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Application transformation: aziende attente ma ancora alla ricerca di efficienza

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Application transformation: aziende attente ma ancora alla ricerca di efficienza

10 Nov 2011

di Nicoletta Boldrini

Semplificare e aggiornare il parco applicativo appare una priorità per un numero sempre maggiore di aziende che riconoscono il valore delle applicazioni come elemento primario per l’attuazione efficace delle strategie di business. Tuttavia, sembra ci sia ancora molto da fare sul fronte delle metodologie e sull’adozione delle tecnologie per migliorare il ciclo di sviluppo applicativo. È quanto emerge da un’indagine sponsorizzata da Hp e condotta da ZeroUno in collaborazione con NetConsulting

Recupero di efficienza, riduzione dei costi, gestione aziendale più efficace con un It maggiormente allineato al business e scelte innovative in grado di migliorare e accelerare l’offerta, ridurre il time-to-market, sviluppare una maggior forza competitiva. Sono queste le priorità aziendali che vengono spesso riportate dagli analisti del settore Ict e che trovano conferma nei risultati di una recente indagine condotta da ZeroUno, in collaborazione con NetConsulting, e sponsorizzata da Hp. Secondo quanto emerso dalle risposte degli intervistati (su un panel di 45 aziende italiane – vedi figura 1), le priorità delle aziende, per il 2011, appaiono ancora polarizzate su aspetti legati al recupero dell’efficienza economica, sia attraverso specifiche politiche di riduzione dei costi operativi (75,6%) sia in termini generali (64,4%).


Figura 1 – Segmentazione del campione che ha partecipato alla survey (numero di addetti e ruolo ricoperto in azienda)
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“Benché la sensibilità al tema ‘costi’ risulti maggiore nelle grandi aziende (70% del panel) – ha voluto evidenziare Riccardo Zanchi, partner di NetConsulting, nel corso di un recente “Incontro con gli utenti”, organizzato da ZeroUno in partnership con Hp e Ste, nel quale sono stati presentati i risultati principali della ricerca – emergono percentuali significative (tra il 30 e il 40%) in merito a priorità strategiche relative a una gestione aziendale maggiormente efficace. Priorità che ogni azienda declina in modo differente ma che, per esempio, vedono un 42,2% di intervistati dichiarare l’intenzione di adottare le soluzioni It in funzione di un maggior allineamento alle esigenze aziendali; c’è anche un 40% che appare focalizzato su iniziative volte a incrementare la propria capacità di innovazione dell’offerta e un 33,3% che sostiene di essere impegnato nel ridurre il time-to-market delle proprie azioni commerciali. Interessante anche la percentuale di persone che vede il miglioramento della customer experience come priorità (24,4%)” (figura 2).


Figura 2 – Principali priorità aziendali 2011
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A fronte di budget It più o meno stabili anche per il prossimo anno (con rari casi di previsioni di crescita, soprattutto nelle realtà di dimensioni più piccole), lo scopo dell’indagine era comprendere quale fosse l’orientamento delle aziende italiane nell’analisi e modernizzazione del proprio patrimonio applicativo, alla luce di uno scenario globale all’interno del quale appare sempre più evidente che semplificare e aggiornare il proprio parco applicativo diventa indispensabile affinché le applicazioni importanti per il business restino allineate all’evoluzione tecnologica e alle attese degli utenti (oltre al fatto che permette di ridurne i costi di sviluppo, gestione e testing portando significativi ritorni economici).

Ricerca di efficienza: diverse vie possibili
Chiedendo alle aziende quale fosse il loro giudizio circa l’adeguatezza del parco applicativo per supportare le esigenze e le evoluzioni business, le risposte hanno mostrato un quadro sostanzialmente diviso in due: una parte molto consistente del panel (poco meno del 50%), infatti, ritiene che tutto il parco applicativo attualmente utilizzato sia perfettamente in grado di supportare le esigenze aziendali in modo ottimale e completo; una parte altrettanto consistente (46,7%) ritiene invece il proprio parco applicativo adeguato solo in parte.Tutto sommato sembrerebbe quindi un quadro positivo. “In realtà – osserva Zanchi – facendo un’analisi di dettaglio sulla classe dimensionale notiamo che sono le grandi aziende ad avere un quadro positivo dell’efficienza delle loro applicazioni (delle medie aziende, solo un terzo si ritiene soddisfatto); questo perché sono state le prime a intraprendere vie di ammodernamento e trasformazione del proprio parco applicativo e, probabilmente, hanno già ottenuto risultati concreti in quest’area portandole ad avere una visione positiva della situazione attuale”. Entrando nel dettaglio delle priorità specifiche legate all’infrastruttura applicativa, emergono esigenze di rinnovo e aggiornamento delle soluzioni (in aziende di dimensioni medio-piccole) e di consolidamento, prerogativa quest’ultima delle grandi realtà dove la complessità dovuta all’eterogeneità del parco applicativo e la numerosità di soluzioni presenti guidano logiche di ottimizzazione finalizzata, in primis, alla riduzione dei costi. Ma non solo, dato che proprio le grandi realtà mostrano un forte interesse anche verso l’esternalizzazione della gestione applicativa o parte di essa (maintenance e supporto) (figura 3).In questo caso, a nostro avviso, l’esigenza è dettata dalla necessità di liberare risorse ricollocandole in attività più efficienti e più in linea con le strategie aziendali.


