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In aumento la sensibilità “green” dei comparti It delle grandi aziende europee

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In aumento la sensibilità “green” dei comparti It delle grandi aziende europee

02 Feb 2009

di Antonio Santangelo

Quasi la metà delle imprese ha posto in atto una strategia di Green IT; mediamente le aziende si aspettano di ottenere una riduzione di costi del 15,2% nel 2009, con un risparmio di circa 25 milioni di euro all’anno: è quanto emerge dal Green It Barometer, l’indagine realizzata da Idc coinvolgendo 434 Cio europei di aziende con più di 1.000 dipendenti per testare la sensibilità “green” dei comparti It delle grandi aziende

Il picco del luglio dello scorso anno, con il petrolio a quasi 148 dollari il barile aveva convinto anche i più scettici del fatto che l’energia fosse diventato un fattore critico e che occorresse correre ai ripari. Da allora si sono moltiplicate le iniziative per cercare di ridurne i consumi e l’inquinamento: imputato principale l’industria dell’auto, ma anche l’Information Technology è finita sotto i riflettori.
Non vi è dubbio che la questione sia seria, sia per gli effetti che le attività umane sembrano avere sul clima, sia per l’oggettiva concorrenza che lo sviluppo dei paesi Bric (Brasile, Russia, India, Cina) insieme ad altri Paesi ad accelerato sviluppo come il Vietnam, pone a quelli più avanzati sul mercato delle materie prime. A testimonianza di ciò, il tema della sostenibilità e di un approccio “green” è entrato a far parte delle strategie di molte grandi aziende a livello mondiale.
Il tema del consumo energetico, come sappiamo, è ormai di attualità sia in Europa sia negli Usa, anche in seguito all’insediamento della nuova Amministrazione Obama. La UE ha adottato la strategia del 20-20-20, riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli 2005, aumento del 20% di risparmio energetico, aumento del 20% delle energie rinnovabili, tutto entro il 2020. Occorre quindi, almeno qui, attrezzarsi per il futuro.

Sensibilità “green” del mondo It
Idc ha voluto testare la sensibilità del mondo IT con la ricerca “Green IT Barometer”, sponsorizzata da Dell, che coinvolto 434 Cio europei in aziende con più di 1.000 dipendenti, con almeno un data center e budget IT medio di 160 milioni di euro. Risultati: quasi la metà delle imprese ha posto in atto una strategia di Green IT (figura 1), mediamente le aziende si aspettano di ottenere una riduzione di costi del 15,2% nel 2009, con un risparmio di circa 25 milioni di euro all’anno. Si tratta della crème del tessuto economico europeo, servizi, PA, manifatturiero, edilizia e Gdo.


Una sensibilità in aumento, quindi. Sia fattori economici (spinta della concorrenza sui prezzi), sia politico-sociali, sia di marketing, hanno forzato le imprese a porsi il problema di una loro “Responsabilità Sociale” (RS), e quindi il tema dello sviluppo sostenibile e della responsabilità ambientale. Sul versante dell’IT le contromisure da un paio d’anni hanno riguardato programmi di riciclo, audit sul consumo di energia in azienda e nei data center, ricorso alle teleconferenze e al telelavoro, piuttosto che al consolidamento e alla virtualizzazione dei server.
È’ in crescita la consapevolezza che l’IT è parte integrante della strategia di responsabilità sociale delle aziende europee; per il 10% è molto importante, per il 33% è importante. Di questo comincia a esserci traccia nel budget dei sistemi informativi, se è vero che le iniziative per l’IT verde coprono il 7,6% del bilancio, con crescita al 9% nei prossimi due anni.
L’aumento di sensibilità ha origini diverse, innanzitutto sul fronte dei costi. Il costo dei carburanti è destinato ad aumentare; la domanda di energia, al di fuori di eventi ciclici come questa crisi, è destinata a crescere facendo lievitare i prezzi, e la produzione di energie rinnovabili è ancora limitata e insufficiente. La pressione della competizione, inoltre,  spinge le imprese occidentali a differenziarsi da quelle dei paesi emergenti, combattendo non sul fronte dei prezzi, bensì su quello di produzioni ecologicamente sostenibili. Strada obbligata, questa, visto il maggior rigore dei loro governi in termini di leggi rispettose dei limiti ambientali.
Si presta maggior attenzione ai centri di costo, e anche l’IT viene presa in considerazione. Si scopre così che ogni Euro investito in un server ne genera 7 per la sua gestione nell’intero ciclo di vita, e che la gestione dell’infrastruttura energetica diviene un fattore critico. La ricerca mette in luce che le motivazioni agli investimenti green IT dipendono per il 72% da obblighi di legge, per il 75% per ridurre i costi e per il 68% per rendere l’infrastruttura IT efficiente in termini di consumi energetici (figura 2).

