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ll “paso doble” dell’India sui semiconduttori

Un istituto di ricerca e un ecosistema nazionale di produzione di nuclei fotonici in silicio, entrambi entro 5 anni.  Il governo indiano investe sempre di più e più strategicamente nel campo dei semiconduttori, per allineare produzione e ricerca e spingere entrambe all’eccellenza, facendo leva sulle sue startup e sui suoi numeri di mercato “importanti”

Pubblicato il 02 Nov 2023

Immagine di asharkyu su Shutterstock

Quando voleva che le big statunitensi producessero in “suo” loco, è riuscita ad attirarli e ora ci sono i loro kit “made in India”. Con la forza del suo enorme mercato interno e delle opportunità che presenta, è molto probabile che questo Paese, mentre Cina e USA sono impegnate in veti e dispetti incrociati, riesca a compiere altri grandi passi avanti nel campo della tecnologia.

Di recente ne ha annunciati altri due, consistenti e ambiziosi: un nuovo centro di ricerca e l’avvio della produzione locale di innovativi processori. Entrambi mirano a farla diventare un polo globale di ricerca e innovazione nel settore dei semiconduttori, settore per cui il governo nel dicembre 2021 aveva stanziato già circa 10 miliardi di dollari.

Per la ricerca, obiettivi realistici e realizzati in 5 anni

La palla la alza il Semiconductor R&D Committee con un report in cui suggerisce di creare un centro di ricerca, il Ministro dell’elettronica e dell’informatica Rajeev Chandrasekhar “la schiaccia”, annunciando l’India Semiconductor Research Center (ISRC), con tanto di roadmap di realizzazione.

Dopo decenni di assenza dall’ecosistema e molte opportunità perse, vuole recuperare e, nel giro di 4-5 anni “far diventare questa realtà uno dei principali istituti di ricerca sui semiconduttori al mondo. L’equivalente indiano di pionieri come l’IMEC, del Nano Tech, l’ITRI e i laboratori di microelettronica del MIT”.

L’obiettivo strategico e politico è chiaro: trasformare il Paese nel principale fornitore globale di fonderie per semiconduttori, e sistemi integrati, dalla progettazione alla produzione, attirando aziende globali e concentrandosi su target tecnologici raggiungibili. Per esempio, a quanto si legge nell’annuncio “su semiconduttori per packaging avanzato, su semiconduttori composti, sulla progettazione fabless e sugli strumenti di automazione della progettazione elettronica“.

Il nuovo centro avrà anche il compito di dirigere la collaborazione tra industria, università e istituzioni, per colmare l’attuale gap favorendo il trasferimento di competenze, tecnologie e processi “dal laboratorio alla fabbrica”.

Produzione: più tecnologie e più mercati

C’è un secondo annuncio, sempre arrivato dallo stesso ministero e in perfetta assonanza con il precedente. Questo riguarda la produzione, in particolare di nuclei di processori fotonici al silicio (Circuiti integrati fotonici – PIC) ma l’orizzonte temporale è lo stesso: 5 anni.

La scelta di questa tecnologia è funzionale alla realizzazione di dispositivi di elaborazione dati e di calcolo più veloci ed efficienti dal punto di vista energetico. Un presupposto essenziale (e molto atteso) per rivoluzionare settori chiave nell’economia di molti Paesi, Italia compresa: telecomunicazioni, sanità e medicina, sicurezza, automotive e tecnologie quantistiche.

Per raggiungere questo obiettivo, l’India pensa di focalizzare i propri sforzi sullo sviluppo di diverse piattaforme tecnologiche PIC, tra cui la fotonica del silicio, la fotonica del diamante, la fotonica dei polimeri e la fotonica del niobato di litio.

Non parte da zero, in questo caso, perché dal 2020 esiste già il Silicon Photonics Centre of Excellence on Programmable Photonic Integrated Circuit and Systems (Silicon Photonics CoE-CPPICS), presso l’Indian Institute of Technology Madras (IIT Madras), realizzato proprio per questo scopo. Attivo e operativo da subito, il CPPICS sta stringendo partnership fondamentali, per esempio per fornire soluzioni System-in-Package all’avanguardia per core di processori fotonici al silicio. Lo sarà sempre di più, per raggiungere l’obiettivo “di una piena commercializzazione della tecnologia e dell’avvio della produzione PIC tutta in India” chiarisce l’annuncio.

Il Paese ha una evidente fretta di diventare autosufficiente, anche facendo leva sul crescente numero di startup locali, per poter vantare in futuro un solido ecosistema dedicato, massimo entro 5 anni. All’annuncio di questo target, era presente anche Intel e potrebbe non essere un caso. Proprio questa azienda a settembre aveva infatti svelato di star lavorando a un processore a 528 thread con interconnessioni fotoniche in silicio da 1 TB/s, progettato per assorbire i più grandi carichi di lavoro analitici, consumando poca energia. Aveva da subito però spiegato che si trattava di un prototipo, non commercializzabile, costruito appositamente utilizzando un’architettura RISC personalizzata per il programma HIVE (Hierarchical Identity Verify Exploit) della DARPA. L’obiettivo era e resta militare, per ora, e consiste nel permettere di elaborare dati in streaming a una velocità 100 volte superiore rispetto alle architetture di calcolo convenzionali, consumando al contempo meno energia.

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