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Data center: da silos inefficienti a infrastrutture condivise e scalabili

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Data center: da silos inefficienti a infrastrutture condivise e scalabili

Come cambiano le facility per i nuovi data center dell’era della Digital Transformation? Quali sono le eccellenze tecnologiche con cui Huawei spera di ampliare la sua breccia in questo mercato? ZeroUno ne ha parlato con Sanjay Sainani, Vp It e Data Center Solutions di Huawei Middle East nel corso dell’evento Leader the way in data center devolution, tenutosi di recente a Francoforte

21 Lug 2016

di Riccardo Cervelli

FRANCOFORTE – Il tradizionale processo di costruzione di un data center che vedeva la progettazione dell’edificio e delle facility disgiunta da quella dell’infrastruttura informatica ha portato, soprattutto prima dell’era della virtualizzazione, a riempire i data center di silos infrastrutturali, ciascuno con i propri rack, Ups, server e storage dedicati a poche applicazioni o data base.

Sanjay Sainani, Vp It e Data Center Solutions di Huawei Middle East

“Quello che avveniva – dice Sanjay Sainani, Vp It e Data Center Solutions di Huawei Middle East dell’azienda – era che ognuno di questi silos doveva avere (e ancora spesso ha) le proprie tecnologie Ups e di raffreddamento, che però non erano condivise, con il rischio di causare inutili elevati consumi energetici”.

Con l’avvento della virtualizzazione e poi delle private e hybrid cloud, i reparti It delle aziende hanno iniziato a ridurre i rack e a ricorrere a server a sempre maggiore densità. “In questo modo – sottolinea il Vp di Huawei – è diventato necessario dotare ciascun rack di Ups che non sono più di 4 o 5 kVa (anche quando magari i consumi effettivi erano di 2-3 kVa, con il rischio di uno spreco di energia inutile ma tollerabile) ma devono essere di svariate decine o centinaia di kVa. Nell’era della digitalization – continua Sainani – diventa impossibile prevedere quali nuove applicazioni devono essere installate da un giorno all’altro. Per questa ragione vi è sempre maggiore esigenza di infrastrutture modulari e ad alta intensità”.

La risposta di Huawei a questo paradigma è puntare su Ups modulari, da inserire in appositi cabinet, con un software in grado di tenere accesi solo i moduli necessari e mantenerne uno o due in “sonno”, ma pronto a intervenire. I moduli, inoltre, sono facilmente aggiungibili – anche a caldo. In caso di necessità di potenziamento, è sufficiente ordinare un nuovo modulo, che può essere inserito da chiunque. In caso di guasto, invece di dover far intervenire in loco un tecnico del produttore, è sufficiente disinserire il modulo dal rack e inviarlo a Huawei. Dai moduli Ups ai container per database, l’impressione è che il mondo delle facility It nell’era del cloud miri alla standardizzazione come abilitatrice di maggiore flessibilità e sostenibilità, mentre la qualità che fa la differenza è nel cuore delle tecnologie.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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