Sempre più startup e investimenti, cresce l’hype per il quantum computing

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Sempre più startup e investimenti, cresce l’hype per il quantum computing

Le sempre più numerose startup di quantum computing attirano gli investitori privati con casi d’uso e strategie proiettate nel 2030, anno in cui secondo il nuovo studio McKinsey questa tecnologia arriverà sul mercato. Nel frattempo, gli aspiranti early adopter possono sperimentare in cloud la potenza di calcolo che otterranno e prepararsi coltivando competenze, acquisendo talenti, sviluppando partnership e aggiornando le infrastrutture.

16 Mar 2022

di Marta Abba'

Ecosistema vitale, investimenti in crescita e progressi tecnologici: la combinazione di questi tre driver, fotografata da un report di Mc Kinsey nel Dicembre 2021, suona come un chiaro segnale per tutti quei CIO che finora sono stati dei “tifosi” a bordo campo del quantum computing. È il momento di scaldare i muscoli ed entrare in campo, perché si sta avanzando a passo veloce verso una graduale fattibilità commerciale e servono applicazioni, algoritmi e competenze, oltre che un mondo pronto ad accoglierlo.

Oggi non lo è ancora ed è necessario raggiungere la fault tolerance, obiettivo che il mondo hardware conta di centrare entro il 2030. Ci sono quindi pochi anni per sviluppare strategie di quantum computing da integrare nel proprio daily business, in vista di un lungo periodo di convivenza tra computer tradizionali e quantistici. I due lavoreranno fianco a fianco, spartendosi i compiti, e chi da subito saprà come gestire questo tandem del calcolo otterrà un vantaggio competitivo non confrontabile con quello concesso da altre recenti innovazioni.

Le startup attirano capitali privati mostrando il futuro del quantum computing

Nel nuovo studio sul settore dal titolo “Quantum computing: An emerging ecosystem and industry use cases” emerge una transizione nello scenario degli investimenti per quello che si può considerare, ancora per qualche mese, un campo giovane e focalizzato sulla ricerca di base, in cui dominano i fisici e scarseggiamo ingegneri e informatici.

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Proprio per questa ragione, sinora a sostenere il quantum computing sono stati soprattutto capitali pubblici: quasi 30 miliardi di dollari in totale. Quelli privati, 3,3 miliardi dal 2001 a oggi, hanno iniziato ad affluire con convinzione solo nell’ultimo anno, raddoppiando fino a superare globalmente gli 1,7 miliardi di dollari. Da come è iniziato il 2022 sembra che questo trend possa rivelarsi duraturo.

Figura 1: Impennata degli investimenti di startup di calcolo quantistico a livello globale (dati PitchBook)

Il potenziale del calcolo quantistico è diventato sempre più evidente e sono soprattutto le startup, manifestando interesse e sviluppando casi d’uso, che hanno contribuito a sbloccare la situazione. Non solo il loro numero è lievitato, passando da una manciata nel 2003 a oltre 200 nel 2021, ma le strategie e i modelli di business creati hanno saputo attirare l’attenzione di grandi investitori anche privati. Si è così innescato quel flusso di fondi necessario per permettere all’ecosistema di svilupparsi e prepararsi al giorno in cui i computer quantistici potranno essere utilizzati per fare profitto.

A oggi i Paesi più attivi in tal senso sono il Canada, il Regno Unito e gli Stati Uniti, che assieme hanno catalizzato il 90% dei miliardi investiti dai privati durante gli ultimi due decenni. La Cina, però, non ha alcuna intenzione di restare a guardare e ha annunciato 15 miliardi di dollari in più di tutti gli altri governi messi insieme per supportare il nuovo mercato. Distante ma “agguerrita”, la segue l’Unione Europea, che con 7,2 miliardi di dollari ha dimostrato di non voler essere per l’ennesima volta la terza sul podio, superata anche dagli Stati Uniti.

Figura 2: Cina e Unione Europea dominano per investimenti pubblici sul quantum computing, Stati Uniti solo terzi

Dai cloud-computing services provider una palestra per gli sperimentatori

In questi anni chi non è impegnato nella sfida hardware trova nei servizi di calcolo quantistico basati sul cloud un punto di “sfogo”, facendo la fortuna di chi li offre, li controlla e li gestisce. Si tratta di player che permettono ad aziende, startup e sviluppatori (ma anche ricercatori e istituzioni) di usufruire di computer quantistici attraverso le loro piattaforme, permettendo ai potenziali utenti di sperimentare la tecnologia.

Data la tempistica della roadmap verso la fault tolerance e la piena commercializzazione, questo accesso al cloud può diventare il modo principale – e spesso l’unico – per gli early adopter di sperimentare l’informatica quantistica fino alla maturazione di un ecosistema più ampio.