Figura 3 – Priorità relative al parco applicativo dell'azienda
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Governance dello sviluppo: su applicazioni core, meglio farla internamente“La quota del parco applicativo sulla quale le aziende stanno agendo è poco più di un terzo – ha evidenziato Zanchi – e, in generale notiamo che le imprese stanno dando la precedenza agli applicativi core (45%) con una quota che raggiunge il suo massimo (52%) nelle medie realtà. Meno frequente l’attività sugli applicativi considerati come non core, a supporto delle attività non primarie, che anche percentualmente riscontrano un’attività inferiore, mediamente pari al 30% del parco con una punta del 34,7% nelle grandi realtà; probabilmente si tratta di aziende che hanno già avviato progetti di trasformazione e modernizzazione su applicativi core e che si dedicano ora ad applicazioni meno mission critical”.Il quadro che rivela tutta la complessità dei sistemi informativi attuali emerge dall’analisi della governance utilizzata dalle aziende nel condurre i progetti applicativi.In genere le imprese utilizzano tre modelli differenti (gestione interna delle fasi di coordinamento e di sviluppo; gestione interna delle fasi di guida e coordinamento ma esternalizzazione dello sviluppo applicativo; esternalizzazione sia della governance sia dello sviluppo) ma, quando si tratta di applicazioni core il modello prevalente è quello della gestione interna (eventualmente con scelte di esternalizzazione di alcune fasi di sviluppo, soprattutto per le aziende grandi; le piccole, al contrario, preferiscono avere una maggiore autonomia anche nelle fasi evolutive delle applicazioni – figura 4).


Figura 4 – Modello attuale prevalentemente utilizzato per lo sviluppo applicativo
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Ci sono anche diversi casi di scelte di esternalizzazione totale ma, in generale, anche su applicazioni non core e su altri tipi di soluzioni (web, client), la tendenza generale è quella di mantenere il governo dello sviluppo applicativo al proprio interno. Analizzando, infatti, il governo previsto, rispetto a quello attualmente in uso, si riscontra la volontà di molte realtà di associare alla fase di coordinamento anche la fase di sviluppo (che significa riportare all’interno l’intera governance), soprattutto per le applicazioni core.

Obiettivi di business impongono capacità di governo del cambiamento
Il miglioramento e l’evoluzione del parco aziendale spesso fanno parte di un progetto condiviso a livello aziendale, e non sono solo una prerogativa dei sistemi informativi o di alcune divisioni business (così emerge dall’indagine che rivela una condivisione dei progetti in oltre l’80% dei casi). E il perché lo si capisce nell’analisi degli obiettivi che stanno ricercando le aziende attraverso il processo di rinnovamento e modernizzazione delle applicazioni. Due quelli più rilevanti: la volontà di incrementare il livello di soddisfazione degli utenti (fruitori delle applicazioni) con una logica di service management, misurabile e confrontabile nel tempo; la riduzione dei costi di application management, possibile grazie al miglioramento degli standard applicativi, in grado quindi di permettere percorsi evolutivi più snelli ed efficaci, che risulta un obiettivo ricercato maggiormente dalle grandi realtà, in cui questa voce di costo ha un ruolo rilevante (figura 5).


Figura 5 – Gli obiettivi del rinnovamento applicativo
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Altre priorità come l’incremento della disponibilità degli applicativi, la diminuzione dei tempi di risoluzione dei malfunzionamenti e l’aumento delle performance evidenziano, a nostro avviso, ulteriori esigenze di business (come time to market più veloce, miglior capacità propositiva e maggior forza competitiva) che potrebbero appunto trovare nel parco applicativo risposte efficaci.Presupposto affinché il processo di modernizzazione e trasformazione del parco applicativo aziendale registri i massimi benefici, è la presenza di un piano in grado di gestire e governare tale cambiamento. Questo accade nel 57% delle aziende del panel, composto in particolare da grandi realtà, che hanno indicato la capacità di gestire questi processi (nel 73% dei casi – tale valore scende sotto la soglia del 50% per le piccole e le medie aziende). La capacità di governo del cambiamento, di fatto, implica anche la capacità di gestione del ciclo di vita del software. Una gestione che dalla fase iniziale di analisi, a quelle di sviluppo, test e implementazione, diventa più efficace se viene supportata da metodologie e tool in grado di monitorare e “standardizzare” i vari processi, rendendo quindi più semplici e rapide le varie attività, proprio perché “codificate”.

