Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Nuovi equilibri nell’era delle macchine. La visione del MIT di Boston

pittogramma Zerouno

Intervista

Nuovi equilibri nell’era delle macchine. La visione del MIT di Boston

20 Dic 2017

di Elisabetta Bevilacqua

Come dominare il futuro digitale, determinato da evoluzioni dirompenti in diverse aree tecnologiche (dati, algoritmi, reti, cloud, miglioramenti esponenziali dell’hardware)? Alcune risposte, che mettono in discussione molti luoghi comuni, vengono dall’intervento di Andrew McAfee, Principal Research Scientist, Massachusetts Institute of Technology, in occasione di Intel Forum e dal recente libro “Machine, Platform, Crowd: harnessing our digital future” di cui è co-autore.

NEW YORK – In occasione del recente Forum SHIFT di Intel Andrew McAfee, Principal Research Scientist del MIT ha indicato i tre ambiti dove la tecnologia sta riscrivendo il campo di gioco del business: il processo, l’impresa stessa e il ridisegno dei settori industriali. In queste aree entrano in gioco il nuovo ruolo delle macchine, quello del crowd (la folla che grazie all’interconnessione sta prendendo sempre più potere), il modello piattaforma. In modo molto semplificato, il modello piattaforma è caratterizzato dalla capacità di mettere in connessione attori economici diversi saltando ogni intermediario, grazie all’utilizzo intensivo di Internet e della tecnologia digitale. All’interno delle imprese, secondo McAfee, ciascuno di questi elementi di innovazione ha una controparte: le macchine si contrappongono alla mente umana, il crowd al core business, la piattaforma al prodotto. Come trovare un nuovo equilibrio?

La seconda fase dell’era della macchine

Uno dei luoghi comuni da abbattere è l’idea che le persone siano chiamate a compiti che richiedono l’esperienza, l’intuizione, la capacità di giudizio e la presa di decisione, mentre le macchine al lavoro di routine. Alla prova dei fatti le decisioni prese sulla base delle opinioni degli esperti umani, che McAfee ribattezza Hippo (Higest-Paid Person’s Opinion), risultano spesso sbagliate: “Nelle aziende le previsioni e le ricette degli esperti (HiPPO) che si basano sugli small data e sulle loro percezioni ed esperienze non aggiungono valore, spesso ne sottraggono, a differenza di quanto accade con le previsioni algoritmiche basate sui big data”, sostiene McAfee.

Andrew McAfee

Principal Research Scientist del MIT

Le macchine hanno invece dato prova di saper essere efficaci anche in campi dove l’intuizione e la capacità di apprendere è fondamentale. È il caso del programma di intelligenza artificiale AlphaGo di Google che ha recentemente battuto il campione mondiale di Go, il cinese Ke Jie, dopo aver trionfato lo scorso anno sul campione coreano Lee Se-dol. “La conclusione non è che AlphaGo giochi meglio, ma che giochi in modo differente”, commenta McAfee.
La seconda fase dell’era delle macchine differisce dalle precedenti per la loro capacità di eseguire non solo attività di routing codificabili, ma attività per le quali non sono state programmate: imparano come risolvere alcuni problemi, vanno oltre i compiti e le applicazioni verso le quali si indirizzano. Non solo, ovviamente, vincono a Go ma fanno diagnosi accurate, interagiscono in modo naturale con gli umani, svolgono attività creative.