Futuro 2030: i 6 fattori critici da monitorare

Il percorso verso la commercializzazione del quantum computing è stato tracciato considerando con il massimo realismo aspettative e obiettivi ma, come gli ultimi anni ci hanno insegnato, sono tanti i fattori che possono influenzare una progressione tecnologica o economica. A parte quelli imprevedibili, McKinsey ne ha individuati 6 chiari e determinanti, a cui è importante prestare attenzione per comprendere se le previsioni per il 2030 saranno ragionevolmente rispettate.

  • Finanziamenti: è in atto un ribilanciamento di quelli privati rispetto a quelli pubblici. È necessario continuino a lievitare fino al superamento di questi ultimi, ma serve anche un maggior numero di player in gioco. Secondo molti esperti, infatti, mancano le startup su cui investire, soprattutto fuori dai confini statunitensi.
  • Accessibilità all’hardware quantistico: aumenterà il numero di organizzazioni che riusciranno a utilizzarlo, tramite servizi cloud o in altro modo, e spunteranno sempre più casi d’uso commercialmente validi che incoraggeranno altri player a provarci e altri investitori a finanziare. Dal punto di vista dell’accessibilità, da sottolineare anche l’esigenza di un linguaggio di programmazione standardizzato, open-source e hardware-agnostico per aprire le porte a un maggior numero di sviluppatori di software desiderosi di fare pratica con la programmazione quantistica.
  • Standardizzazione: per rendere più semplice e fruttuosa la collaborazione all’interno dell’ecosistema, giocheranno un ruolo decisivo la creazione di standard industriali per elementi come le interfacce e i linguaggi di programmazione, ma anche la definizione di metriche di performance per l’hardware quantistico che inducano fiducia negli utenti finali e negli investitori.
  • Collaborazione e consorzi industriali: fare rete, pur con la giusta e fisiologica dose di competitività, sarà essenziale per lo sviluppo del quantum computing. Lo può già essere nel guidare la standardizzazione, identificare casi d’uso praticabili e comprendere come la nuova potenza di calcolo potrà supportarci nell’affrontare le sfide globali, come il cambiamento climatico. Esistono già consorzi accademici in Europa e negli Stati Uniti, ma è necessario farli crescere e renderli sempre più attivi e partecipati.
  • Talento: la mancanza di persone con le giuste competenze per sviluppare sia la tecnologia, sia soprattutto algoritmi e applicazioni basati sull’informatica quantistica, costituisce una delle principali preoccupazioni di questo nuovo settore. Una delle strade percorribili, la più auspicabile, è lo sviluppo di iniziative congiunte tra aziende e università supportate dalle istituzioni, che possono orientare maggiori investimenti per trasformare l’informatica quantistica in un asset economico fondamentale.
  • Infrastruttura digitale: è necessario in questi anni di attesa preparare un terreno fertile per il quantum computing non solo a livello culturale, ma anche infrastrutturale. Ciò significa, nella pratica, avere dati di input disponibili e leggibili agilmente dalle nuove macchine e flussi di lavoro digitali e analitici in cui poter integrare un computer quantistico. Le imprese devono quindi prontamente prepararsi mettendo mano ai propri sistemi, e lo stesso vale per i provider di software quantistico, che dovranno incorporare il quantum-computing nella loro convenzionale offerta di servizi di digital transformation.

To do list per early adopter

In tutte le sfaccettature del quantum computing che McKinsey esplora in questo rapporto di fine 2021, c’è un concetto che ricorre sempre ed è questo: “la preparazione inizia ora”. Per essere certo che il messaggio arrivi forte e chiaro alle imprese e alle istituzioni che sfogliano queste pagine ricche di considerazioni e di previsioni, al termine inserisce cinque passi concreti suggerendo di compierli per poter prepararsi alla maturazione dell’informatica quantistica e al suo prossimo sbarco sul mercato.

  1. Seguire attivamente gli sviluppi del settore con un particolare focus sui casi d’uso, possibilmente costituendo anche un team interno di esperti di quantum computing e/o unendosi a uno dei consorzi creati
  2. Individuare i rischi più significativi, le interruzioni e le opportunità legati a questa tecnologia nell’ambito del proprio settore
  3. Esplorare possibilità di collaborare o investire in progetti o startup di quantum computing – soprattutto software – per accedere a conoscenze e competenze
  4. Attrarre e reclutare talenti di quantum-computing che possano dedicarsi con un crescente impegno nel tempo dell’individuazione di possibili casi d’uso o di investimenti strategici nell’informatica quantistica
  5. Adattare o modificare la propria infrastruttura digitale affinché diventi in grado di soddisfare le richieste operative di base dell’informatica quantistica

Si potrebbe fare molto di più, ma queste sono le azioni essenziali da prevedere a fianco di quelle abituali di crescita e mantenimento del business, scacciando la sensazione di star sprecando tempo o risorse. La tecnologia, pur essendo ancora in fase di sviluppo, si sta evolvendo rapidamente e quando sarà pronta si rivelerà fortemente disruptive. A quel punto, sarà troppo tardi per prepararsi ad accoglierla, capirla e sfruttarla.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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