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APM, analisi differenti per diverse prospettive

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Intervista

APM, analisi differenti per diverse prospettive

02 Mar 2018

di Patrizia Fabbri

Saper fornire le correlazioni tra eventi che servono, sulla base del proprio ruolo in azienda, per garantire che l’esperienza utente sui diversi canali di contatto sia all’altezza delle aspettative. La prospettiva per ruolo nella visualizzazione delle performance applicative è dunque basilare. Come ottenerla? Ce ne parla Luca Mascelloni, Senior Director di CA Technologies Italia

L’intervista a Luca Mascelloni, Senior Director di CA Technologies Italia, si inserisce in una serie di confronti che ZeroUno sta avendo con analisti e vendor sui trend evolutivi dell’Application Performance Management per capire come queste soluzioni stanno cambiando per rispondere alle esigenze delle aziende affinché prodotti e servizi rispondano alle aspettative dei propri clienti consentendo di agire tempestivamente qualora la risposta fosse negativa.

ZeroUno: Oggi l’ingaggio dell’utente/cliente attraverso un’esperienza spesso omnicanale è diventata una priorità, come garantire che l’applicazione venga fruita ai massimi livelli in ogni canale utilizzato?

Luca Mascelloni: La trasformazione digitale impatta oggi molte aree e così come per la security, per esempio, dove siamo passati da una sicurezza perimetrale alla gestione sicura delle identità e degli accessi, anche nel caso dell’APM ci si sta spostando dal dover monitorare e gestire qualsiasi sistema in dettaglio, alla necessità di avere una visione incentrata sull’utente; in un mondo che è cambiato profondamente perché l’esperienza multicanale ha trasformato completamente il nostro modo, come consumatori, di accedere ai servizi. È quindi indispensabile per le aziende capire come gli utenti stiano vivendo queste nuove modalità di accesso e se i sistemi sono adeguati nel rispondere alle loro aspettative. Un primo trend che caratterizza le soluzioni di Application Performance Management oggi è dunque quello di un mondo incentrato sulle identità degli utenti.

Il secondo, direttamente collegato al primo, è lo spostamento degli ambienti di monitoraggio negli ambienti di sviluppo. Ne parleremo nel dettaglio più avanti, ma è importante identificarlo subito come una delle tendenze principali.

ZeroUno: Partiamo dunque da questi trend per capire quali caratteristiche tecnologiche devono oggi avere queste soluzioni e quali sono le principali metriche che una soluzione APM deve tenere in considerazione per monitorare la user/customer experience

Mascelloni: Partire dal comportamento degli utenti è fondamentale per poter fornire i servizi, quindi la user behavior è la prima metrica che dobbiamo considerare nelle soluzioni di APM. I sistemi sono sempre più complessi, con l’utilizzo di ambienti cloud, infrastrutture che partono dal legacy e arrivano a Docker, ai microservizi, alle connessioni tramite API, e quindi è sempre più importante concentrarci sul comportamento degli utenti e misurare ogni transazione nella sua interezza: una transazione che attraverserà tutti questi sistemi: diventa quindi fondamentale utilizzare sistemi di automazione per agire tempestivamente e intelligenza artificiale per l’analisi, al fine di capire preventivamente quello che potrebbe accadere, quali problemi potrebbero verificarsi in un prossimo futuro.

Dobbiamo passare dalla cosiddetta information superiority, la capacità cioè di avere un numero più alto possibile di informazioni, a quella che oggi viene definita information awareness e che noi come CA Technologies chiamiamo il tema delle prospettive ossia avere a disposizione metriche basate sul ruolo aziendale di chi le deve considerare dalla propria prospettiva: se sono responsabile di un determinato servizio andrò a vedere uno specifico sottoinsieme di metriche; se sono responsabile tecnico di un particolare sistema informatico andrò a vedere queste metriche di dettaglio ecc.

ZeroUno: Nel mondo “software defined” un’applicazione viene elaborata in differenti infrastrutture (cloud, hybrid, in house in mainframe o server etc), è distribuita attraverso reti differenti, fruita con diversi device e relativi sistemi operativi. In quale modo una soluzione APM aiuta a intervenire sugli specifici punti di debolezza per migliorare le performance dell’applicazione?

