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Dal Byod al Cope per coniugare mobility e security

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Dal Byod al Cope per coniugare mobility e security

03 Ott 2014

di Patrizia Fabbri

Quali sono oggi i modelli di gestione dei dispositivi mobili verso cui le aziende si stanno orientando? Quali i vantaggi e le criticità? Ecco la vision e la strategia di BlackBerry, società in fase di profonda trasformazione.

“Siamo stati i primi a portare l’e-mail in mobilità; per farlo era indispensabile una piattaforma che ne permettesse la gestione; quindi il mobile device management è nel nostro Dna”, esordisce Diego Ghidini, Business Sales Director BlackBerry in Italia che ZeroUno ha incontrato per capire quali sono oggi i modelli di gestione dei dispositivi mobili verso i quali le aziende si stanno orientando. Il Byod, con l’utilizzo di dispositivi personali anche per l’attività lavorativa, ha rimpiazzato il vecchio modello Cobo (Corporate Owned, Business Only), dove la separazione tra dispositivi personali e aziendali è netta? Vi sono altri modelli che stanno emergendo?

Diego Ghidini, Business Sales Director, BlackBerry Italia

“Fino a qualche anno fa, non era pensabile utilizzare i dispositivi aziendali per la trasmissione, gestione e archiviazione di dati personali. Con il fenomeno della consumerizzazione, la diffusione degli smartphone, della navigazione Web tramite cellulari, delle app, i dispositivi personali sono entrati prepotentemente in azienda e si è diffuso il modello Byod, che ha l’innegabile vantaggio della riduzione della spesa corrente, dato che i dispositivi sono di proprietà del dipendente”, ricorda brevemente Ghidini, aggiungendo poi subito: “Ma questo modello sta avendo oggi un ripensamento perché  in realtà questo risparmio è effimero, dato che l’azienda si è trovata costretta a investire in soluzioni che consentissero di gestire in sicurezza questi dispositivi. Oggi, soprattutto le grandi aziende, si stanno chiedendo se questa sia effettivamente la strada giusta”. Ghidini sostanzia le proprie affermazioni con quanto pubblicato in un recente report di Strategy Analytics, società internazionale di ricerca, nel quale si legge che “Il Byod prevale in molti Paesi, ma stiamo andando incontro a un ritorno dell’acquisto direttamente da parte delle aziende che ormai comprendono meglio le difficoltà legate alla sua gestione. Le preoccupazioni sulla sicurezza indurranno le aziende a rinunciare al Byod”.
Un modello che sta emergendo, a complemento o in alternativa al Byod, è quello definito Cope (Corporate Owned, Personally Enabled) che offre ai dipendenti la possibilità di scegliere tra una gamma di dispositivi di proprietà aziendale approvati e preventivamente configurati con ambienti lavorativi e personali separati. “Il dispositivo viene configurato in modo tale che i dati aziendali e quelli personali sono completamente separati, come consente di fare la nostra piattaforma Bes 10 (BlackBerry Enterprise Service); l’azienda può così definire e implementare precise policy di accesso e di sicurezza, decidendo il grado di flessibilità che il dipendente ha nell’utilizzo della sua area privata”, spiega Ghidini che esemplifica: “Ci saranno alcune figure, particolarmente delicate come il responsabile finanziario che scarica dati aziendali estremamente sensibili sul proprio smartphone, per il quale le policy di security possono essere maggiormente restrittive. Ma non per tutti i dipendenti è necessario adottare policy altrettanto rigide”.
Concludiamo l’incontro con il manager BlackBerry chiedendo qual è la risposta del mercato nei confronti di piattaforma Bes 10 a poco più di un anno dal lancio: “Molto positiva. Sono 1.200.000 le licenze passate dalla vecchia alla nuova piattaforma, e di queste il 10% arriva dai concorrenti”. Ricordiamo che le precedenti piattaforme Mdm dell’azienda consentivano la gestione esclusivamente dei device BlackBerry, mentre Bes 10 permette di gestire anche smartphone con i sistemi operativi iOS e Android e nell’immediato futuro, a novembre il rilascio, ci sarà il supporto a Windows Phone. L’ultima battuta di Ghidini è per ricordare che l’impegno dell’azienda rimane immutato anche nello sviluppo e produzione dei dispositivi, per i quali il rilascio di nuovi modelli e nuove funzionalità è costante.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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