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Il buon governo di casa Fila

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Il buon governo di casa Fila

La società, leader europea negli strumenti per la scrittura e l’espressione artistica, attua grazie alle soluzioni di Tagetik un sistema di corporate performance management che ne assicura la compliance normativa e, soprattutto, permette di centralizzare il controllo e il governo economico e finanziario di un gruppo dalla complessa struttura multisocietaria e internazionale.

13 Mar 2012

di Giampiero Carli Ballola, Giampiero Carli Ballola

Quasi solo in Toscana, oggi, si dice ancora ‘lapis’ al posto di ‘matita’, due parole che derivanti entrambe dallo stesso termine latino (lapis haematitas, pietra di ematite) indicano lo strumento-principe per il disegno e la scrittura, che così come oggi lo conosciamo ci ha accompagnato dalla metà del 16mo secolo, con la scoperta nel Cumberland di miniere che rendevano economica la grafite, fino alla conquista dello spazio, dove permette agli astronauti di scrivere anche in assenza di gravità.
E difatti la Fabbrica Italiana Lapis e Affini, ovvero Fila  nasce a Firenze, nel 1920, ed è a Firenze che, tre anni dopo, viene sviluppata la matita colorata italiana, che arriva nei negozi in astucci di cartone con il marchio Giotto. Gli anni di guerra impongono qualche sacrificio, come la sostituzione del pregiato cedro della California con l’autarchico tiglio bergamasco, ma la Fila emerge dal conflitto sostanzialmente in buona salute e nel 1956, con l’ingresso nella proprietà della famiglia Candela, che ne è tuttora alla guida e detiene la larga maggioranza del capitale sociale, l’azienda si trasferisce a Milano.
Tra il 1959 e i primi anni ‘60 l’offerta si estende a un nuovo mezzo di scrittura, la penna a sfera (dapprima prodotta in collaborazione con Lyra Italiana, azienda che poi verrà a far parte del gruppo Fila) e agli strumenti per le belle arti, con la linea Tiziano di pastelli, acquerelli e carboncini. Negli stabilimenti di Milano nasce anche Giotto Fibra, antesignano dei pennarelli colorati.

Crescita ed espansione continua

Attenta, come le migliori aziende italiane, al design dei propri prodotti, la società presenta nel 1973 Tratto Pen, che vince nel 1979 il prestigioso premio ‘compasso d’oro’ per la originalità e funzionalità del progetto. A metà degli anni ’90 la società è pronta per una nuova espansione dell’offerta e con l’acquisizione di Adica Pongo entra nel campo delle paste per modellare, settore dove nel 2000, avendo acquisito anche la francese Omyacolor, diventa leader europeo.
Oggi Fila è una società alla testa di un gruppo dalla struttura produttiva multinazionale, con cinque stabilimenti, in Italia, Francia, Germania, Messico e Cina, e dodici sedi commerciali, in Europa, nelle Americhe e in Asia. La sua produzione copre il mercato con numerosi marchi: Adigraf, Das, Didò, Giotto, Lyra, Pongo e Tratto in Italia e in Europa; Prang e Ticonderoga in Nordamerica, Mapita e Vinci nell’America del Sud. Il Gruppo è costituito da numerose società, una ventina ad oggi, legate fra loro e alla capogruppo, Fila SpA, da compartecipazioni di capitale e da una rete abbastanza complessa di flussi economici incrociati. I dipendenti diretti sono circa duemila e il fatturato totale è passato in dieci anni da 70 a oltre 200 milioni di euro, dei quali circa il 70% generato all’estero.
Stefano De Rosa, Chief Financial Officer di FIlaStefano De Rosa, Chief Financial Officer di Fila

Come ci spiega Stefano De Rosa (nella foto), Chief Financial Officer, “Fila è diventato un gruppo internazionale dopo l’ingresso di Intesa SanPaolo nel capitale sociale, che ha permesso, dal 1999 in poi, l’espansione del business all’estero. Prima con l’acquisizione di una società francese, poi di una spagnola e poi ancora, nel 2005, con la grande acquisizione del gruppo americano Dixon. Nel 2008 questa strategia di crescita è proseguita con l’acquisizione della tedesca Lyra e oggi stiamo finalizzando l’acquisizione di una società indiana”. Nonostante questa progressiva internazionalizzazione Fila resta però un gruppo dall’impronta ancora abbastanza familiare e con tutte le caratteristiche del caso, tra le quali quella di avere una guida, quella appunto della famiglia (con Massimo Candela come amministratore delegato), più orientata all’espansione del business che ai problemi amministrativi. Tanto che, per fare un esempio, ogni società del gruppo mantiene a tutt’oggi un proprio sistema gestionale indipendente dagli altri: in Italia si usa Pro J, gli americani hanno Oracle-JDEdwards e così via. È anche per questo che qualche tempo fa, verso la fine del 2006, viene presa la decisione di ‘fare ordine’ avviando un progetto di Corporate performance management.

