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Sistemi iperconvergenti: come evitare quattro svantaggi possibili

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Sistemi iperconvergenti: come evitare quattro svantaggi possibili

24 Apr 2018

di Giorgio Fusari - fonte TechTarget

Le soluzioni di infrastruttura iperconvergente sono allettanti per le imprese, ma possono nascondere inconvenienti di scalabilità, costi inattesi sulle licenze, consumi più elevati di energia e problemi di interoperabilità. Conoscerli serve ad evitarli

Soluzioni moderne, sviluppate per rispondere alle evolute esigenze della trasformazione digitale, i sistemi IT con infrastruttura iperconvergente rappresentano oggi per il reparto IT di un’impresa elementi di flessibilità e convenienza. Nell’adottarli non bisogna tuttavia ignorare alcuni problemi di diversa natura che possono presentarsi a seconda delle implementazioni.

Ma andiamo per gradi: una soluzione di infrastruttura iperconvergente (HCI) si presenta come un singolo sistema altamente ingegnerizzato, che concentra in sé tutte le risorse necessarie in un’infrastruttura informatica: elaborazione, storage, networking, virtualizzazione, di solito già preconfigurati per velocizzare l’uso. In questo modo è possibile eliminare la maggior parte delle complicazioni che un approccio ‘build-your-own’ comporterebbe per creare il sistema iperconvergente. Tuttavia, una volta che la nuova appliance è in esercizio in azienda, con il tempo alcuni inconvenienti possono palesemente emergere. Per tale ragione è importante che, subito nella fase iniziale, il team IT svolga tutte le necessarie indagini, per garantire che il sistema sia il più possibile a prova di futuro, e non incline a subire potenziali svantaggi.

Scalabilità, un primo problema

Non tutti i sistemi iperconvergenti sono scalabili nello stesso modo. Prendiamo il caso di una macchina “caricata” con un mix di workload: se servono più risorse di computing, networking, storage, virtualizzazione, non è un grande problema, perché si può acquistare un altro sistema dello stesso tipo, in modo da incrementarle. Una volta collegata l’unità aggiuntiva, la maggior parte dei sistemi iperconvergenti identifica in automatico le nuove risorse, allocandole come richiesto, a seconda della tipologia dei carichi di lavoro. Ma che succede se il sistema richiede soltanto l’incremento di una singola risorsa? Ad esempio, quando c’è banda a sufficienza, ma non abbastanza risorse di CPU, oppure sufficienti CPU ma non abbastanza storage? Alcuni sistemi iperconvergenti non permettono di scalare singole risorse, e ciò significa che per ottenere, ad esempio, più risorse di CPU, l’utente deve pagare anche per lo storage e la banda già integrati nell’appliance, di cui in realtà al momento non ha necessità, con svantaggi che vanno dal più elevato investimento economico iniziale, ai maggiori consumi di spazio ed energia.

Costi di licenza dell’infrastruttura HCI

La scalabilità non è l’unico inconveniente: in maniera analoga, un’impresa potrebbe dover pagare licenze anche per le risorse non utilizzate. Ad esempio, se il modello di licenza del sistema operativo è basato sul core, quando il reparto IT ha necessità di aggiungere solo lo storage, acquisisce comunque, con l’apparato, anche le risorse CPU extra, e deve sostenere i costi di licensing legati a queste ultime. Lo stesso potrebbe accadere per le licenze delle applicazioni.

Densità delle appliance e requisiti di alimentazione

Un altro svantaggio delle infrastrutture iperconvergenti è legato ai consumi di energia: la maggioranza dei sistemi iperconvergenti sono progettati per fornire un’elevata densità di risorse, con consumi sopra la norma, in confronto a sistemi rack realizzati secondo l’approccio ‘fai da te’ (build-your-own). Di conseguenza, le organizzazioni dovrebbero assicurarsi che le proprie attrezzature rispondano ai requisiti di alimentazione non solo per un sistema iniziale, ma anche quando ad esso si aggiungeranno risorse per soddisfare future necessità.

Compatibilità con il cloud ibrido

Un ultimo aspetto riguarda la capacità d’integrazione dei sistemi iperconvergenti nel cloud ibrido, in cui orchestrazione dei workload, provisioning, gestione dei sistemi e spostamento delle risorse devono funzionare in maniera fluida e senza soluzioni di continuità, attraverso i vari ambienti. Quando si sceglie un sistema iperconvergente è dunque importante assicurarsi che questa agilità dei workload e mobilità operativa sarà possibile. Attenzione quindi ai sistemi altamente proprietari, che aumentano il rischio di ritrovarsi con una piattaforma chiusa, che funziona bene solo quando interagisce con apparati dello stesso vendor.

Giorgio Fusari - fonte TechTarget

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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