Le piattaforme si affermano ma non prenderanno il potere ovunque

All’interno delle imprese un altro elemento di contrapposizione è fra prodotti (beni e servizi) e piattaforme, definite come ambienti digitali online caratterizzati da costo marginale di accesso, riproduzione e distribuzione prossimo a zero. La piattaforma più nota è Internet, grazie alla quale sono nate e cresciute esperienze come quella di whatsapp che si è affermato sul sistema sms e sono nate piattaforme in vari settori come la musica, l’editoria, la fotografia che hanno avuto un effetto dirompente sui rispettivi mercati. Tutto ciò è avvenuto nell’economia digitale: un mercato libero, perfetto e istantaneo, grazie al valore della rete. Un caso di scuola è quello di Amazon che è riuscita a entrare in un nuovo business (quello dei servizi It alle imprese con Aws) sfruttando le risorse e le competenze It messe in campo per il suo core business. Oggi Aws con il 9% del fatturato contribuisce con oltre la metà all’utile operativo dimostrando nel concreto la teoria del costo marginale prossimo a zero sopra enunciata. I beni in rete, a differenza di quanto accade con i beni tradizionali, hanno più valore se molte persone li usano.
Il modello piattaforma si è rapidamente esteso dai mercati digitali a mercati che McAfee definisce O2O (online-to-offline) che hanno a che fare con beni e servizi fisici: trasporti di merci e persone, ospitalità alberghiera, il mondo del fitness: “I risultati variano nei diversi settori: le piattaforme non prenderanno il potere ovunque. In alcuni segmenti ci sarà una coesistenza pacifica, in altri effetti limitati”, prevede McAfee.

Innovazione grazie al crowd

“Se vuoi fare un lavoro intelligente devi attivare milioni di cervelli interconnessi come innovation partner”, suggerisce McAfee. Nelle aziende, la controparte del crowd è il core, ossia la conoscenza, i processi, l’esperienza e le capacità che le aziende hanno sviluppato internamente e attraverso la loro supply chain. Casi storici di successo sono lo sviluppo di Linux e il caso GE per progettazione e marketing dei prodotti via crowd (utilizzando anche opinioni espresse attraverso social). Oggi aiuta il fatto che, per la prima volta nella storia, grazie agli smart phone, la quasi-maggioranza delle persone adulte è connessa in modo digitale: tramite social o vari strumenti di collaborazione le persone sono connesse tra loro e, attraverso Internet, con una buona parte della conoscenza accumulata al mondo. Tuttavia i tentativi per realizzare organizzazioni completamente decentralizzate per sostituire le aziende con il crowd sono finora falliti o in grandi difficoltà. Nonostante ci sia chi prevede la fine dell’impresa a favore di un’economia completamente decentrata dove contratti e relazioni saranno gestiti totalmente dal software, McAfee ritiene che, nonostante l’avanzamento della tecnologia, le imprese resteranno ancora per molto tempo nel panorama economico: “Tuttavia le imprese leader della seconda era delle macchine saranno molto diverse da quelle dell’era industriale, ma saranno ancora riconoscibili come aziende”, afferma McAffee, che, ricordiamo, è co-autore anche del best seller The Second Machine Age: Work, Progress, and Prosperity in a Time of Brilliant Technologies.
All’interno delle aziende i business leader e i manager continueranno a svolgere un ruolo importante, “non solo a prendere decisioni che non sono contrattualmente definite altrove, ma a far lavorare le persone insieme, formulare obiettivi, visioni e strategie, creare cultura e valori, oltre a molte altre cose essenziali”.

Un messaggio per i business leader

“Sarebbe assurdo affermare che le menti, i prodotti e il core siano obsoleti: le capacità umane, beni e servizi eccellenti e forti capacità organizzative restano essenziali per il successo del business – sostiene McAfee – Ma voglio convincere i business leader che, a causa delle recenti trasformazioni tecnologiche, si deve trovare un nuovo equilibrio fra menti umane e macchine, prodotti e piattaforme, core e crowd, con una visione di come sarà la loro azienda fra 3-5 anni”. Il secondo elemento delle coppie negli ultimi anni è diventato infatti molto più ‘competente’ e potente e va guardato con nuovi occhi. La chiave del successo dell’economia di oggi è capire quando, dove, come e perché le macchine, le piattaforme e il crowd possano essere efficaci.

McAfee ha una visione ottimista del futuro: i prossimi decenni saranno migliori di quelli di cui l’umanità è stata finora testimone: “Non è una previsione, ma è una possibilità e un obiettivo. Il futuro non è pre-determinato: le imprese e la società, così come gli individui, possono tracciare il proprio”.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

Argomenti trattati

Approfondimenti

D
Digital Economy
I
Intelligenza Artificiale

Articolo 1 di 4