Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Private cloud: per i big player una partita ancora aperta

pittogramma Zerouno

Private cloud: per i big player una partita ancora aperta

17 Ott 2014

di Nicoletta Boldrini

Il mercato del private cloud è spinto oggi da differenti strategie ed esigenze aziendali che vanno dalla virtualizzazione avanzata fino a veri e propri approcci di trasformazione It che vedono nell’hybrid cloud il modello a cui tendere. Forrester ne traccia un’interessante analisi attraverso la quale delinea, in dettaglio, il posizionamento dei big player Ict

Le tecnologie e i tool nell’ambito del private cloud stanno evolvendo molto rapidamente per rispondere alle nuove esigenze aziendali. Le imprese, infatti, chiedono ormai molto più di un semplice ‘virtual infrastructure provisioning’, così i vendor Ict stanno inserendo funzionalità aggiuntive alle proprie soluzioni di private cloud, che vanno dai sistemi di management delle virtual machine e degli ambienti cloud, fino ai tool per i template di applicazioni complesse, o a integrare veri e propri cataloghi di servizi ‘pronti all’uso’. Secondo le analisi di Forrester, le aziende che stanno investendo sul modello private cloud, nonostante chiedano molto più di semplici ambienti virtualizzati, investono in tecnologie ‘commercial’, ossia dei comuni vendor Ict [non scegliendo la via della customizzazione come avveniva in passato – ndr]. Cerchiamo allora di capire cosa questo significa dalla prospettiva proprio di questi ultimi e come si sta delineando il landscape del mercato dell’offerta di private cloud.


Un mercato spinto da diverse esigenze
“Ogni private cloud vendor – scrive l’analista di Forrester Lauren E. Nelson nel report Applying The Forrester Wave: Private Cloud Solutions dello scorso maggio – include nella propria offerta di base il provisioning degli ambienti virtualizzati e diverse funzionalità aggiuntive di gestione”.
La differenziazione in questo mercato si gioca:
1) sulla ‘user experience’ (che sul fronte infrastrutturale significa ‘semplicità d’uso’ nell’implementazione e nel mantenimento);
2) sul supporto alla gamma di strumenti infrastrutturali e gestionali sottostanti (i vari tool collegati agli ambienti di private cloud);
3) sulla capacità di abilitare scenari di hybrid cloud (quindi con competenze di analisi e integrazione delle infrastrutture e capacità di una loro evoluzione).
Secondo l’analisi di Forrester, nell’ambito specifico del private cloud si sono venuti a delineare quattro differenti scenari (enhanced virtualization, test/dev, public-cloud-lite, transformational), guidati da altrettanto differenti strategie e bisogni aziendali e che trovano quindi nell’offerta da parte dei vendor risposte diverse in termini tecnologici e di servizio. A seconda dello scenario aziendale che si prospetta, dal quale dipendono strategie, esigenze e obiettivi, infatti, il private cloud non può seguire un modello unico di adozione. È evidente che questo significa, da parte dei vendor, trovare la propria ‘giusta collocazione’ in base alla specifica capacità d’offerta.

1) Enhanced virtualization
Il primo approccio è guidato dalla ‘virtualizzazione avanzata’, ossia dalla necessità di intensificare e aumentare i livelli di virtualizzazione e migliorarne provisioning, prestazioni e gestione automatizzata. Questo significa ricorrere a sistemi che garantiscano ambienti di gestione in grado di migliorare l’efficienza, le prestazioni e i consumi delle infrastrutture ma, soprattutto, l’elasticità e l’agilità delle risorse disponibili.
In questo caso, le caratteristiche di self-provisioning tipiche del cloud risultano meno importanti, dato che il focus è più orientato verso una più efficace gestione della macchina operativa It e una più agile capacità di risposta in termini di disponibilità dei servizi (la virtualizzazione riduce drasticamente i tempi di provisioning).
In questo scenario, stanno attualmente giocando la ‘partita del market share’ player come VMware e Microsoft, che Forrester classifica come ‘high performer’: “VMware dispone di un’ampia gamma di tool in grado di coprire esigenze differenti, dal provisioning dinamico e automatizzato al controllo e gestione delle prestazioni – scrive l’analista di Forrester nel suo report -. Microsoft, con i tool di gestione degli ambienti virtualizzati, si sta facendo strada grazie al rapporto granularità tecnologica-costi accessibili”.
Microsoft ottiene un giudizio positivo anche per quanto riguarda le funzionalità di reporting e metering, dove compete in modo diretto con Ca Technologies che dispone di soluzioni in grado di garantire un’ampia e profonda visibilità (si legge nel report) di tutte le singole risorse che compongono l’ambiente It (sia fisico sia virtualizzato). Ca Technologies e Microsoft, scrive Lauren E. Nelson, forniscono anche sistemi di performance analytic quali quelli di capacity planning e di resource optimization.
In questo ambito, tuttavia, troviamo anche altri importanti player che puntano all’offerta di tool specifici per l’allocazione dinamica e automatizzata delle risorse infrastrutturali: accanto a Ca Technologies e VMware, ci sono le soluzioni targate Bmc, Cisco e Ibm. Proseguendo nel disegno del landscape dell’offerta specifica per questo primo scenario di private cloud, Forrester aggiunge un ulteriore tassello di analisi: “Molte aziende chiedono di poter inserire all’interno dei tool commerciali di gestione le proprie policy aziendali; non si tratta di customizzazioni di prodotto, ma è indubbio che le soluzioni devono avere una certa flessibilità per poter accogliere queste richieste”. In questo senso, entra dunque in gioco anche Emc, con l’offerta ControlCenter, che si posiziona accanto aVMware vSphere e Cisco Network Services Manager.

