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Il portafoglio dei servizi “glocal” di British Telecom

pittogramma Zerouno

Il portafoglio dei servizi “glocal” di British Telecom

11 Set 2013

di Rinaldo Marcandalli

Un quadro a 360 gradi del portafoglio di servizi British Telecom, del cui disegno e della cui gestione la struttura Portfolio and Service Design ha la piena responsabilità “glocale”. Ne parla a zerouno Ashish Gupta che di questa struttura è il presidente

MILANO – “Global Services di Bt è la Business Unit del Gruppo che fornisce servizi a 7000 grandi clienti, privati o del settore pubblico; la quota maggiore è rappresentata dai servizi di connettività all’infrastruttura dei clienti, gestione di Wan, Lan, Wifi (Bt Connect); in rapida crescita, i servizi di Unified collaboration e communication fino a telepresence e video conferencing che consentono di abilitare un’esperienza business collaborativa, indifferente alla distanza nonché una serie di servizi per supportare la mobility (Bt One); trasversali a tutta l’offerta, i servizi di sicurezza fino al livello più alto (Bt Assure): per le corporation che globalizzano sempre di più verso mercati in cui crescere, gli online meeting resi sicuri sono un abilitatore chiave”. È la fotografia che Ashish Gupta, Presidente della struttura Portfolio and Service Design in British Telecom Global Services, fa della propria Business Unit.

Ashish Gupta, Presidente della struttura Portfolio and Service Design in British Telecom Global Services

Sempre trasversale è anche il pacchetto Servizi professionali (Bt Advice) che non rappresenta per Bt un business a sé, ma aggiunge valore agli altri servizi per aiutare i clienti a realizzarli, trasferendo loro le necessarie conoscenze: “La semplice replica di una soluzione Ucc da un’azienda a un’altra è infatti utopia: diverso è il modo in cui i dipendenti usano i servizi, diverse la storia  legacy  e l’integrazione con il back-office”, spiega Gupta.
Qual è il differenziatore chiave di Bt rispetto ad altre Telco? “È il modello veramente glocale dei servizi, disegnati a livello globale, ma realizzati e operati localmente in 170 Paesi. La forza lavoro Bt non supera il 40% in Uk dove Bt è la telco domestica – precisa il top manager – mentre la workforce di altre telco risiede per oltre il 50–60% nel Paese in cui sono ‘incumbent’. Bt, invece, ha forze lavoro importanti in Italia, Spagna, Brasile, Asia Pacifico. E crescite significative in Medio Oriente, America Latina e Sudafrica”.
L’azienda fornisce poi servizi in sei settori verticali: banking & financial markets, Pa, health, oil & gas, manifatturiero, distribuzione, alimentare. Il modello resta “glocale”: un Global Account Manager Bt è il referente ovunque nel mondo ci sia un’opportunità o un problema. Bt investe inoltre anche in asset di settori ove riconosca rilevanti opportunità. Un esempio è rappresentato dal farmaceutico, dove la piattaforma cloud Bt for Life Science abilita la collaborazione tra aziende del settore nelle attività di R&D: la piattaforma garantisce (alle persone designate dalle aziende farmaceutiche) un accesso alla Intellectual Property che si voglia mettere in condivisione mentre mantiene riservata la parte dichiarata core.
Infine, quali sono i partner nel disegnare e mantenere il portafoglio di servizi Bt? “Principalmente Cisco, Avaya, Microsoft, Genesys, ma anche vendor di nicchia come Riverbed (accelerazione delle performance di rete e delle applicazioni in rete) e Ipanema (ottimizzazione delle performance). Ma serve ricordare che il nostro skill è agnostico: un cliente può volere un contact center basato su Cisco o su Avaya; il nostro supporto privilegia il far funzionare la scelta, rispetto all’aiutare nel compiere la scelta stessa” conclude Gupta.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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