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Converged infrastructure, tecnologia al lavoro

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Converged infrastructure, tecnologia al lavoro

13 Apr 2010

di ZeroUno

Infrastrutture flessibili per rispondere alle variabili di business garantendo prestazioni ottimali

“I concetti sui quali si è sviluppata la visione della Converged Infrastructure, che HP ha presentato l’anno scorso – esordisce Fabio Tognon (nella foto), HP BladeSystem Product Manager – rappresentano l’evoluzione del concetto di Adaptive Infrastructure che era stato ripreso da HP nel periodo precedente. La differenza tra i due modelli sta sostanzialmente in una nuova prospettiva che ne riguarda gli aspetti tecnologici”. Come spiega Tognon, nella ‘Adaptive’ si sottolineava soprattutto la capacità di mettere a disposizione degli utenti soluzioni infrastrutturali il più possibile standardizzate, in modo che fossero facilmente adattabili ad impieghi diversi per soddisfare sempre più critiche esigenze sul fronte del dinamismo e della flessibilità di risposta ai problemi del business. Nella ‘Converged’, invece, viene soprattutto evidenziata una nuova tendenza evolutiva, che viene ad aggiungersi a quelle considerate in precedenza e che è prettamente tecnologica.
“Ci si è accorti – prosegue Tognon – che una serie di silos tecnologici che fino ad oggi si sviluppavano in modo parallelo, come le architetture server, quelle storage e le soluzioni software, tendevano sempre più ad avvicinarsi”, cioè tendevano a essere integrate e integrabili tra di loro nelle funzionalità e tecnologie di base. “Ci si è impegnati pertanto – prosegue Tognon – a rendere i relativi prodotti sempre più integrati, portandoli talvolta a collaborare in modo stretto tra loro. Con la Converged Infrastructure intendiamo quindi proporre anche un aspetto di fusione delle tecnologie che, per quanto non sia ancora raggiunta sotto ogni fronte, è sempre più vicina ad essere realizzata, grazie anche alla razionalizzazione di alcuni protocolli”. Un esempio sintomatico di questo approccio è dato dalle realizzazioni in cui l’architettura storage va a fondersi con l’architettura server realizzando soluzioni che collaborano tra loro all’interno di una stessa infrastruttura come mai prima. Se in precedenza era compito del network far lavorare assieme queste due componenti, ora ciò avviene senza dover ricorrere ai servizi della rete.
Questa evoluzione è stata facilitata e accelerata dall’architettura blade, che assegna al telaio (o ‘enclosure’) il compito di fornire servizi tecnologici comuni alle diverse blade (tra questi ‘in primis’ alimentazione e raffreddamento) e di ospitare un networking che fa da vero e proprio tessuto connettivo tra le blade server e quelle storage. Che non sono peraltro nemmeno le uniche ospitate. Come osserva Tognon, l’elenco dei dispositivi realizzati in struttura e formato blade per poter essere inseriti nel telaio e fruirne i servizi è enormemente cresciuto negli ultimi tempi. Da un paio d’anni in qua la collaborazione tra i dispositivi, e in particolare tra blade server e storage, è facilitata da Virtual Connect, una tecnologia esclusiva di HP che virtualizza l’accesso allo storage rendendo disponibile al server dispositivi aventi caratteristiche diverse in modo da estendere la flessibilità d’uso dell’intero sistema. ““La piu’ recente versione di Virtual Connect, associata al software HP Insight Dynamics – aggiunge Tognon –,  virtualizza l’I/O delle macchine a un livello che rende sempre più lontana l’individuazione da parte dell’utente del server fisico (uno degli elementi chiave della soluzione HP BladeSystem Matrix). Ciò sposa bene il paradigma della virtualizzazione, che è uno dei punti fondamentali della Converged Infrastructure e nei confronti della quale possiamo parlare di una tecnologia abilitante”. La virtualizzazione dell’I/O infatti facilita notevolmente, oltre alla gestione delle risorse storage di cui si è detto, anche lo spostamento dinamico sulle macchine fisiche dei carichi di lavoro svolti dalle applicazioni risiedenti sulle macchine virtuali. Una possibilità di cui traggono vantaggio i fornitori dei software di virtualizzazione per ottimizzare le prestazioni dei loro prodotti.
Un aspetto centrale della tecnologia blade e quindi anche della Converged Infrastructure è poi la gestione dell’energia per l’alimentazione e soprattutto per il raffreddamento delle macchine. “Questo problema – osserva Tognon – fino a due anni fa interessava soltanto pochi utenti ed era indirizzato quindi da prodotti specifici. Oggi risparmiare energia è un’esigenza di tutti e tutto l’hardware di nuova generazione, parlo delle Cpu come dei moduli di memoria, viene progettato per poter essere gestito in modo da ridurre in date condizioni l’energia assorbita e il calore da dissipare”. Il software di gestione dei sistemi fornisce quindi un monitoraggio istantaneo dei consumi e può intervenire sull’hardware in modo da ridurre sprechi e dispersioni, ottimizzando il consumo di tutta l’infrastruttura in modo da contenerlo entro margini prestabiliti a fronte degli Sla relativi alle prestazioni. 
Ma come è recepito dagli utenti il concetto di Converged Infrastructure?
“C’è un’evidente sensibilizzazione – prosegue Tognon – ad alcuni temi, tra i quali appunto il risparmio di energia, cui oggi sia le grandi imprese sia le Pmi sono molto attente”. Poi c’è molta attesa per la convergenza del networking. Le aziende hanno infatti maturato skill importanti  nelle reti Ethernet e Fibre Channel, che sono spesso gestite da team dedicati. Convergere su un network unico e virtualizzato semplifica i problemi, ma significa anche affrontare dei cambiamenti organizzativi nella gestione delle risorse umane.
Un terzo punto d’interesse riguarda infine, come è intuibile, la possibilità d’implementare rapidamente nuovi servizi al business senza problemi di compatibilità e di riconfigurazione delle risorse hardware. “E HP, con Matrix – osserva Tognon – va a rispondere proprio a questo tipo di esigenza, mettendo a disposizione un’infrastruttura flessibile con pool di risorse destinabili, tramite il software di Orchestration, all’erogazione di nuovi servizi in tempi molto più brevi che lavorando sul ‘bare metal’, cioè su macchine da inizializzare”.

ZeroUno

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