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Perform 2015, cos’è il performance management secondo Ruxit Dynatrace

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Perform 2015, cos’è il performance management secondo Ruxit Dynatrace

21 Dic 2015

di Nicoletta Boldrini

Una piattaforma all-in-one di perfomance monitoring basata su un motore di intelligenza artificiale, disponibile in cloud in modalità Saas oppure come Managed Service per l’azienda che deve mantenere i propri dati al proprio interno. Controllo completo su tutto lo stack tecnologico con analytics in grado di prevedere il comportamento delle applicazioni e monitorare la user experience, anche dai social network e attraverso dati esterni all’azienda.

ORLANDO – Al Perform 2015, l’evento annuale della multinazionale Dynatrace (vedi articolo “Digital Performance Management: unificare tutto in nome dell’utente!”), i ‘pettegolezzi’ non sono mancati. A suscitare curiosità, domande, rumors è Ruxit, un sistema completamente nuovo basato su un ‘single agent’ che potrebbe rimpiazzare l’attuale piattaforma Dynatrace.

Il Ceo John Van Siclen nonché il fondatore e oggi Cto dell’azienda, Bernd Greifeneder, hanno sottolineato in più di un’occasione che Ruxit, nuova piattaforma di performance monitoring il cui ‘cuore pulsante’ è dato da un engine basato su tecnologie di AI (intelligenza artificiale) in grado di assicurare e monitorare la real user experience analizzando tutti i dati, anche quelli esterni, lungo tutto lo stack tecnologico (compresi gli ambienti virtuali, i containers tecnologici, i servizi e le infrastrutture di public cloud), “rappresenta un completamento dell’offerta Dynatrace, un’integrazione della piattaforma di Digital Performance Management e non una migrazione”.

Florian Ortner Chief Product Officer di Dynatrace

Ma, dopo aver testato le potenzialità della piattaforma, parlato con alcuni dei clienti che la multinazionale ha selezionato come ‘early adopter’ e intervistato Florian Ortner e Andreas Grabner, rispettivamente Chief Product Officer e Performance Advocate della società, il ‘dubbio’ circa un possibile ‘passaggio completo’ verso Ruxit rimane. Il motivo è molto semplice: Ruxit è in grado di ‘fare tutto’, tutto ciò che serve per un performance monitoring di nuova generazione che ha nella user experience e nell’analisi di grandi moli di dati in real-time i due cavalli trainanti. “Ruxit utilizza sofisticati tool di network auto-discovery per ‘scovare’ e analizzare ‘quality data’ ossia dati semantici che l’agent della piattaforma è in grado di monitorare e comprendere”, spiega Ortner. “Le analisi in real-time sono molto complesse e sono ‘disegnate’ per fornire visibilità e controllo completi di tutto l’ambiente che ruota attorno al servizio verso l’utente, dalla sua reale esperienza nell’utilizzo di un’applicazione/servizio (anche quella da lui stesso raccontata in prima persona e in modo soggettivo attraverso i social, il web o i canali di contatto diretto con l’azienda), fino all’analisi delle architetture applicative e via via scendendo fino alle infrastrutture sottostanti”. Dalle scelte iniziali di Dynatrace appare evidente la volontà di investire in questa direzione; il management della multinazionale, infatti, ha deciso di dividere le forze facendo confluire in Ruxit risorse totalmente dedicate, concentrate solo sull’innovazione della piattaforma e senza ‘contaminazioni’ con lo sviluppo dei prodotti tradizionali. “Il team Ruxit ha organizzato attorno alla nuova piattaforma un proprio piano di sviluppo ma non solo – confermano Ortner e Grabner -, anche il modello di go-to-market e le strategie di vendita sono definite ad hoc [lo conferma la scelta di offrire la piattaforma nativamente cloud-based non solo in modalità Saas ma anche come soluzione ‘managed service’ laddove vi siano esigenze di mantenimento interno dei dati – ndr]”. Ciò che appare evidente da questa strategia è la trasformazione che la stessa Dynatrace sta compiendo: grazie a Ruxit l’azienda si è spinta ulteriormente avanti nel mercato del Performance Monitoring, forse ‘strada obbligata’ per competere con alcuni nuovi aggressivi competitor come New Relic e AppDynamics.

Andreas Grabner Performance Advocate di Dynatrace

L’innovazione continua accelerata dalla digitalizzazione non riguarda solo le aziende ‘degli altri settori’ ma anche i vendor it. Ed è forse questa la chiave di lettura del messaggio di Greifeneder (“Ruxit non è una migrazione ma una unificazione”): la digital transformation di Dynatrace passa attraverso la ‘ruxitizzazione’ delle soluzioni di Dpm – Digital Performance Management, soprattutto sul fronte dell’offerta cloud. “Ruxit è una soluzione out-of-the-box che non richiede alcun tipo di intervento di configurazione – specificano ancora Ortner e Grabner -. Basta installare un ‘single agent’ (senza startup scritp, plugin o interventi manuali) e Ruxit inizia, in completa autonomia, ad analizzare e comprendere le normali performance dell’ambiente aziendale; non è necessario settare alcuna metrica o impostare alert, Ruxit comprende da sola cosa fare. Anche sul fronte della user experience non servono interventi, se non nella scelta dei cruscotti visuali e della reportistica: Ruxit è in grado di risolvere in autonomia i problemi prima che questi causino un impatto sulla user experience; non solo, può diventare un ‘ottimo alleato’ degli sviluppatori perché riesce ad intervenire in modo rapido anche sul controllo delle performance nei processi di sviluppo e testing, addirittura ‘chattando’ con gli sviluppatori usando il linguaggio naturale, come se fosse un collega del team”. È indubbio che sul palcoscenico di Orlando la multinazionale sia riuscita ad ingolosire il mercato della domanda… probabile che si possano iniziare a vedere gli effetti sulle aziende italiane già nel corso del 2016.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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