Quali i limiti di una strategia green
I limiti ancora presenti sono tuttavia rilevanti. Il 41% delle imprese intervistate vede gli investimenti per l’IT “verde” in contraddizione con la mission aziendale, focalizzata sull’efficienza e il 19% addirittura come rischioso per l’organizzazione. Mancano poi le competenze (41%), il tempo (30%), l’individuazione chiara di responsabilità (24%).
Una delle ragioni di fondo è l’ignoranza della realtà: il 31% dei dipartimenti IT non conosce il consumo energetico del data center, e addirittura l’89% ignora il consumo della struttura distribuita in azienda. Molto dipende dal fatto che sono l’Amministrazione o la Logistica che si occupano dei consumi energetici, quindi oltre alla conoscenza, mancano incentivi (70% delle aziende) a una riduzione dei consumi.
Imputati i data center. Generalmente progettati e nati in un momento in cui non era così importante fossero strettamente collegati alle esigenze degli utenti, i data center rischiano oggi di rivelarsi inadeguati e obsoleti. Intorno a una decina di anni fa, la struttura degli impianti elettrici non era stata pensata per macchine ad alta densità e il condizionamento non era critico. Queste strutture oggi si mostrano inadeguate ad ospitare teorie di rack di blade machine, caratterizzate da un basso spessore e dallo sviluppo di grandi quantità di calore.
Approvvigionamento di energia e capacità di condizionamento sono oggi le caratteristiche indispensabili dei moderni data center in cui si affollano quantità sempre maggiori di sistemi; a ciò va aggiunto il problema creato dal fatto che molte macchine oggi ospitate non sono in linea con le disposizioni di legge relative alla presenza di sostanze nocive. L’affollamento di sistemi e conseguentemente di condizionatori e trasformatori ha fatto aumentare la domanda di energia, destinata ad incrementarsi al punto che il suo costo, nelle previsioni di Idc, nel 2015 supererà quello dei sistemi ospitati. A questo trend contribuisce anche la spesa per la gestione dei sistemi e delle applicazioni, nonché le azioni per ridurre il costo del consumo di energia.

Verso una Green IT
Se l’evoluzione delle tecnologie, la sensibilità sociale e, soprattutto, i vincoli di leggi sempre più stringenti spingono le aziende verso una maggior attenzione alla sostenibilità, si capisce come questi temi stiano diventando cruciali per il management ed entrino a pieno titolo a far parte delle strategie aziendali.
La ricerca Idc testimonia di questa situazione con un dato: il 61% degli intervistati afferma che il Green IT è una componente della strategia di responsabilità sociale, e nel 53% delle aziende intervistate le iniziative relative fanno capo a dirigenti aziendali e Cio. Spesso gli intervistati sottolineano che l’intervento sulle infrastrutture informatiche  produce impatti più significativi ed efficaci rispetto a interventi più generali di responsabilità sociale.
Ma come fare a tenere sotto controllo i costi e ad evolvere verso un IT sostenibile dal punto di vista ambientale? Il report si sforza di dare risposte, di indicare un percorso, pur tenendo conto che non ne esiste uno standard che vada bene per qualsiasi settore. I Cio sono di fronte a una sfida che richiede loro di investire in nuove infrastrutture e nello steso tempo mantenere l’operatività di data center che vengono investiti dall’avvento di nuove tecnologie come i server blade.
Vi sono almeno tre aree di investimento critiche per il mantenimento di una infrastruttura IT efficiente e dinamica:
Consolidamento e virtualizzazione dei server. Molte aziende stanno ricorrendo al consolidamento dei server, favorito da alcuni fattori: utilizzo di nuovi sistemi, più potenti e a basso consumo, per gestire più applicazioni su un numero ridotto di server; nuove tecnologie di gestione consentono di isolare sistemi operativi e applicazioni sulla stessa macchina, rendendo il consolidamento meno rischioso che in passato; consolidamento dei core system, vitali per il funzionamento dell’azienda. La virtualizzazione è poi uno degli elementi chiave dell’IT verde, perché rende più leggero l’impatto operativo del data center, riducendo inoltre l’impatto dei sistemi sullo stesso centro. La combinazione di virtualizzazione e utilizzo di server blade può ridurre di molto l’impatto: un server blade consente di  consolidare da 2 a 20 sistemi virtuali sulla singola piattaforma. Secondo Idc la media europea è di 5,5 partizioni per server. Il 41% degli intervistati individua la virtualizzazione come il modo migliore per raggiungere i risultati “green” (figura 3).


Cambiamento del comportamento degli utenti e miglioramento della gestione dei sistemi. Idc individua nel comportamento degli utenti l’origine del maggior costo dell’infrastruttura IT; al contempo l’uso limitato di strumenti di gestione automatica dei sistemi incide a sua volta (in Italia li usa l’8% delle imprese, a fronte del 20% dei Paesi nordici).
Utilizzo di tecnologie efficienti nei data center. Le moderne tecnologie rispondono ai vincoli dovuti alla carenza di spazio e ai costi dell’energia, e molte tecniche innovative si stanno affacciando sul mercato, ad esempio la modellizzazione termodinamica si sta mostrando particolarmente utile ad aumentare l’efficienza dei data center.
La risposta è dunque una strategia complessiva. L’appello finale del report riguarda la necessità di avere un approccio globale, che parta da una presa in carico del problema e l’IT, per la sua pervasività alla vita aziendale, è lo strumento adatto. Far emergere questi centri di costo, comprendendo in quello dell’infrastruttura IT anche l’energia, è il primo passo di un’iniziativa che deve necessariamente coinvolgere i partner dell’azienda e di tutta la supply chain. Il Cio ha molti motivi e strumenti per intervenire da protagonista.

Scarica l’indagine Green IT Barometer

Antonio Santangelo

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