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Le smart city si misurano

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Le smart city si misurano

18 Dic 2013

di Elisabetta Bevilacqua

Per il secondo anno è stata pubblicata la graduatoria delle città italiane “intelligenti”, che va vista soprattutto come uno strumento per conoscere i punti di forza e di debolezza oltre che gli squilibri fra i territori della penisola. Per progettare imparando da chi è più avanti.

La classifica ICity Rate 2013, realizzata da Forum Pa e presentata a Bologna in occasione di Smart City Exhibition, ha l’obiettivo di aiutare le città a centrare l’obiettivo di essere più “smart”, a partire dalla comprensione dei punti di forza e di debolezza. Ma aiuta anche a capire che una città smart non è necessariamente quella a maggior intensità di tecnologia, bensì quella che sa finalizzare la tecnologia per sviluppare città accoglienti e attraenti per i cittadini e gli attori economici, capaci dunque di creare un ambiente favorevole allo sviluppo.
L’analisi ha riguardato 103 Comuni capoluogo, attraverso 95 indicatori aggiornati, rispetto allo scorso anno, con la collaborazione di Istat, Unioncamere, Anci e alcune delle associazioni che si occupano di partecipazione e di cittadinanza attiva come Openpolis e ActionAid. Si tratta di parametri che nel loro complesso definiscono cosa si intenda per smart city inserendo dimensioni che la semplice traduzione “intelligente” del termine smart non riesce a esprimere:

  • dimensione economica, considera indicatori come la percentuale di imprese responsabili e di imprese innovative (quante sul totale in ambito Ict e ricerca e sviluppo) presenti nel territorio, l’intensità di brevetti, di imprenditoria giovanile e femminile, di infrastrutture di ricerca e strutture per l’innovazione, la dinamica imprenditoriale, il tasso di occupazione/disoccupazione;
  • dimensione della governance, utilizza parametri come accessibilità e usabilità, quantità e qualità dei servizi online, amministrazione 2.0, indice di trasparenza del sito del Comune, ma anche pianificazione ambientale e del territorio, politiche energetiche e programmazione per lo sviluppo;
  • dimensione qualità della vita, esamina gli investimenti in cultura, la presenza di asili nido, il numero di librerie, di cinema e di biblioteche per numero di abitanti, ma anche il numero di hot spot e il digital divide (considerando la popolazione priva di larga banda);
  • dimensione capitale sociale, analizza parametri come il tasso di laureati nei giovani fra 25 e 30 anni, la differenza fra tasso di attività maschile e femminile, presenza di Università per la terza età, livello di digitalizzazione delle scuole (Pc per alunno, presenza di Lan e wi-fi);
  • dimensione ambiente, oltre ai tradizionali indicatori relativi alla qualità dell’aria, considera la densità di verde urbano, la dispersione della rete idrica e la capacità di depurazione, il numero di centri di raccolta Raee per 1000 abitanti;
  • dimensione mobilità, con indicatori relativi al trasporto pubblico locale, alla ciclabilità (che considera dalle piste ciclabili al bike sharing), alla cosiddetta mobilità sostenibile (autobus a chiamata, car sharing ecc.).
Figura 1: Classifica generale SmartCity, le prime 5
Fonte: ICity Rate 2013

Il primo dato che emerge dalla graduatoria generale (figura 1) è il distacco Nord-Sud: Trento e Bologna sono le più smart, seguite a distanza da una decina di pari merito tutte del Centro-Nord, mentre la prima del Sud è Cagliari.

Figura 2: Le prime 10 SmartCity nella dimensione economica
Fonte: ICity Rate 2013

Per quanto riguarda le graduatorie di ciascuna specifica dimensione, si evidenziano alcuni dati interessanti. Nella dimensione economica (figura 2) in generale i valori più positivi riguardano quelle città che “tengono” sulle variabili occupazionali e mantengono o migliorano in piccola misura gli aspetti innovativi del tessuto produttivo, dalla presenza di imprese innovative o nei settori della ricerca, alla partecipazione dei giovani a iniziative imprenditoriali, alla partecipazione delle donne, all’inclusione degli immigrati nel mondo del lavoro.
Per la governance (figura 3) emergono gli enti più trasparenti e “social”, capaci di intercettare meglio i bisogni dei cittadini grazie all’utilizzo di strumenti che ne consentono la consultazione online.

Figura 3: Le prime 10 SmartCity nella dimensione governance
Fonte: ICity Rate 2013

In conclusione, individuati i primi della classe ora si deve costruire la classe. C’è quindi ancora molta strada da fare verso la smart city diffusa su tutta la penisola. Come ha sottolineato Gianni Dominici, Direttore Generale di Forum Pa, presentando la ricerca: “Non ci troviamo in un momento facile per le città. Per questo, l’analisi e il monitoraggio continuo dei territori è un’azione indispensabile per orientare le politiche degli enti locali. In questo senso con ICity Rate non vogliamo fare un elenco di promossi e bocciati, ma capire a che punto sono le nostre città e aiutarle ad andare avanti.”

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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