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Red Hat: così il cloud mette d’accordo It corporate e quello consumer

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Red Hat: così il cloud mette d’accordo It corporate e quello consumer

17 Ott 2014

di Riccardo Cervelli

Un business più flessibile, più facile da gestire e libero di appoggiarsi su tecnologie implementate all’interno dell’azienda o all’esterno, con la possibilità di muoversi in un senso o in un altro in base alle esigenze del momento. Sono le promesse dell’Open Hybrid Cloud, una visione a cui Red Hat ha dedicato un programma omonimo.

Un business più flessibile, più facile da gestire e libero di appoggiarsi su tecnologie implementate all’interno dell’azienda o all’esterno, con la possibilità di muoversi in un senso o in un altro in base alle esigenze del momento. Sono le promesse dell’Open Hybrid Cloud, una visione a cui Red Hat ha dedicato un programma omonimo. Alessandro Perilli, ex responsabile di ricerca sulle private cloud di Gartner, da pochi mesi è stato assunto come General Manager, Open Hybrid Cloud di Red Hat. “Il mio compito – premette Perilli – è far sì che tutte le nostre tecnologie  siano allineate a questo approccio al cloud computing”.
E il tema dell’allineamento lo ritroviamo anche fra i mal di testa quotidiani dei Chief information officer. “I Cio – fa notare Perilli – sono pressati da utenti che chiedono di ritrovare anche all’interno delle mura aziendali quelle user experience che vivono nella vita privata. Nelle imprese, insomma, è giunto il momento di ripensare il rapporto fra corporate e personal It. C’è un abisso di differenza di semplicità, scalabilità e alta disponibilità fra usare soluzioni come Google Drive o Dropbox oppure il tradizionale Ftp (file transfer protocol, ndr). L’It corporate deve diventare sempre più ‘frictionless’. Questo richiede un notevole sforzo di investimento. Per esempio, può essere necessario nominare un responsabile del design delle interfacce utente”.

Alessandro Perilli, General Manager, Open Hybrid Cloud, Red Hat

E per quanto riguarda il cloud da un punto di vista infrastrutturale? “Nell’affrontare questo tema – spiega il manager di Red Hat – anche noi cerchiamo di semplificare le cose agli It manager. Per esempio, tutti sanno che OpenStack è difficile da installare; per questo motivo abbiamo sviluppato un’appliance virtuale preconfigurata che può essere scaricata dal web”.
Perilli sottolinea anche un altro problema per il business e gli It manager: quello di decidere come utilizzare le diverse opportunità offerte dal cloud. “Se si vogliono sfruttare i vantaggi per lo scale-out, cioè la possibilità di replicare più volte una stessa virtual machine su nuovi nodi, per affrontare momentanei picchi di domanda, e poi poter fare uno scale-back, le applicazioni vanno riscritte da zero o almeno un pezzo alla volta. Per le applicazioni legacy si può invece far leva sui benefici per lo scale-up (come aggiungere nuove capacità computazionali o di storage, ndr) creando o integrandosi con piattaforme IaaS (Infrastructure-as-a-service) o PaaS (Platform-as-a-Service). Anche come ex analista, non vedo sul mercato molte aziende come Red Hat in grado di consigliare le aziende e fornire loro le tecnologie più adatte, sia per problemi di server virtualization sia per quelli IaaS o PaaS”. (R.C.)

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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