2) Test/Dev
Il secondo scenario vede l’infrastruttura quale servizio a supporto delle attività di testing e sviluppo software; il modello di private cloud sta prendendo piede in quelle realtà in cui si tende a ‘scoraggiare’, per motivi di sicurezza e controllo, il ricorso ad architetture e piattaforme di tipo public, abilitando all’interno una serie di risorse accessibili in modalità self-service e on demand. Le esigenze di applicazioni sempre più performanti rispetto alla user experience degli utenti, ‘obbliga’ sviluppatori e tester ad avere a disposizione ambienti il più possibile conformi e in linea con quelli che saranno gli ambienti d’uso reali una volta che l’applicazione verrà rilasciata, nonché ad avere le sufficienti risorse infrastrutturali (network, capacità computazionale, storage) in grado di supportare adeguatamente le varie operazioni di test/dev.
Questo, tra l’altro, è uno degli scenari tipici dove sta prendendo forma l’hybrid cloud perché i professionisti acquistano dal mercato servizi pubblici di Iaas o Paas ‘aggiuntivi’ laddove l’architettura It interna, anche se già modellata su infrastrutture di private cloud, non riesce a erogare risorse sufficienti.
In questo caso, l’offerta da parte dei public cloud service provider si sta modellando verso tool e risorse ‘a basso costo’, fruibili ‘a pacchetto’ (per esempio, capacità computazionale e storage + ambiente di testing per 5 utenti per 2 mesi…), mentre i vendor Ict che rispondono alla domanda di private cloud stanno proponendo architetture Iaas e Paas agili e facilmente accessibili in modalità self-service direttamente da sviluppatori e tester (senza dover ricorrere al supporto dei sistemisti o di altri It manager per accedere alle risorse di cui necessitano).
Guardando ai vendor, bassi costi e contratti flessibili stanno privilegiando le proposte di Citrix, Eucalyptus (azienda che sviluppa soluzioni open source per private e hybrid cloud, nata da un progetto sviluppato presso il Computer Science Department della University of California e acquisita poche settimane fa da Hp), e Microsoft, tutte e tre sul mercato con proposte inferiori ai 20 mila dollari per licenza annuale: Citrix propone la sua CloudPlatform senza limitazioni di uso e funzionalità a circa 20 mila dollari l’anno per licenza; Eucalyptus fornisce una free edition e una licenza standard che, dal punto di vista tecnologico, sono assolutamente identiche alla versione Premium del prodotto (il costo aggiuntivo è dato dai servizi di supporto); Microsoft propone la piattaforma Microsoft Standard Edition (l’edizione standard delle varie proposte cloud targate Microsoft: Office, Outlook WebApp, Azure; nel caso specifico del Test/dev ci si riferisce ad Azure) con un entry point di 2 mila dollari per la licenza di un mese per 2 virtual machine.
Accanto a queste tipologie d’offerta si collocano poi player che spiccano grazie alla granularità delle funzionalità Rbac (Role-based access control) e all’usabilità delle interfacce utente (Ui), come Cisco, Citrix, Bmc e Hp.
Secondo Forrester, in termini di developer/enduser user interface, Hp e Cisco solo le due aziende ‘top’, ma Citrix ha un ruolo significativo grazie alle funzionalità di monitoring e control (degli ambienti e degli accessi utente), nonché alla semplicità e alla velocità di provisioning degli ambienti per gli sviluppatori e i tester.

