VMware: le applicazioni e la loro usabilità fanno la differenza sul mercato

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Intervista

VMware: le applicazioni e la loro usabilità fanno la differenza sul mercato

“L’esigenza di oggi è poter avere accesso rapido alle applicazioni di qualsiasi tipo che devono essere facilmente fruibili da qualsiasi tipo di device e risiedere su qualsiasi tipo di cloud”, Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware Italia, illustra a ZeroUno come la sua azienda sta supportando le aziende per rispondere a questa sfida

29 Mag 2020

di Patrizia Fabbri

Con un aumento del 12% rispetto al precedente, VMware ha chiuso l’anno fiscale 2020 superando per la prima volta i 10 miliardi di dollari di fatturato dove i ricavi per subscription e SaaS hanno raggiunto 1,88 miliardi registrando un +44%. Un successo la cui radice è ben sintetizzata dal payoff che ormai da diversi anni accompagna VMware: Any cloud. Any application. Any device.

E per capire come il vendor sta supportando le aziende in questo complesso momento di trasformazione, reso ancora più difficile dall’attuale contesto di emergenza sanitaria, abbiamo incontrato il country manager Raffaele Gigantino (nella foto).

ZeroUno: Un payoff che rappresenta una vision molto chiara, ci può spiegare come si sostanzia nella vostra offerta?

Raffaele Gigantino: È una vision che abbiamo sviluppato nel tempo, in linea con quello che cercano le aziende, sulla quale abbiamo investito sia attraverso un’evoluzione organica sia con acquisizioni in modo che i nostri clienti possano scegliere le applicazioni, i device e le modalità di utilizzo dei servizi IT che preferiscono.

L’esigenza di oggi è quella di poter avere accesso rapido alle applicazioni di qualsiasi tipo, da quelle legacy alle applicazioni moderne sviluppate secondo i framework applicativi attuali, cloud native. Queste applicazioni devono essere facilmente fruibili da qualsiasi tipo di device, da pc, smartphone, ipad e chiaramente possono risiedere su qualsiasi tipo di cloud pubblico o su private cloud o, ancora, su data center tradizionali. Tutta l’attività di ricerca e sviluppo di VMware degli ultimi 10 anni è proprio indirizzata ad abilitare tutte queste opportunità.

Trasversale a tutto ciò è poi la componete sicurezza perché il digital workspace, le applicazioni e il multicloud devono essere interconnessi da quello che VMware definisce essere una “Virtual Cloud Network” sicura con un approccio di tipo Zero Trust.

ZeroUno: Focalizziamoci su due temi quanto mai di attualità: multicloud e digital workspace. Iniziamo dal multicloud, un termine che spesso viene ancora confuso con il fatto di utilizzare applicazioni diverse su differenti cloud mentre è ben altro ed è fondamentale poter gestire workload su cloud diversi. Quali sono le sfide che si trovano ad affrontare le aziende in questo ambito?

Gigantino: In questi mesi di pandemia c’è stata una accelerazione dell’adozione del digitale e le aziende si sono focalizzate su due aspetti: fare in modo che tutti i dipendenti potessero lavorare da casa in modalità sicura e, in secondo luogo, la possibilità di fornire le applicazioni nel modo più efficiente possibile a chi sta lavorando da casa.

In questa situazione il multicloud, cioè la possibilità di avere un accesso veloce ed elasticità per aumentare le risorse in tempi brevi, è stato fondamentale. Grazie alla nostra vision, che si sostanzia anche in una forte relazione con tutti i più grandi cloud provider e con i provider locali che offrono i servizi basati sulla nostra tecnologia, abbiamo quindi potuto lavorare per permettere ai nostri clienti di avere, in breve tempo, tutta l’elasticità necessaria per accelerare il processo di digitalizzazione.

A proposito del multicloud, l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano ci dice che il 68% dei CIO oggi utilizza più di 3 cloud provider quindi la sfida nelle aziende è quella di passare da un approccio di tipo tattico a uno strategico. Questo significa avere una governance degli ambienti multi cloud, gestirli al meglio a livello di policy di sicurezza e avere un controllo dei costi cosa che, soprattutto in ambito public cloud, può diventare una nota dolente: se non c’è una governance adeguata e una gestione dei costi semplice ed efficiente ci possono essere delle sorprese non gradite.

E infatti stiamo assistendo anche all’introduzione di figure particolari quali il Cloud Financial Officer, una figura che possiede competenze da CFO e tecniche: i modelli di business stanno cambiando e quindi un’analisi dei costi, che diventano più variabili (passando da Capex a Opex) richiede competenze che in azienda prima non erano richieste.

ZeroUno: Qual è il supporto offerto da VMware in questo contesto?

Gigantino: La parte differenziante della nostra offerta, e che ci rende unici sul mercato, è avere uno stack che può essere utilizzato su ogni tipo di cloud e garantisce al cliente quella flessibilità e quella capacità di muovere i workload a proprio piacimento potendo utilizzare il cloud che in quel momento è più economico e potendo beneficiare del meglio che i provider possano offrire.

