Facility management, cos'è, servizi e vantaggi per le aziende

Guida agli strumenti digitali per il facility management

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Guida agli strumenti digitali per il facility management

Internet Of Things, Big Data Analytics, intelligenza artificiale e modellazione sono le chiavi di volta per la gestione degli edifici, sfruttando il potere delle informazioni

01 Nov 2021

di Arianna Leonardi

La trasformazione digitale sta promuovendo nuove modalità operative in tutti i settori di attività, incluso il facility management. Questo ha un forte impatto sui nostri ambienti e, naturalmente, sulle mansioni delle figure chiave a partire dal facility manager. Di seguito vengono riportati alcuni esempi sulle tendenze tecnologiche che stanno rivoluzionando la gestione degli edifici, con le criticità di adozione e i risvolti più evidenti sull’operatività delle strutture e degli impianti, nonché sul lavoro del facility manager.

Cosa significa facility management

Con facility management si intendono tutte le attività presenti in azienda che non riguardano il suo core business. Con facility management si intende quindi tutto ciò che riguarda la sicurezza, le telecomunicazioni, le manutenzioni e la produttività di uffici e fabbriche. A ciò si aggiungano servizio mensa e tutta la gestione degli edifici nel loro complesso.

Quali sono i servizi di facility management

Nello specifico, il facility management, riguardando tutte le attività indipendenti dal business dell’azienda, è simile in tutte le realtà. Riguarda infatti servizi inerenti a elettricità, gas, impianti idraulici, illuminazione, pulizia, ristorazione, portineria, controllo e sorveglianza.

Include anche la logistica di magazzino, le manutenzioni meccaniche e industriali. E, ancora, ove necessarie disinfestazione e lavanderia industriale, assistenza e così via.

Come diventare facility manager

Il facility manager è il responsabile che vigila sulla progettazione dei servizi, implementazione e manutenzione degli edifici, compresi gli impianti e le attività a supporto (ad esempio, l’approvvigionamento di gas ed energia oppure la portineria e la ristorazione).

Ha l’obiettivo di mantenere gli standard qualitativi delle strutture perché soddisfino le esigenze aziendali in modo ottimale e efficiente, minimizzando i costi.

Sulla spinta di trend tecnologici quali Internet Of Things, Big Data, Intelligenza Artificiale, oggi dispone di nuovi strumenti digitali che permettono di migliorare i processi di gestione sotto il profilo dell’efficienza, della qualità e della velocità.

I compiti del facility manager sono dunque quelli di progettare ed erogare i servizi a supporto dell’azienda. Mediante questi egli deve aumentare l’efficacia e la produttività dell’azienda stessa. E far si che essa si adatti al meglio al mercato.

I requisiti che caratterizzano un facility manager sono: preferibilmente una laurea con indirizzo tecnico-gestionale o anche economico.

A ciò si devono aggiungere soft skill quali problem solving, organizzazione e pianificazione, oltre a una buona predisposizione alle relazioni.

Esistono certificazioni internazionali in facility management che possono rappresentare plus interessanti per il curriculum.

Vantaggi del facility management per le aziende

Il facility management consente di ottimizzare e calibrare al meglio esigenze degli ambienti e risorse da spendervi. Il fine di una efficace gestione di questi aspetti è rispondere alle esigenze ottimizzando i processi.

Inoltre, il facility management permette di prevenire problemi e interruzioni d’attività.

Promuove, eventualmente, la possibilità di stringere partnership per organizzare i servizi nel miglior modo possibile. Tutto questo si traduce in risparmi di denaro e maggior professionalità.

La necessità di innovare il facility management

Prima di iniziare questa disamina, occorre una premessa di scenario per inquadrare l’importanza della digitalizzazione nel settore del facility management.

Il business oggi corre a ritmi senza precedenti e per mantenere i livelli di efficacia richiesti deve necessariamente potere contare su strutture solide e performanti. Ecco perché il successo aziendale è sempre più legato alla capacità di gestire gli edifici e gli spazi secondo i criteri di efficienza e innovazione. Da qui deriva la crescente rilevanza del facility management come motore di sviluppo imprenditoriale. E quindi target di investimenti da parte delle aziende di tutto il globo.

