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Dynatrace, come la digital disruption cambia l’application performance management

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Dynatrace, come la digital disruption cambia l’application performance management

17 Nov 2015

di Nicoletta Boldrini

Gli effetti della “digital disruption” su tutti i livelli aziendali (dalle infrastrutture It ai processi di business) stanno inevitabilmente spostando l’attenzione dell’application performance management da una gestione classica incentrata sulle applicazioni, a un più ampio concetto di Dpm, Digital Performance Management dove la user experience assume un ruolo determinante. Lo ha spiegato Dynatrace in occasione del suo evento Perform 2015

ORLANDO – Un’edizione particolarmente importante quella di Perform 2015, l’evento annuale della multinazionale Dynatrace che quest’anno ha riunito clienti, partner, analisti e giornalisti provenienti da 45 Paesi diversi: il leit motiv è stato “Build your digital future”. Lo preannuncia, in un incontro riservato alla stampa, il numero uno dell’azienda, il Ceo John Van Siclen partendo dallo spunto offerto dai dati dell’ultimo report targato Capgemini, The Digital Talent Gap Developing Skills for Today’s Digital Organizations: “Negli ultimi 18 mesi ho avuto modo di confrontarmi con molti C-level di aziende e mi ritrovo a pieno con le previsioni degli analisti; la ‘digital disruption’ è qui, sta accadendo ora: l’87% delle aziende interpellate da Capgemini [indagine globale realizzata su oltre 800 manager e top executive di aziende medio-grandi appartenenti ad oltre 50 categorie industriali – ndr] vede la digitalizzazione del business come una grandissima opportunità competitiva ma, al tempo stesso, il 77% di queste ammette vi sia un gap di competenze”.
Lo spostamento verso una sovra moltiplicazione del digitale in tutte le sue forme, prosegue il Ceo, “incide inevitabilmente sulla gestione delle performance: un approccio di tipo classico, incentrato sulle applicazioni, risulta oggi sempre più insufficiente. Si è già fatto molto sul fronte dell’Apm negli ultimi anni, estendendo la vista puramente It incentrata su metriche tecniche (utilizzo della Cpu, risorse server allocate, ecc.) verso parametri più in linea al concetto di ‘comportamento dell’applicazione’ (tempi di risposta, qualità del servizio, incidenza del network, ecc.), ma bisogna fare uno sforzo ulteriore, unificando il lavoro di sviluppatori, operation e team aziendali (DevOps) con una focalizzazione maggiore sul business”.
In questa ‘unificazione’, la customer experience dev’essere necessariamente il filo conduttore di qualsiasi strategia.

I pilastri del Digital Performance Management

John Van Siclen, Ceo Dynatrace

“Parlare di Dpm, Digital Performance Management oggi – prosegue il Ceo – significa unificare la vista DevOps, incentrata prevalentemente su analisi delle prestazioni, scalabilità, qualità del servizio e time-to-market (indubbiamente un passo avanti rispetto al più tradizionale Apm), con quella di Business, i cui elementi distintivi, dal punto di vista delle performance, sono brand perception, customer analytics, tasso di conversione (o di abbandono) di un servizio in business (reddito, marginalità, ecc.). L’area in cui confluiscono tutti questi elementi è quella della real-time user experience”.
L’essenza del Dpm è dunque un approccio unificato finalizzato a tracciare e analizzare, con continuità, ogni singolo punto di contatto digitale di qualsiasi utente (cliente, fornitore, partner, prosepct, ecc.) e fornire informazioni utili e analitiche dettagliate basate su dati unificati utilizzabili per il business, le operation e lo sviluppo It.
Tre dunque i pilastri portanti del Dpm secondo la vision e la proposta Dynatrace:

  1. Continuous delivery: indispensabile per accelerare l’innovazione digitale richiede un approccio sempre più collaborativo tra team It e Line of Business affinché il dipartimento It stesso possa concretamente aumentare le proprie capacità di sviluppo ed erogazione di nuovi servizi digitali;
  2. Operation excellence: la gestione delle performance deve divenire pervasiva lungo tutta la ‘digital delivery chain’; questo significa integrare tool di analisi e monitoring in grado di offrire visibilità completa su tutti gli elementi che impattano sul servizio digitale con metriche tecniche integrate ad analisi di business;
  3. Customer experience: la vista sull’utente diventa al tempo stesso il punto di inizio e quello finale di tutto il performance management; l’obiettivo primario, sia dell’It sia del business, è l’ottimizzazione dell’esperienza utente indifferentemente dal servizio digitale e dal ‘punto di contatto’ scelto per interagire con l’azienda.