3) Public-cloud-lite
Questo approccio è adottato da molte aziende che preferiscono abilitare servizi ‘simili’ a quelli dei modelli di public cloud rimanendo all’interno dei confini aziendali; l’infrastruttura private diventa quindi il pilastro abilitatore di questi servizi (cui gli utenti possono accedere, per esempio, tramite enterprise app store).
La consumerizzazione It sta accelerando questo tipo di approccio perché gli utenti delle line of business non sono disposti ad attendere settimane o mesi per vedere disponibile un servizio applicativo (e non sono affatto interessati a capire cosa vi sia ‘sotto’, se l’infrastruttura sia cioè pronta e in grado di supportare tali servizi o meno). In molte realtà la lentezza di risposta da parte dell’It si è dimostra controproducente offrendo alle Lob l’opportunità di ‘muoversi in autonomia’ acquistando servizi di public cloud, con una serie di ripercussioni non indifferenti sulla sicurezza, ma anche innescando complessi progetti di integrazione tecnologica. Per evitare di aggiungere ulteriore complessità, molte aziende stanno quindi adottando l’approccio ‘public-cloud-lite’ attraverso il quale l’It eroga servizi tecnologici (Iaas, Paas ma soprattutto Saas) come se fosse, rispetto agli utenti, un public service provider (anche se tutto rimane all’interno degli ambienti ‘private’ dell’azienda).
In questo scenario, iniziano a vedersi anche i primi casi di ‘reverse charge revenue’, cioè di addebitamento della spesa dei servizi cloud non al dipartimento It, ma alle Lob che ne fanno uso.
Sul fronte dell’offerta, qui si contendono il mercato non solo alcuni dei player che abbiamo già citato (Microsoft, Citrix ed Eucalyptus) per la capacità di mantenere bassi i costi e adottare una certa flessibilità nella politiche delle licenze d’uso, ma soprattutto alcuni big vendor quali Ibm, Hp, Oracle, Fujitsu ed Emc, i quali intervengono, chi direttamente chi soprattutto attraverso le proprie qualificate terze parti, anche attraverso servizi consulenziali e di analisi, nel disegno e realizzazione di progetti complessi che vanno dalla predisposizione dell’infrastruttura di private cloud (attraverso architetture convergenti, sistemi pre-ingegnerizzati, infrastrutture che integrano piattaforme analitiche e strati di software al loro interno, ecc.), alla definizione e costruzione di veri e propri cataloghi di servizi It, fino alla messa on line di enterprise app store cui le Lob possono ‘attingere’ in modo autonomo. Nello specifico della strategia Oracle, di recente la società ha annunciato all’OpenWorld di San Francisco, un’intera riproposta della propria strategia cloud (vedi articolo a pag. 8).

4) Transformational
Questo quarto approccio comporta una vera e propria trasformazione dell’It che, attraverso il modello cloud, trova la via per il ridisegno organizzativo, il miglioramento dei processi, la creazione di servizi It business oriented. Per queste organizzazioni, l’adozione del cloud non implica ‘vittorie a breve termine’ o progetti che tendono al miglioramento incrementale, ma riguarda una trasformazione globale volta non solo ad allineare la gestione It con il business, ma alla valorizzazione, alla profittabilità e alla produttività dell’azienda. Questo approccio cerca di unire gli sforzi verso la virtualizzazione avanzata con i requirement aziendali per una consegna più veloce ed efficace dei servizi. Il risultato finale è il rollout di un cloud privato a livello aziendale che garantisce un vero accesso self-service per le Lob.
In questo caso parliamo di percorsi di trasformazione complessi, dove la semplice offerta tecnologica non risulta sufficiente. Come nel caso dell’approccio ‘public-cloud-lite’, dunque, entrano in gioco player in grado non solo di accompagnare, a più livelli (consulenziale, progettuale, di disegno e implementazione, servizi di supporto), le aziende che intendono affrontare questo cambiamento attraverso il private cloud, ma anche di dimostrare abilità nell’ambito dell’hybrid cloud e, quindi, attraverso capacità di integrazione spinta.
Secondo il report di Forrester, Hp, Microsoft, VMWare ed Emc sono le aziende che oggi primeggiano proprio nell’ambito dell’hybrid cloud, non solo, come si diceva, per le capacità di system integration, ma anche per specifici tool e tecnologie quali quelle di hybrid cloud compliance management, che rappresenta uno degli aspetti più critici e di massima focalizzazione per le aziende; si tratta infatti di soluzioni di gestione che integrano specifici tool per la governance e la compliance; consentono di definire policy per la sicurezza e la protezione dei dati, nonché per l’accesso degli utenti, in modo che i servizi via cloud pubblici, integrati a quelli private interni all’azienda, non aumentino i rischi per la stessa.
Vi sono poi player quali Ca Technologies e Ibm (oltre ad Hp) che spiccano per i tool in grado di assicurare elevati livelli di controllo multiplo sulle virtual machine e sui template applicativi (cioè gli ambienti infrastrutturali sottostanti le applicazioni) con funzionalità che Forrester identifica come IaaS+.
Hp risulta nei ‘top player’ anche per i sistemi di gestione e ottimizzazione (in particolare per soluzioni che unificano più funzionalità e consentono da un unico punto di vista di controllare e governare l’ambiente hybrid cloud), dove però condivide la battaglia per il market share con Cisco e Microsoft.
 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

Articolo 1 di 5