Digitalizzazione e facility management

La digitalizzazione rappresenta un’opportunità di ottimizzazione interessante e addirittura indispensabile per il mondo delle facility e andrebbe promossa e facilitata. Tuttavia, la capacità di cavalcare l’onda da parte degli addetti al settore non sempre è scontata. Come per qualsiasi altro comparto, applicare i nuovi strumenti al facility management significa modificare i processi a monte ed essere pronti a un profondo cambio culturale: si tratta infatti di uscire dalla comfort zone per abbracciare altri paradigmi operativi e organizzativi.

L’innovazione insomma presuppone la volontà di mettersi in gioco e superare le sfide, non può essere ridotta alla semplice implementazione della tecnologia ma piuttosto riguarda una trasformazione metodologica. Solo così l’utilizzo di soluzioni IoT, analitiche e intelligenza artificiale possono avere un impatto decisivo sulle attività del facility manager.

Internet Of Things, la rivoluzione nel facility management

L’Internet Of Things rientra a buon diritto tra i fattori rivoluzionari del facility management, offrendo un contributo sostanziale in ambiti come il controllo delle risorse energetiche e la gestione degli impianti industriali.

Grazie ai sensori applicati su macchinari e oggetti all’interno delle strutture lavorative (fabbriche, uffici, magazzini e così via), il facility manager ottiene una serie di informazioni utili alla gestione degli edifici e dei servizi connessi. Si tratta ad esempio di dati relativi alle condizioni ambientali, allo stato di salute delle macchine, al consumo di elettricità, alle eventuali anomalie di funzionamento.

Tutti i processi possono essere tenuti sotto controllo grazie agli indicatori provenienti dal campo e convogliati attraverso la rete verso i sistemi aziendali di archiviazione ed elaborazione, siano essi in cloud oppure on premise.

Grazie ai software di analisi e ai cruscotti di visualizzazione, le informazioni raccolte vengono elaborate per ricavare evidenze utili al decision making, con la possibilità di ottenere una vista centralizzata e di immediata consultazione sull’intero edificio.

L’IoT insomma abilita funzioni di remote control su qualsiasi componente o servizio dell’immobile: permette infatti di monitorare a distanza le condizioni di stato ed esercizio, con la possibilità di inviare agli oggetti input di regolazione per correggere o migliorare i processi (banalmente, regolare a distanza l’impianto di condizionamento in caso si registrino temperature troppo elevate).

Dati di mercato

I vantaggi derivanti dall’Internet Of Things sono oggi ampiamente riconosciuti, come dimostrano i numeri di un mercato fortemente in espansione. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il settore IoT italiano nel 2019 ha registrato un valore di 6,2 miliardi di euro, con un’impennata del 24% rispetto all’anno precedente (la crescita media nei Paesi Occidentali è compresa fra il +20% e il +25%).

Tra le statistiche più rilevanti, lo Smart Building, legato in particolare alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici negli edifici, ha toccato la cifra di 670 milioni di euro (+12%). Si è attestato, così, tra i principali fattori di traino dell’Internet Of Things.

Big Data Analytics per una migliore conduzione degli edifici

Le opportunità dell’Internet Of Things derivano dalla disponibilità di enormi volumi di dati. La chiave per concretizzare i benefici attesi risiede nella capacità di estrarre gli insights dall’imponente bacino informativo.

Per maggiore chiarezza, nell’ambito del facility management, i vantaggi derivanti dalla proliferazione e corretta elaborazione delle informazioni (non solamente IoT ma provenienti da più fonti, come i sistemi Erp o Crm, i servizi online eccetera) possono essere sintetizzati come segue.

  • Maggiore controllo sui componenti e sui servizi dell’edificio, con monitoraggio in tempo reale delle performance.
  • Pssibilità di identificare eventuali inefficienze operative e sprechi energetici.
  • Ottimizzare processi, consumi e allocazione degli asset.
  • Capacità di pronosticare guasti imminenti e attivare strategie di continuità operativa.
  • Previsione delle future necessità e pianificazione delle risorse materiali ed economiche.
  • Automazione delle attività, grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning.

