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Le start up per la PA, come creare un ecosistema per la crescita

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Le start up per la PA, come creare un ecosistema per la crescita

Il convegno “Le startup per innovare la PA”, tenutosi durante lo scorso Forum Pa 2016 è stato anche l’occasione per la presentazione delle dodici startup selezionate dalla competizione call4ideas 2016, organizzata da FPA con la collaborazione di Startupbusiness, PoliHub e Camera di Commercio Roma. Ma è servito anche per fare il punto sui progressi e su quanto ancora resta da fare per favorire un ecosistema favorevole alla crescita di nuove imprese tecnologiche, uno dei pilastri per la ripresa del Paese e per la modernizzazione della PA

28 Giu 2016

di Elisabetta Bevilacqua

Sono molti gli ambiti di innovazione in cui la Pubblica amministrazione procede a fatica e potrebbe ricevere un impulso dalle startup. Si va dalla sanità elettronica al cloud computing, dalla promozione del settore turistico all’ IoT, per arrivare alle applicazioni connesse al nuovo sistema di autenticazione per i cittadini, SPID.

Stefano Mainetti, Ceo di Polihub

La volontà di portare idee di trasformazione non manca ma, come ha ricordato Stefano Mainetti, Ceo di PoliHub, tra gli organizzatori dell’incontro, “il percorso dall’idea al successo dell’impresa non è breve e servono alcuni requisiti: l’imprenditorialità, la complementarietà dei componenti del team, l’idea giusta proposta al momento giusto, la presenza di un Ceo in grado, quando è il momento, di far accadere le cose, la disponibilità di proprietà intellettuale o di asset corrispondenti, la capacità di trovare finanziamenti”.
I numeri del Polihub, che pure si è classificato come il 2° incubatore universitario europeo e il 5° al mondo, testimoniano le difficoltà; delle 50 start up ospitate dell’incubatore nel 2015, selezionate da 1.200 proposte, solo 15 fatturano, per un totale di 12 milioni di euro. Un mercato dunque ancora molto limitato.

Andrea Cavallaro, Senior Advisor Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

Fra gli imputati per le difficoltà che incontrano queste realtà figura al primo posto la scarsità di investimenti in progetti innovativi che, come ha sottolineato Andrea Cavallaro, Senior Advisor Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, “in Italia sono un decimo di quelli francesi e tedeschi e la metà di quelli spagnoli”. Per ora non si vedono miglioramenti, grazie a un andamento piatto, risultato di un trend decrescente degli investimenti istituzionali, compensato da quello crescente (+32%) degli investimenti non istituzionali (vedi figura 1). Nonostante queste difficoltà si sono riscontrate alcune dinamiche positive: almeno una decina di finanziamenti da oltre 10mln di euro, alcuni round B, spesso derivanti da finanziamenti esteri, fatturati di startup dell’ordine dei milioni di euro.

Figura 1 – Distribuzione investimenti per tipologia di settore – fonte: Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano

In questo panorama l’alleanza fra startup e Pa potrebbe risultare una partnership win-win, realizzabile non solo attraverso finanziamenti pubblici ma consentendo alle startup l’accesso ad un public procurement innovativo, come propone Mattia Corbetta, del Ministero dello Sviluppo Economico, che indica, al contempo, la necessità di trasformare la Pa come è oggi: “Se vogliamo una Pa innovativa capace di accogliere le startup si deve scardinare il fantasma del blocco del turn over e assorbire persone competenti e giovani”.

Mattia Corbetta, Direzione Generale Politica Industriale, Competitività e PMI – Ministero dello Sviluppo Economico

Il clima, se pure troppo lentamente, sta cambiando anche come risultato di una legislazione ad hoc per le startup varata da oltre due anni e che ha contribuito alla nascita di oltre 5.800 nuove imprese. Lo rivendica con orgoglio Corbetta ricordando ad esempio che, grazie al fondo di garanzia che consente l’erogazione da parte delle banche senza valutazione di merito creditizio, sono stati erogati in circa due anni e mezzo prestiti per 350 milioni a circa mille startup. “E fra un mese sarà possibile creare una startup innovativa, gratis, online e senza ricorrere al notaio”.
Per quanto riguarda le 12 finaliste di quest’anno, selezionate fra le 75 ritenute idonee, segnaliamo innanzi tutto CondividiPA, la startup che ha vinto l’ospitalità gratuita per 3 mesi presso PoliHub. Il progetto prevede di applicare la sharing economy a Enti Locali e altre PA, che potranno condividere beni materiali, servizi o informazioni, come già accade in molti settori privati, mettendo in contatto l’amministrazione che ha una particolare necessità con un’altra in grado di risolverla e promuovendo così la nascita di una community di Enti locali.
Altre soluzioni selezionate riguardano, ad esempio, la sanità elettronica (Farmosa e MyMealHospital), il monitoraggio della spesa e il risparmio (Sense4Green, per il controllo delle reti idriche), la digitalizzazione delle relazioni con i cittadini (SPERO), Mobile Payment & Commerce (Botteega), la didattica 3.0 (Chimpa), la raccolta differenziata (GreenBag), un servizio di hosting per pubblicare dati geospaziali (GisHosting).
Più in generale, il maggior numero dei progetti presentati a call4ideas 2016 ha proposto soluzioni per gli enti pubblici locali e per migliorare la comunicazione tra amministrazioni locali e centrali e cittadini e imprese, l’interazione tra PA e cittadini. Resta alta la partecipazione per le soluzioni relative a Sanità elettronica e Internet of things, mentre sono ancora scarsi i progetti di Mobile Payment & Commerce e Cloud computing e razionalizzazione del patrimonio infrastrutturale.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

Le start up per la PA, come creare un ecosistema per la crescita

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