Infinidat e lo storage nei momenti d’incertezza per le aziende

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Infinidat e lo storage nei momenti d’incertezza per le aziende

Il vendor di enterprise data storage spiega perché le sue tecnologie e i suoi modelli di business stanno incontrando la propensione, tipica nei momenti critici per l’economia e la società, delle imprese a cercare prodotti di qualità con costi contenuti e migliore supporto da parte del vendor

15 Apr 2020

di Riccardo Cervelli

Impossibilitata dalle restrizioni alla libertà di movimento delle persone causate dalla pandemia di coronavirus, anche Infinidat ha convocato una conferenza stampa virtuale rivolta a un numero selezionato di giornalisti IT della regione EMEA. Del resto motivi validi per farlo ce n’erano, a partire dalla volontà del vendor di sottolineare i recenti successi di mercato dell’azienda israelo-americana fondata nel 2011 da Moshe Yanai, che nel 2019 ha raggiunto i 6 exabyte di capacità installata a livello globale.

In apertura del suo internet, Yanai ha affermato che “nei momenti di incertezza economica le aziende diventano più propense a cercare soluzioni che coniughino costi contenuti con performance e affidabilità. È in questi momenti che i price leader guadagnano quote di mercato a discapito dei premium brand. E questi guadagni tendono a conservarsi, perché lo storage è ‘sticky’ [tende a creare un legame forte tra cliente e fornitore, ndr]”.

foto Moshe Yanai
Moshe Yanai, CEO Infinidat

Il confronto con lo storage All-Flash Array

Perché Yanai è convinto che in questo momento Infinidat si trova in un pole position per crescere ancora di più in questo periodo difficile per tutto il mondo?

Il CEO ha sintetizzato i quattro principali punti di forza del “sistema Infinidat”.

Il primo citato è stato il Total Cost of Ownership: “Il nostro TCO è il migliore nell’enterprise storage”. Quindi le performance: “Offriamo [qui il riferimento è al prodotto di bandiera InfiniBox, ndr] velocità superiori e latenze inferiori a quelle degli All-Flash Array [gli InfiniBox, infatti, si basano su moltissimi hard disk, gestiti da tre server Linux e un software, Neural Cache, che utilizza il machine learning e memorie DRAM. Il tutto consente anche un disaccoppiamento fra hardware e software ndr]”. Ecco poi l’affidabilità: “La nostra availability è imbattibile grazie a funzionalità quali InfiniRAID, InfiniSnap, Sync/Async Active-Active Replication”. A queste vanno aggiunte le funzionalità di backup ottenute integrando software di partner con la soluzione proprietaria InfiniGuard. Ultima ma non meno importante la scalabilità: la serie InfiniBox high-end (F63xx) può scalare da poche centinaia di terabyte a 10 petabyte in un singolo rack da 42U.

Dal Capex a un modello Opex simile ai public cloud

A favorire il go-to-market di tutto questo è un business model che permette acquisti di tipo Capex, misto Capex/Opex (il Capacity on Demand, o CoD, per cui si acquista un sistema con una capacità già utilizzabile e una compressa) e uno Opex: l’offerta emergente FLX. Quest’ultima opzione, che ricorda quella dei public cloud, prevede che l’utente di un InfiniBox possa crescere o decrescere la capacità utilizzata con un billing mensile. Infinidat si prende carico di tutti temi legati a performance e disponibilità, sia attraverso il self-healing idegli InfiniBox, che riducono del 98% le necessità di troubleshooting tramite processi di escalation, riducendoli a quelli che prevedono un supporto di tipo L3 (ingegneristico).

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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