Dare organicità

Dietro questa scelta stavano due motivazioni principali. “La prima e più immediata – ricorda De Rosa – era di avere un sistema che ci garantisse la compliance normativa necessaria a rispondere ai requisiti delle società di auditing internazionale e della Borsa Italiana”. Infatti, non solo la Dixon, acquisita nel 2005, è quotata sul mercato americano, ma la stessa Fila, che oggi non è in Borsa, non è affatto detto che non vi entri in un prossimo futuro. “La seconda – prosegue De Rosa – era quella, per così dire, di ‘mettere un cappello’ sopra ogni sistema locale, in modo da lasciare le consociate libere di usare in autonomia la soluzione preferita per la gestione amministrativa, ma crearvi al di sopra un piano di conti e un flusso informativo comune”. Si trattava, insomma, di sostituire tutta una serie di procedure manuali portate avanti a forza di fogli Excel con un sistema di controllo centralizzato delle performance economiche e finanziarie del Gruppo, capace di gestire in modo unificato i processi di Consolidato, Budgeting, Reporting e Pianificazione e di fornire al management e agli investitori (tra i quali, oltre a Intesa Sanpaolo, figura da circa un anno il fondo Rothschild Investment Partners) informazioni tempestive e soprattutto affidabili e certificate.
La soluzione tecnologica implementata è stata Tagetik 3.0, la piattaforma software realizzata dall’omonima società di Lucca che consente appunto di gestire i processi di pianificazione, di controllo e di informativa finanziaria in modo integrato ma flessibile, capace di adattarsi ai diversi modelli organizzativi delle imprese e di aggiornare il piano dei conti in ogni luogo e in ogni momento ove sia necessario. Per potersi avvalere di quest’ultima capacità è stato necessario un importante lavoro preliminare, che è consistito nel creare, presso la capogruppo, un piano-conti molto dettagliato e nello studiare, per ogni consociata, quella che De Rosa chiama ‘confluenza’, una procedura che permette appunto di far confluire il piano conti locale nel piano conti Fila. “Una volta che questa confluenza è stata validata – prosegue De Rosa – resta bloccata, nel senso che ogni nuovo conto e ogni modifica deve necessariamente passare da noi”.

Dopo la decisione di dotarsi di un Corporate performance management, che, come si è accennato, è del 2006 ed è stata presa direttamente dalla direzione finanziaria, nella persona del Cfo, con un contenuto investimento iniziale (circa 110 mila euro, ricorda De Rosa), il progetto si è sviluppato per gradi. Il primo anno è stato assorbito dal data entry preliminare, un lavoro molto impegnativo che ha permesso però, nell’anno seguente, di mettere a punto strumenti di Etl in grado di fornire dati di qualità elevata importandoli automaticamente dalla contabilità dei diversi gestionali. Si è quindi ottenuto il primo ‘statutory’, cioè il bilancio civilistico (“nucleo di sopravvivenza” lo chiama De Rosa) prodotto con la nuova piattaforma. Completamente ‘auditable’ grazie alla tracciabilità dei dati e dei processi e realizzato in una frazione del tempo occorrente in precedenza.

Poi nel 2008 si è sviluppato il sistema di reporting (che, osserva De Rosa, ha il grande vantaggio di dare al management conti economici ordinati per destinazione e centri di costo e non per natura delle spese, come è nello statutory) e nel 2009 quello per il Financial planning.
In questo lasso di tempo Fila è riuscita ad operare in modo sinergico con il vendor, riducendo così al minimo e solo nella fase iniziale il contributo di consulenti esterni.
Dal punto di vista della tecnologia la soluzione Tagetik, che, ricordiamo, è interamente web-based, si è mostrata solida e non ha creato nessun problema. Solo, dice De Rosa: “riscontriamo un po’ di lentezza nel momento delle chiusure. Ma – aggiunge – ciò può dipendere anche da problemi di connessione, che è fornita via Vpn da Telecom”. Apprezzato anche il sistema di assistenza online Tagetik e-Support, accessibile via browser in ogni momento (‘7 x 24’)e che oltre alla soluzione immediata dei piccoli problemi rappresenta il punto di accesso ai servizi forniti dai tecnici Tagetik ai vari livelli d’intervento. Recentemente Tagetik ha presentato la versione 4.0 della propria piattaforma e la soluzione implementata in Fila verrà conseguentemente aggiornata. Non sono previste invece, almeno per ora, estensioni agli strumenti di intelligence e di analisi che completano l’offerta della casa di Lucca dato che  in quest’area le esigenze di Fila sono già soddisfatte da altre e specifiche soluzioni.

Giampiero Carli Ballola

Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

Giampiero Carli Ballola

Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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