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Architetture software defined: come riuscire a governare il dato

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Architetture software defined: come riuscire a governare il dato

27 Ott 2016

di Nicoletta Boldrini

Valorizzare e controllare l’asset principale di ogni azienda, il dato, rendendolo disponibile quando, come, dove e solo a chi serve nell’attuale ridisegno architetturale verso sistemi informativi flessibili e software defined. Se ne è parlato durante una recente Tavola Rotonda di Redazione

Come da consuetudine, ZeroUno ha recentemente organizzato uno dei periodici appuntamenti con Cio, responsabili e professionisti It chiamati a confrontarsi, all’interno di una ristretta Tavola Rotonda di Redazione, sui nuovi disegni di evoluzione infrastrutturale dei sistemi informativi, sempre più orientati a nuove performance, open standard, maggiore intelligenza software. In particolare, Rubens Ballabio, Big Data Architect di Rcs, Raffaele Di Gennaro, Responsabile Amministrazione Sistemi e Dati di Infocamere, Luca Fornasier, Responsabile del CDW di Sky Italia e Flavio Mauri, It manager di Cerved hanno partecipato a un dibattito, al quale ha preso parte anche Roberto Patano, Senior Manager Systems Engineering di NetApp, incentrato sul tema della governance del dato e sulle criticità ad essa legate nel difficile bilanciamento tra valorizzazione e controllo di uno degli asset principali per ciascuna azienda. Di seguito, riassumiamo le principali evidenze emerse nel corso di un dibattimento che ha visto, in più di un’occasione, i partecipanti convergere su alcune considerazioni nonostante le diversità delle rispettive aziende di appartenenza, probabile segno non solo di comunanza di visione ma anche di quanto oggi le aziende siamo ‘vicine’ nell’affrontare, seppur in differenti ambiti, percorsi di trasformazione digitale e It.

1) Verso una nuova data governance

Rubens Ballabio, Big Data Architect di Rcs

È vero che la governance del dato è da sempre un task in capo all’It ma la complessità che si è via via estesa negli ultimi anni nel tentativo di estrarre sempre più valore dai dati sembra aver complicato un po’ le cose. “Basti pensare alla necessità oggi di unire fonti di dati che prima risiedevano e venivano gestite a silos (con un modello di governance più semplice, seppur decentrato) con quelle che nemmeno risiedono all’interno del data center aziendale, il tutto in nome di una dinamicità e agilità di business che necessita di avere ‘informazioni fresche ed utili’ al momento giusto”, ha per esempio suggerito Ballabio. Scenario che vale anche per il mondo della Pubblica Amministrazione, come evidenziato da Di Gennaro, “oggi alla ricerca di informazioni ‘nuove’ (ricerca da intendersi anche come ‘lettura’ del dato in modo diverso dal passato) quale input per la costruzione e la proposta di servizi digitali innovativi”.

2) Dato giusto al momento opportuno

Flavio Mauri, It manager di Cerved

“Il dato oggi è un elemento che nelle aziende deve avere sempre più elevata qualità, sicurezza e performance in termini di provisioning (accessibilità, disponibilità) e di efficacia rispetto al suo utilizzo”, suggerisce Mauri. “Condizioni che portano tutti ad una corsa verso il continuo ‘arricchimento’ di proprietà del dato aziendale, affinché possa realmente risultare di valore (nel senso di qualità, sicuro, performante rispetto alle esigenze del business), che significa ‘contaminarlo’ con open data, big data provenienti dal web e dati non strutturati”. Ma questo ancora non basta a rendere il dato di valore per il business, è necessario che venga analizzato adeguatamente e perché ciò avvenga bisogna “ripulire il dato utile dal cosiddetto ‘rumore di fondo’, cioè tutto ciò che è contenuto nei dati raccolti ma che non serve all’azienda”, fa presente Ballabio. La chiave di volta del concetto di ‘valorizzazione’ del dato sta, secondo i manager It riuniti alla Tavola Rotonda, nel portare al business il dato giusto al momento opportuno.

3) Dal dato alla governance, tutto è via software

Luca Fornasier, Responsabile del CDW di Sky Italia

All’interno degli ambienti It, i sistemi storage rappresentano oggi il punto strategico in cui risiede il know how aziendale e, quindi, uno dei pilastri per assicurare che il baricentro dei sistemi informativi sia saldamente orientato al dato. Tuttavia, concordano i partecipanti alla Tavola Rotonda, è indispensabile ripensare lo storage in chiave business. “Oggi le aziende chiedono ai propri dipartimenti It di poter erogare servizi innovativi, cosa che sarebbe impensabile senza introdurre all’interno dei propri sistemi tecnologie nuove oppure senza cogliere le opportunità dell’accesso flessibile via cloud ad infrastrutture, piattaforme e software”, fa presente Fornasier. Tutti passaggi oggi resi possibili dal software ma che lasciano aperte alcune criticità rispetto alle quali è ai vendor It che i Cio chiedono supporto: integrazione e interoperabilità (che non significa solo far funzionare sistemi eterogenei ma assicurare la portabilità del dato da un ambiente ad un altro senza alterazioni); sicurezza (non solo rispetto ai sistemi e alle architetture ma anche in merito all’integrità del dato).

4) Mancanza di competenze professionali, che affanno!

Raffaele Di Gennaro, Responsabile Amministrazione Sistemi e Dati di Infocamere

Un quadro di indubbia effervescenza italiana, quello emerso nel corso del dibattito con gli It manager, che mostra quanto complesso sia il cambiamento anche quando si affronta il tema delle competenze. Argomento inevitabilmente ricorrente, quello degli skill It “che devono abbandonare le strutture mentali del passato per abbracciare nuovi modelli di lavoro e organizzativi più agili, collaborativi e ‘open’ è di importanza critica anche nel mondo della Pa nonostante il provisioning sia ancorato alle procedure tradizionali dei bandi di gara”, fa presente Di Gennaro. Nelle aziende private vi è certamente un po’ più di dinamicità e in alcuni casi la chiave del successo sta nella ‘contaminazione’ delle risorse anche se, sembrano condividere in chiusura gli It manager, in questo momento è più semplice ‘esportare’ una risorsa It nel mondo del business che viceversa.


NetApp ‘porta’ il dato ovunque

Roberto Patano, Senior Manager Systems Engineering di NetApp

È sul concetto di portabilità del dato lungo qualsiasi ambiente infrastrutturale e architetturale, che sia all’interno del data center aziendale o su cloud pubblici, che si definiscono, via software, la nuova agilità dell’It e la sua capacità di risposta al business. Condizioni che, tuttavia, necessitano di interventi di data center transformation preliminari. Questa la strada suggerita da Roberto Patano, Senior Manager Systems Engineering di NetApp, azienda che vede nel Data Fabric – da intendersi non come tecnologia ma come nuovo modello di governance del dato attraverso il quale poterlo memorizzare, spostare e gestire in modo coerente in più risorse, siano esse interne al data center o nel cloud – la chiave di volta, a patto però che vi siano i seguenti presupposti:

1) infrastrutture software defined, condizione imprescindibile per una gestione dei dati basata su policy che ne consenta la movimentazione dinamica;

2) integrazione con ambienti cloud, per dare concretezza al concetto di dinamicità e scalabilità;

3) apertura verso le tecnologie flash, oggi risposta efficace che soprattutto sul piano del data management può assicurare elevate performance.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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