Metodologie: ancora poco diffuse
Nel complesso, per quanto riguarda le metodologie, dalla survey emerge un panorama in parte già avanzato (mediamente il 20% dei casi), in parte in fase di analisi e implementazione ma che, nella maggioranza dei casi, non ha ancora implementato né previsto metodologie e tool. Forse anche perché non c’è chiarezza e confidenza sulle metodologie. Tra quelle analizzate, infatti, Itil ha sicuramente registrato un grado di adozione maggiore, pari al 25% delle aziende del panel, con valori superiori alla media nelle grandi realtà (figura 6) e nelle medie imprese. In queste categorie si trova anche il maggior numero di realtà che hanno già implementato le metodologie Cmmi e Agile ma, soprattutto in riferimento a quest’ultima, sembra ancora poco diffusa nonostante analisti e vendor di riferimento la ritengano una delle metodologie forse più adatte ai processi di trasformazione applicativa. E lo conferma la visione di chi tali metodologie le ha già adottate che vede come principale beneficio la capacità di rispondere in modo più efficace alle esigenze, in termini di adeguamenti e modifiche, richieste dal business.


Figura 6 – Metodologie per il ciclo di sviluppo del software
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Tuttavia, la presenza di budget in contrazione e gli altri fattori di freno e di rallentamento a una piena adozione delle metodologie fanno sì che le aziende adottino strategie differenzi per quanto riguarda l’ambito di adozione. Solo il 28,9% delle aziende utilizza le metodologie in tutti i nuovi progetti applicativi, indipendentemente dal fatto che si tratti di soluzioni core oppure di ambiti secondari; l’approccio più diffuso è ricorrere alle metodologie solo per progetti core o di particolare rilevanza (nel 53% dei casi).

Tool: indispensabili per l’integrazione e la sicurezza
Per quanto riguarda il ricorso a tool specifici per la gestione dello sviluppo applicativo, emerge un quadro in cui la tecnologia risulta fondamentale laddove il ciclo di vita di sviluppo vede coinvolti soggetti esterni ai sistemi informativi aziendali (per la scrittura di parti di codice, di alcune funzionalità, per le fasi di collaudo e di test, ecc.). Laddove dunque il processo di sviluppo applicativo vede la presenza contemporanea di più soggetti che interagiscono nelle diverse fasi, l’utilizzo di tool specifici diventa un elemento indispensabile per poter svolgere le varie attività in modo integrato, rendendo il tutto più snello e controllabile. Le fasi del processo di sviluppo degli applicativi core più supportate da tool risultano quelle relative all’implementazione, alla progettazione e alla manutenzione.
Risulta invece poco diffuso l’utilizzo di tool specifici nella fase di analisi dei requisiti (in particolare nelle medie aziende), un po’ a sorpresa forse, dato che si tratta di soluzioni in grado rendere più omogeneo questo processo, riducendone i tempi e incrementando l’efficacia, in quanto in grado di dare un output utilizzabile nella fase di progettazione.
Aspetto comunque molto rilevante, il fatto che il processo di sviluppo applicativo trae i maggiori vantaggi non solo dall’utilizzo di tool a supporto delle differenti fasi, ma anche dalla capacità delle aziende e dei team It di strutturare servizi, componenti e standard tecnici e di condividerli, non solo all’interno della singola realtà ma anche, discorso che vale per realtà plurilocalizzate e internazionali, tra le diverse sedi in cui operano i team. Questo trova conferma dai dati emersi nell’indagine: medie e grandi realtà stanno già condividendo (seppur con varia intensità) o li prevedono, standard tecnici e componenti da riutilizzare per sviluppi futuri o per relazionarsi in modo migliore con società di software e di servizi che le supportino al meglio nelle fasi di gestione ed implementazione del parco applicativo.Fondamentali, infine, le tecnologie per il controllo della sicurezza, anche se, in questo caso, si ribalta l’approccio adottato da grandi e medie aziende: le grandi realtà, infatti, mostrano una presenza prevalente di applicativi in grado di fornire una vista parziale; sono le medie imprese quelle in cui è maggiore la presenza di soluzioni in grado di dare una vista end to end. Tuttavia, analizzando in dettaglio gli applicativi web, emerge con forza maggiore la presenza e la previsione di strumenti per monitorare il livello di sicurezza di tali soluzioni, a conferma di come sempre più spesso le applicazioni web ricoprano un ruolo strategico all’interno del parco applicativo delle aziende.


Figura 7 – Utilizzo di toool nel processo di sviluppo di applicativi core
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Nicoletta Boldrini

Giornalista

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