Verso una piattaforma unificata

Partendo dalla visione strategica del Ceo, abbiamo dunque approfondito gli aspetti di It digital transformation con Bernd Greifeneder, Cto e fondatore di Dynatrace che, lo ricordiamo, nel 2011 è stata acquisita da Compuware la quale ha poi deciso a partire dal 2013 di unificare l’offerta sotto un unico brand (Compuware Apm) confluito poi nel 2014 nel portfolio targato Dynatrace (la stessa Compuware ha deciso di cambiare nome mantenendo quello dell’azienda acquisita).

Bernd Greifeneder, Cto e fondatore Dynatrace

“Da un punto di vista tecnologico – spiega Greifeneder – la piattaforma unificata che proponiamo integra differenti moduli (software analytics, discovery & modelling, monitoring platform, Big Data & analytics basati sull’Intelligenza Artificiale) ai quali si aggiungono anche tutti i necessari plugin e Api indispensabili per integrare e unificare ecosistemi open (nella piattaforma Dynatrace, infatti, possono confluire anche tool e sistemi di terze parti)”.
Ciò che la piattaforma consente di governare da un un’unica vista e da un unico punto di controllo “va dal real-user monitoring al mobile, application, database, cloud/virtualization, container/micro services, network, server e mainframe monitoring, fino alle analitiche di log e pacchetti applicativi (come Sap o Citrix, solo per fare un esempio) e si estende a tutto il ciclo di vita del servizio digitale, dal suo sviluppo e testing, fino alla messa in produzione, monitorando le performance anche dei processi collaborativi DevOps”, spiega in conclusione Greifeneder. “A supporto della necessaria agilità con cui l’It deve poter costruire e sviluppare una piattaforma unica di Dpm, tutti i nostri moduli sono accessibili come Software as a service”.

Le soluzioni per costruire una Digital Performance Platform

Perform 2015 è stata poi l’occasione per assistere ad alcuni interessanti annunci che offrono un’idea concreta di come costruire una piattaforma unificata di performance monitoring and management dei servizi digitali partendo dalla vista sulla reale user experience.

Digital Experience Center (Dec)
È ancora un prototipo, ma abbiamo potuto sperimentarne dal vivo tutte le potenzialità cui presto potranno accedere le aziende clienti della multinazionale. “Prendendo spunto dagli ormai consolidati Noc, Network Operations Center, oggi riconosciuti a livello globale come i centri di comando tecnologici per la gestione delle infrastrutture It, abbiamo sviluppato un vero e proprio centro di comando focalizzato sul business in grado di fornire analisi approfondite di tutte le esperienze dei clienti”, spiega Steve Tack, Vice President of Product Management di Dynatrace.
Il Dec sfrutta l’ultima versione del framework aperto di Dynatrace per la gestione della user experience, che consente agli stakeholder dell’azienda di avere piena visibilità su come i clienti utilizzino i loro servizi, in tempo reale, rispetto sia ai canali digitali sia a quelli fisici. La piattaforma permette di raccogliere, in un unico cruscotto, i dati relativi alle esperienze degli utenti, le metriche di conversione (finalizzazione di una transazione e quindi reddittività e marginalità), l’interazione sui social network, la localizzazione geografica e altri dati, forniti anche da terze parti o analizzati dal web.

