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Cloud in Italia: i dati più aggiornati dicono che lo offre un provider su due

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Cloud in Italia: i dati più aggiornati dicono che lo offre un provider su due

22 Feb 2017

di Laura Zanotti

Il cloud piace e funziona per tutti: per le imprese che possono attingere a qualsiasi tipo di risorsa senza dover anticipare investimenti altrimenti onerosi e per il canale che ha a disposizione un catalogo di servizi a capacità infinita. La maturità dell’offerta è descritta da una ricerca condotta da Digital4Trade in collaborazione con P4I

Il cloud in Italia? È un business interessante, visto che oggi lo offre praticamente un’azienda su due. Una ricerca condotta da Digital4Trade in collaborazione con Partner4Innovations su un panel di quasi 400 operatori (394) fotografa la situazione, descrivendo non solo l’offerta ma anche le intenzioni di un canale sempre più preparato e maturo.

La premessa fondamentale è che il cloud in Italia include una varietà di servizi talmente diversificati che è sempre più difficile mappare il tasso di utilizzo.

Una ricerca condotta da Digitalic racconta come l’Italia con il 40% delle imprese che utilizza servizi cloud, superi di gran lunga la media europea che si ferma al 19%. Secondo l’ultima ricerca Assintel Il 64% di grandi imprese (in un panel di 1.000 aziende end user) nel 2016 ha dichiarato di avere intrapreso progetti di sperimentazione e prototipizzazione, così come il 24% di esse dichiara investimenti al di sopra di 1 milione di euro in servizi di cloud computing. 

Quello che è certo è che il cloud in Italia è un business che l’anno scorso ha movimentato 1,77 miliardi di euro, con un incremento del 18% rispetto al 2015 (Fonte: Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano). Per gli analisti, infatti, è il cloud a favorire la trasformazione digitale in Italia (+23,2%), anticipato di poco dai big data (24,7%) e seguito da social media (17%), IoT ( 14,9%,) e mobile (12,3%,).

Cloud in Italia, tra offerta e progettualità

L’attenzione del canale al cloud cresce sensibilmente. I trend, oltre a una crescita dell’offerta di servizi applicativi verticali e core, pracconta come i Big Data Analytics e la IoT siano dei fortissimi driver di quel Cloud è abilitatore di nuove modalità di gestione. Questo richiede da parte dei provider ulteriori investimenti in infrastrutture e servizi, con una progettualità nuova atta a garantire una flessibilità d’offerta a misura di business e a misura di azienda.

«Ben il 49% delle imprese del canale offre un qualche tipo di servizio – ha spiegato Andrea Gaschi, Associate Partner di Partners for Innovation -. Una percentuale che non è troppo lontana dai business storici del settore, come la vendita di soluzioni sviluppate in casa (68%), l’integrazione di prodotti di terzi (57%), la commercializzazione di hardware e networking (54%). Addirittura oggi ci sono più system integrator attivi nella nuvola piuttosto che nella gestione infrastrutturale e nell’outsourcing (47%). Otto aziende su 10 del campione intervistato sta facendo interventi di rinnovamento, a testimonianza che i system integrator hanno recepito il messaggio che per far bene nel mondo del cloud occorre fare qualcosa”.

Guardando i risultati della ricerca, il 69% degli operatori di Cloud in Italia è interessato a estendere la tipologia di servizi erogati. In particolare, il 38% sta lavorando a soluzioni sviluppate in casa ed erogate tramite IAAS mentre il 33% progetta soluzioni di terzi erogate via IAAS. Lato offerta SAAS il 33% è impegnato su soluzioni sviluppate in casa e il 25% in soluzioni sviluppate da terzi.

Il cloud stimola l’evoluzione ma anche una nuova maturità del canale

A spingere a una diversificazione e a un potenziamento dell’offerta per il 38% degli intervistati sono comunque gli utenti finali.

“Tendenzialmente, chi ha già provato a vendere una qualche soluzione cloud è probabile che abbia vissuto un’esperienza positiva – precisa Gaschi -, dunque in gran parte sono orientati ad allargare la propria offerta, introducendo qualcosa di nuovo. Se invece non hanno ancora fatto niente sinora, è più difficile che si mettano improvvisamente a farlo. Perchè? in buona parte per motivazioni di tipo culturale. In buona sostanza si pensa che il proprio modello di business non sia adattabile al cloud. Insomma, c’è ancora un rifiuto un po’ di principio, senza grandi ragioni sostanziali alla base. A testimonianza che c’è ancora un lavoro culturale da fare».

Gli analisti hanno scandagliato anche le resistenze e le paure degli operatori. L’8% di provider non interessati a estendere l’offerta cloud, ad esempio, ammette una carenza di competenze tecniche al proprio interno mentre 1 azienda su 10 teme che allargare ulteriormente la propria offerta possa cannibalizzare il resto del business tradizionale.

Un fattore che emerge abbastanza chiaramente dalla ricerca è che la propensione al cloud aumenta di pari passo con l’incremento della dimensione aziendale: tra gli operatori con un fatturato compreso tra gli 1 e i 3 milioni di euro la nuvola riscuote meno successo, tanto da essere approcciata soltanto dal 40%. Esattamente nella media (49%) sono invece i system integrator con un giro d’affari sino a 10 milioni di euro, mentre i numeri sono superiori (61%) per quelle aziende che superano questa soglia economica.

Laura Zanotti

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