Si evince quindi che l’utilizzo delle soluzioni analitiche può portare benefici dal punto di vista sia della conduzione sia della progettazione di un edificio, agendo. E questo sul fronte del condition monitoring (controllo dello stato attuale dell’edificio); in funzione predittiva (anticipare problemi e bisogni così da intervenire preventivamente o pianificare in modo più razionale); per aumentare l’efficienza, ottimizzando e automatizzando i processi e la gestione.

Benefici e criticità dei Big Data

La digitalizzazione oggi permette di ottenere Big Data (informazioni che si caratterizzano per enormi volumi, varietà di fonti e formato, velocità di aggiornamento) su una pluralità di aspetti che riguardano gli edifici (ambienti e impianti). Consumi energetici, flussi del personale, temperatura, umidità, inquinamento acustico e così via.

I progressi tecnologici hanno reso disponibili software analitici molto potenti. Essi permettono di elaborare grandi quantitativi di dati in tempo reale, restituendo un’immagine fedele delle condizioni della facility, disegnando scenari what-if e portando alla luce evidenze – altrimenti nascoste – fondamentali per prendere decisioni e pianificare interventi correttivi o migliorativi.

La criticità più evidente del processo consiste però nella capacità di districarsi dalla sovrabbondanza di informazioni. Bisogna sapere effettuare un’opportuna selezione dei dati pertinenti, eliminando il rumore inutile.

Dalla qualità e dalla rilevanza delle informazioni dipende infatti la bontà dei risultati analitici.

Inoltre, per sfruttare con successo i Big Data, i facility manager devono sviluppare le competenze tecniche per utilizzare i nuovi strumenti. E avere una vera e propria cultura analitica. Ovvero una propensione all’uso intensivo delle informazioni a supporto di qualsiasi decisione.

Progettare Smart Building per un uso intensivo dei dati

Internet Of Things e Big Data Analytics sono trend tecnologici già maturi, ma ancora relativamente recenti. Utilizzare soluzioni di nuova generazione per edifici ormai datati e non predisposti significa comunque apportare modifiche strutturali e di processo, con risultati non sempre ottimali.

Tra le nuove tecniche per la digitalizzazione degli immobili, invece, sta acquistando crescente popolarità il Bim ovvero il Building Information Modeling. Ogni edificio viene studiato nei minimi dettagli a partire da un modello 3D, che permette di generare dati, gestire i documenti tecnici e simulare scenari what-if durante l’intero ciclo di vita del progetto nelle diverse fasi. Questo significa: dalla pianificazione preliminare fino alla gestione e manutenzione, una volta ultimata la costruzione.

Il facility manager può quindi attingere direttamente le informazioni necessarie alla gestione dell’immobile proprio a partire dal modello e dalla documentazione disponibile. È chiaro che cambia radicalmente l’approccio alla conduzione dei progetti. Grazie alla simulazione è possibile anticipare problematiche e bisogni in funzione predittiva, migliorando notevolmente le capacità di pianificazione del facility manager.

Insomma, la disponibilità dei dati e gli strumenti di analisi sono realmente le chiavi per trasformare anche il mondo del facility management, semplificando e migliorando le attività degli addetti al settore.

Facility Management - Guida alle soluzioni tecnologiche per ottimizzare i servizi

Arianna Leonardi

Giornalista

Collaboratrice e redattrice per numerose pubblicazioni tecniche, specializzate in Informatica, Automazione ed Elettronica, Arianna Leonardi ha maturato una significativa esperienza anche nel campo della fotografia, dell’industria video e dei media online. In ambito giornalistico, segue principalmente le tematiche legate alla digitalizzazione delle imprese, con un focus su cloud transformation, big data analytics e intelligenza artificiale. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2008 e all’Associazione Nazionale dei Fotografi Professionisti, lavora con ZeroUno dal 2013.

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