Ruxit: intelligenza artificiale anche on-premise
Uno degli annunci sicuramente più interessanti riguarda la possibilità di accedere alla piattaforma Ruxit in modalità Managed Service. Ruxit è una divisione di Dynatrace che propone una piattaforma all-in-one di monitoring (disponibile via cloud in modalità Saas) il cui cuore tecnologico è un motore analitico basato su AI (Intelligenza Artificiale) grazie al quale è possibile integrare insieme al più tradizionale Apm l’analisi di tutto lo stack infrastrutturale nonché della user experience monitorata anche attraverso dati non strutturati esterni all’azienda (sul web, sui social network, ecc.).
Da oggi Ruxit diventa parte integrante della piattaforma unica di Dpm, Digital Performance Management ma, ci tiene a sottolineare Greifeneder, “non si tratta di una migrazione, ma di una integrazione: l’utilizzo di un motore di intelligenza artificiale a supporto di business analytics real-time è sicuramente determinante per una migliore gestione dei servizi digitali ed una più efficace user experience, soprattutto di fronte a dati non strutturati provenienti dai canali social, dal web e dalle app cloud e mobile, ma Ruxit rappresenta un completamento della piattaforma Dynatrace, non una sostituzione”.
Ruxit è una soluzione cloud nativa offerta da subito in modalità Saas ma, per venire incontro alle esigenze di quelle aziende che per motivi di sicurezza e compliance devono mantenere on-premise i propri dati, la piattaforma è ora disponibile anche come ‘servizio gestito’: la soluzione permette di mantenere tutti i dati aziendali all’interno del data center proprietario ma viene gestita da un team di esperti Dynatrace denominato Ruxit Mission Control.


Un focus sulle altre novità tecnologiche

Ecco una veloce carrellata delle novità tecnologiche che afferiscono agli altri prodotti del portfolio Dynatrace già note sul mercato e illustrate a Perform 2015:

  • Dynatrace APMaaS: la soluzione è stata arricchita di nuove funzionalità che semplificano la conoscenza e l’ottimizzazione della user experience: l’applicazione sintetizza i benchmark dei dati di Dynatrace rispetto alle prestazioni mobile e ai siti web delle aziende comprendendo anche i servizi offerti dalle terze parti. Un nuovo motore di analisi dei big data NoSQL elabora il confronto tra i siti più competitivi e i benchmark delle prestazioni delle terze parti in tempo reale.
  • Dynatrace PureLytics for Synthetic Monitoring, ora disponibile come funzionalità estesa per chi sottoscrive Synthetic Monitoring, sblocca le risposte ai problemi prestazionali ancora prima che le domande vengano poste. Sulla base di milioni di segnalazioni sulle prestazioni elaborate ogni giorno, il motore di analisi PureLytics sintetizza i pattern dei diversi problemi per identificare la causa principale.
  • Digital Performance Insights è invece un servizio che fornisce report sulle prestazioni competitive in tempo reale segnalando le opportunità di miglioramento del sito o dell’app di un’azienda.
  • Application Monitoring & Uem: la soluzione oggi è arricchita da Instant Automation che rende il framework automatico per la delivery e il deployment continuativo più semplice; la soluzione estende inoltre le analitiche per ottenere risposte istantanee sulle abitudini degli utenti anche all’interno del monitoring in fase di sviluppo e test applicativo. Su quest’ultimo fronte, l’azienda ha inoltre deciso di fornire agli sviluppatori una licenza gratuita, una speciale ‘Dynatrace Personal License’ grazie alla quale gli sviluppatori possono accedere a tutte le funzionalità Dynatrace Application Monitoring & Uem non solo per un periodo di prova di 30 giorni, ma per tutta la vita.
  • DynaTrace Data Center Rum 12.4: soluzione nata appositamente per il monitoraggio della rete e delle applicazioni cui sono state aggiunte alcune funzionalità importanti tra le quali la visibilità rispetto alle reti virtualizzate, il rilevamento e il monitoraggio automatico delle Vlan, tunnel, QoS, servizi cloud, la scalabilità 20 Gbps per gestire i carichi di lavoro più esigenti del data center e la decodifica universale che consente la prototipazione e la consegna rapida di nuovi moduli di analisi specifici per le transazioni dei data center.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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