicemente Matrix) comprende (vedi figura 2) uno o più telai BladeSystem c7000, con blade server e storage condiviso dimensionati sui requirement dell’utente, più il software necessario al provisioning, all’ottimizzazione e alla protezione dell’infrastruttura. Ogni soluzione Matrix viene fornita factory-integrated, cioè predisposta e pronta all’uso, e comprende servizi di implementazione e di training on-site da parte di HP. Matrix supporta tutta la gamma dei blade server HP ProLiant e Integrity, a piena e a mezza altezza, ed è scalabile fino a oltre 1.500 sistemi gestiti, tra macchine virtuali e istanze a macchine fisiche. Per lo storage, è consigliato lo StorageWorks 4400 Enterprise Virtual Array, che viene integrato in fabbrica, ma Matrix può essere connesso a ogni HP StorageWorks, nuovo o che l’utente abbia già in casa, nonché a San Fibre Channel di terze parti. La console di gestione, costruita su HP Inside Dynamics, combina provisioning automatizzato, capacity planning e disaster recovery.
Matrix può essere facilmente incorporato nell’ambiente di data center management dell’utente tramite i moduli Virtual Connect di cui i telai BladeSystem sono dotati, che ne permettono la connessione a qualsiasi rete Ethernet o a un cablaggio Fibre Channel abilitato NPIV (N_Port ID Virtualization). La piattaforma, infine, è compatibile con numerosi sistemi operativi e hypervisor.

Il provisioning delle risorse
L’architettura di Matrix e le funzionalità di gestione dell’infrastruttura di cui è dotato abilitano, come si è detto all’inizio, il provisioning del pool delle risorse condivise in funzione delle richieste del business. Questo avviene costruendo, con l’ausilio di uno strumento grafico, diversi modelli di infrastruttura, comprendenti i server fisici e virtuali, lo storage, la rete e le relative connessioni. Tipicamente, ogni modello (service template) rappresenta tutte le risorse infrastrutturali occorrenti per gestire un dato servizio applicativo, come può essere un Ucc basato su Exchange, una soluzione Erp o anche un’applicazione custom. I service template realizzati dagli It designer sono quindi raccolti in una library e presentati agli utenti aziendali. Tramite un portale self-service questi avanzano la richiesta del servizio loro occorrente e il sistema (assistito da funzioni di capacity planning) provvede al provisioning automatico delle risorse infrastrutturali previste dal relativo service template estrandole dal pool delle risorse disponibili.
Rispetto a un processo tradizionale, che prevede il coordinamento tra più gruppi distinti all’interno del data center o della funzione It e richiede tipicamente settimane di lavoro, il processo di provisioning di Matrix permette di dare al business le infrastrutture di cui ha bisogno nel giro di poche ore o addirittura di minuti.

La tecnologia abilitante
L’architettura dei BladeSystems classe c, sulla quale si basa Matrix, è concepita per rispondere in modo specifico alle esigenze di gestione dei data center, incorporando risorse modulari di elaborazione, storage e rete che realizzano una infrastruttura reattiva ai cambiamenti imposti all’It dai bisogni del business. I componenti fondamentali di tale architettura sono tre: il sistema di gestione incorporato, il sistema di alimentazione e raffreddamento condiviso, il sistema di virtualizzazione della connettività. Vediamoli in breve.
Gestione di sistema – Si compone di una serie di controller (Onboard Administrator management) posti a livello di telaio e di processori di gestione (iLO, per Integrated Lights Out) posti su ogni scheda server. I controller dell’Administrator comunicano con gli iLO rilevando i parametri relativi all’alimentazione e allo stato termico del server e alla configurazione del sistema e della rete. In pratica gli iLO offrono all’Administrator una visione remota e virtuale di ogni singolo server che permette ai controller di monitorarne le condizioni e intervenire sui parametri rilevati, gestendoli in modo coordinato. L’Onboard Administrator semplifica il setup del telaio e la configurazione della relativa rete, attuabili da remoto tramite un’interfaccia grafica.
Alimentazione e raffreddamento – Alimentatori e ventole dei server sono gestiti in modo condiviso a livello di telaio da una soluzione che garantisce, tramite un insieme di funzioni di rilevamento e controllo chiamato “Thermal Logic”, un raffreddamento efficace senza inutili sprechi energetici ottimizzando, di conseguenza, lo stato termico e la richiesta di energia dell’intero sistema. Tramite le “Active Cool”, ventole ridondate e ad alta efficienza termica controllate dall’Onboard Administrator, la capacità di raffreddamento viene alzata o abbassata automaticamente in funzione delle richieste del sistema. Lo stesso vale per gli alimentatori, che vengono allocati secondo le richieste di potenza relative a ogni blade.
Connettività virtuale – La tecnologia HP Virtual Connect è un elemento fondante di Matrix, potendo virtualizzare l’I/O dei server in modo da convogliare tramite una stessa porta fisica connessioni a reti Ethernet o Fibre Channel. Le reti Lan e San prevedono normalmente un indirizzamento biunivoco delle risorse. Se un server (o uno storage, nel caso delle San) viene aggiunto, eliminato o sostituito, cambiano gli indirizzi associati e le reti connesse a quella risorsa vanno riconfigurate. Il disaccoppiamento tra server e reti introdotto da Virtual Connect permette invece di spostare volta per volta, con un clic del mouse, ogni singola risorsa alla rete cui dev’essere connessa per assolvere ai compiti assegnati. E stante le funzioni di automazione di cui la console Matrix è dotata il risultato finale è la possibilità di spostare dinamicamente i carichi di lavoro da una all’altra risorsa, senza intervento o coordinamento umano.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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