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Ibm: cloud computing now

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Ibm: cloud computing now

16 Feb 2011

di Nicoletta Boldrini

Due i punti di vista con i quali Ibm approccia il cloud computing: interno alle aziende, per la costruzione di private cloud; interno a Ibm, per l’offerta di servizi cloud pubblici erogati dai propri data center. Con questa premessa Daniele Berardi, Global Technology Services Vice President  Ibm Italia (nella foto), evidenzia il ruolo del cloud computing per la multinazionale americana che, oggi, rappresenta uno dei focus strategici su cui si basa tutta l’offerta futura dei prossimi cinque anni.

“Il cloud computing per noi ha un ruolo determinante e lo stiamo proponendo sotto vari aspetti: hardware, software, servizi e soluzioni d’industria – spiega Daniele Berardi, Global Technology Services Vice President, Ibm Italia – che significa proporre soluzioni specifiche per tipologia di mercato (sanità, aziende municipalizzate, ecc.). La capacità di Ibm di poter offrire soluzioni complete in quest’ambito deriva dal ventaglio d’offerta in grado di coprire tutti e quattro gli aspetti, potendo davvero proporre l’infrastruttura cloud, e uno o qualche tassello di essa”. “Il Cloud è un insieme di tecnologie hardware, substrato di sistemi operativi software, middleware di provisioning, servizi unificati – osserva Berardi -. Da soli, questi elementi, non fanno un ambiente cloud”.
E a dimostrazione di quanto Ibm creda in questa iniziativa, Berardi ricorda gli ingenti investimenti fatti fino ad oggi (e in previsione) da Big Blue. “Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sulla creazione, attraverso attività di ricerca e sviluppo, di quelle che sono le componenti del cloud con l’obbiettivo di preparare il substrato tecnologico necessario sia per la creazione di cloud private ma, soprattutto, per poterci strutturare all’erogazione di servizi cloud pubblici”, racconta il manager Ibm. “In dettaglio, abbiamo realizzato due nuovi data center totalmente dedicati all’erogazione di servizi cloud; uno negli Stati Uniti (in North Carolina) e uno ad Heiningen (Germania). Per il 2011 abbiamo in previsione poi l’apertura di altri 4 data center, sempre per l’erogazione specifica di questi servizi. Ad oggi, abbiamo già 10 centri di competenza sul cloud, ben distribuiti nella varie geografie (uno dei quali in Italia, nel laboratorio di sviluppo di Cagliari)”.
E proprio perché il tema rappresenta uno dei pilastri portanti di tutta la strategia Ibm dei prossimi anni, la società ha sviluppato tre differenti ambienti cloud attualmente in uso al proprio interno (ambienti che i clienti possono vedere e testare direttamente). “Si tratta di ambienti, che chiamiamo Internal Cloud Data Center, all’interno dei quali abbiamo sviluppato e testato tutti i prototipi, divenuti poi soluzioni/servizi che abbiamo reso disponibili sul mercato”, evidenzia Berardi.
Uno degli ambienti viene usato dal team di ricerca e sviluppo; un altro dagli sviluppatori delle soluzioni Tivoli Software (un ambiente cloud mondiale su cui tutti gli sviluppatori operano per la creazione dei prodotti Tivoli di nuova generazione); l’ultimo è un data center che si trova a Montpelier (Francia) utilizzato, attraverso un ambiente cloud, per tutte le attività di education (a livello mondiale, in questo caso sia per gli utenti interni, sia per i clienti esterni).
Riepilogando: investimenti in data center, in ricerca e sviluppo (hardware, software, servizi), 2 data center dedicati all’erogazione esterna di servizi cloud già attivi (+ 4 nel 2011), 10 centri di competenza, 3 ambienti cloud già utilizzati all’interno di Ibm. “È difficile dare un numero a tutto questo – conclude Berardi – ma se parliamo di miliardi di dollari, di sicuro non sbagliamo”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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