I clienti ci dicono che spesso, per esempio, la contrattualistica con i grandi provider non è semplice da gestire, perché è rigida, studiata a livello internazionale e allora l’utilizzo di un cloud service provider italiano può risolvere una serie di problemi. VMware ha un’offering basata sulla Cloud Management Platform che consente di gestire in modo efficiente tutti i cloud, utilizzando cost control, automazione e gestione intelligente dei vari workload che ci completa con la sicurezza intrinseca che garantiamo nelle nostre soluzioni.

Non dimentichiamo poi che ormai si parla sempre più spesso di data center ed edge computing, cioè di data center distribuito che deve essere gestito e governato come un data center Tier 1. Oggi il focus non è più sulla gestione delle macchine virtuali, ma su quella di un data center distribuito dove l’elemento base è un piccolo data center virtualizzato su tutte le componenti (computing, networking, storage) che si collega, tramite virtual cloud network, agli altri micro data center edge e ai data center dei provider locali e internazionali.

Un paio di anni fa, VMware ha acquisito VeloCloud, fornitore di tecnologia SD-WAN distribuita in cloud, che indirizza proprio questa tematica estendendo il nostro approccio di rete automatica, sicura e indipendente dalle infrastrutture alle WAN.

ZeroUno: Veniamo all’altro grande tema del momento: il digital workplace dove questa situazione di emergenza ha rivelato tutta la fragilità con la quale le aziende lo hanno affrontato fino ad oggi…

Gigantino: Le aziende hanno dovuto affrontare questa emergenza del tutto inaspettata e la prima reazione è stata quella di abilitare i propri dipendenti al lavoro da casa (si è un po’ impropriamente abusato del termine smart working, dato che quello a cui abbiamo assistito è stata una diffusione del telelavoro più che vero e proprio smart working).

Le aziende che si erano già organizzate per lo smart working hanno dovuto estendere l’infrastruttura per consentire l’accesso virtualizzato alle applicazioni e abbiamo avuto clienti virtuosi che, grazie al nostro supporto, nel giro di una settimana hanno virtualizzato decine di migliaia di postazioni di lavoro rendendo fruibili tutte le applicazioni da casa, tra questi anche pubbliche amministrazioni, come Roma Capitale. Realtà che hanno testimoniato il loro ringraziamento a VMware che, in un periodo particolare, ha saputo essere vicina alle esigenze delle aziende aiutandole a evolvere le infrastrutture in poco tempo e a utilizzare la tecnologia per lavorare in modo sicuro ed efficiente.

Con la nostra suite di digital workplace Workspace One garantiamo proprio la possibilità agli utenti di poter lavorare in modo efficiente non solo da casa, ma anche in mobilità utilizzando al meglio il concetto dello smart working con un lavoro più legato agli obiettivi che non al tempo che si spende davanti al PC.

ZeroUno: Come lei stesso ha ricordato all’inizio, su tutto questo la sicurezza è il substrato sul quale sviluppare ogni progetto. Qual è il vostro approccio?

Gigantino: Nel passato l’approccio alla sicurezza era di tipo perimetrale, difendendo l’azienda con firewall e altre soluzioni di sicurezza, un approccio che oggi non è più perseguibile, quindi VMware sposa il concetto di Zero Trust che implica la protezione di tutti i livelli di accesso: per noi è importante che all’interno del data center ci sia una sicurezza intrinseca che permetta di limitare i danni, di confinare la problematica a determinate funzioni, per questo adottiamo il concetto di microsegmentazione che consente solo il flusso di traffico tra i sistemi, le applicazioni e le connessioni approvato, indipendentemente dell’ambiente in cui si trovano.

È chiaro che l’approccio alla sicurezza va ripensato, VMware ha adottato quello di introdurre la sicurezza a tutti i livelli: una sicurezza intrinseca nella infrastruttura rende più semplice la sicurezza applicativa fino a quella dei device.

ZeroUno: Nell’implementazione della vostra offerta, i partner hanno un ruolo di primaria importanza. Cosa fa VMware per supportarli e cosa richiede loro?

Gigantino: Il nostro approccio al mercato si basa sul lavoro dei distributori Esprinet, Systematika, Computer Gross e Dell che, a loro volta, fanno riferimento a circa 1.200 partner locali i quali vanno a implementare le soluzioni sui clienti finali. Il ruolo di questi partner, che fanno progetti coni clienti, è fondamentale così come lo è il fatto che la loro vision sia allineata alla nostra. VMware ha investito quote importanti nella valorizzazione dei partner, per questo abbiamo introdotto un nuovo programma di canale che oggi si sposta sulle competenze. Le soluzioni che abilitano la digital transformation (digital workplace, multicloud, application modernization, sicurezza end to end ecc.) oggi richiedono competenze molto verticali per essere implementate perché sono sempre più complesse. Quindi abbiamo un programma di certificazione molto importante in modo che il partner diventi un partner di soluzione specializzato su una particolare tecnologia.

Concludo con una considerazione che ritengo importante: il nostro CEO Pat Gelsinger ha affermato che nel 2019 il numero di applicazioni sul mercato erano circa 335 milioni, nel 2024 saranno 792 milioni; essere un’azienda che ha una infrastruttura che consente di gestire al meglio le applicazioni per poterle sviluppare nel modo migliore e in sicurezza vuol dire essere un’azienda che ha una visione vincente sul mercato.

Oggi le applicazioni e la loro usabilità fanno la differenza sul mercato.

Patrizia Fabbri

Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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