Mascelloni: Ovviamente questo è legato alla capacità del sistema APM di disporre di metriche che vengono da tutti i layer infrastrutturali e di avere la capacità di seguire la transazione attraverso tutti questi livelli. È solo con la diffusione dell’APM in tutti questi sistemi, l’analisi continua dei miliardi di transazioni che attraversano centinaia di sistemi e apparati diversi che si può avere la garanzia di avere un dato assolutamente attendibile.

ZeroUno: Sebbene la sua diffusione non sia così pervasiva, è ben chiaro il concetto base della metodologia DevOps e oggi si sta iniziando a parlare di DevSecOps (integrazione nel processo di sviluppo, fin dalle prime fase, delle tecnologie e delle competenze di security), non bisognerebbe a questo punto introdurre nei team anche figure che si occupano delle performance applicative? E implementare metriche di misurazione delle performance e funzionalità di performance management nei tool di sviluppo delle applicazioni?

Mascelloni: Sono d’accordo su entrambe le cose, nel senso che spostare a sinistra [nella timeline del ciclo di vita delle applicazioni ndr] sia il tema della sicurezza sia quello del monitoraggio delle performance è fondamentale.

Penso quindi che in un futuro più o meno prossimo avremo figure che si occuperanno di monitoraggio all’interno dei team di sviluppo; qualcuno lo sta già facendo, come avviene per la sicurezza, ma in futuro immagino che queste situazioni non saranno più episodiche. Penso che la presenza di queste competenze nei team di sviluppo sia importante per un’analisi efficace della qualità del software e dei potenziali rischi di perdita di performance.

Poi c’è ovviamente l’ausilio degli strumenti, sistemi, basati su librerie, su big data, che segnalano allo sviluppatore nel momento in cui scrive il codice se questo potrebbe avere impatti su sicurezza o performance.

C’è poi un altro tema molto importante ed è quello di poter utilizzare i dati di performance che arrivano dalla produzione per tutti i test dallo sviluppo in poi: questo consente di simulare nell’ambiente di sviluppo quello che realmente avverrà all’applicazione nel momento in cui andrà in produzione; quale sarà l’impatto del nuovo servizio. Grazie a questo approccio è si migliora la qualità; per farlo è necessaria l’integrazione tra i sistemi di monitoraggio in produzione con i tool di DevOps.

ZeroUno: Guardando al mercato italiano, come vede la diffusione di queste soluzioni?

Mascelloni: Sono certamente diffusi sistemi tradizionali di monitoraggio e gestione delle performance; diverso è invece il discorso per soluzioni con questa nuova declinazione dove siamo ancora in una fase iniziale di transizione.

ZeroUno: Infine, anche alla luce di quanto detto prima, mi può illustrare le caratteristiche principali della vostra soluzione?

Mascelloni: CA APM è una soluzione completamente integrata, quindi è in grado di visualizzare le correlazioni che ci sono tra gli utenti, le applicazioni e le infrastrutture e incorpora già degli analytics avanzati, su una piattaforma open.

Nella versione 10 abbiamo integrato la nuova interfaccia Team Center che consente di osservare i dati da prospettive diverse perché, come abbiamo detto, la vista sull’infrastruttura e il comportamento dell’utente deve essere basata su parametri che riguardano la specifica attività di chi effettua il monitoraggio.

Un sistema integrato che deve essere in grado di dare risposta a due domande fondamentali: la prima, oggi la più importante, è se l’esperienza che stanno vivendo gli utenti è positiva o negativa; la seconda, nel caso l’esperienza si riveli negativa, capire cos’è che provoca il degrado dell’applicazione. E un sistema che disponga di tutti quei sistemi di intelligenza artificiale, di automazione che consentono di prevenire certi malfunzionamenti perché rilevano un discostamento dal comportamento abituale dei sistemi.

Infine, una soluzione che è in grado di gestire ambienti complessi e vasti, dove ci sono migliaia di sistemi e di servizi, milioni di transazioni al secondo in ambito sia privato sia pubblico. A quest’ultimo proposito posso citare tutta l’attività che abbiamo svolto con il Ministero dell’Interno Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali per garantire che tutti i dati elettorali fossero trattati con il massimo della sicurezza senza l’interruzione di un servizio che è ovviamente critico [si veda in proposito l’articolo It modernization e sicurezza dati: il Ministero dell’Interno innalza i livelli ndr]

La soluzione è disponibile on premise e, grazie al rilascio della piattaforma CA Digital Experience Insight nella scorsa primavera, è erogata anche in modalità SaaS.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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