Dassault Systèmes: la scelta della scienza

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Dassault Systèmes: la scelta della scienza

La società avvia una strategia di espansione verso nuovi mercati promuovendo la propria piattaforma 3DExperience come strumento al servizio della scienza. Per immaginare prima e realizzare poi programmi d’innovazione sostenibile, capaci di armonizzare prodotti e processi produttivi con i cicli della natura e della vita.

19 Lug 2016

di Giampiero Carli Ballola

BOSTON – Nella capitale del Massachussets, nei cui pressi Dassault Systèmes ha la sede per il Nord America, in un ‘campus’ che si affianca a quello del quartier generale di Vélizy-Villacoublay, alla periferia di Parigi, si è svolto a fine maggio Science in the Age of Experience, un evento che marca un nuovo traguardo nell’estensione della strategia della società. Vale a dire quello di promuovere e incoraggiare l’impiego della propria piattaforma 3DExperience, per l’innovazione nella ricerca scientifica. Un mondo diverso da quello, tradizionale per la società, dell’industria manifatturiera e quindi da affrontare con approcci e business model diversi. Modelli operativi che, a quanto si è colto da ciò che il Ceo Bernard Charlès ha detto e da ciò che abbiamo sentito da qualcuno dei 40 partner presenti all’evento, sono ancora in via di definizione. Ma che in ogni caso segneranno per Dassault un nuovo cammino.

Bernard Charlès, Ceo di Dassault Systèmes

Sia nelle sessioni generali sia nelle oltre 130 ‘break session’ dedicate a specifiche attività o problematiche, Dassault ha voluto sottolineare il potenziale d’innovazione dato dalle sinergie tra due dei suoi marchi, ossia Biovia e Simulia. Operando in sintonia all’interno della piattaforma 3Dexperience, le soluzioni delle due linee d’offerta possono abilitare quella che Charlès ha chiamato “la ricerca dall’atomo al prodotto”, identificando poi quattro trend nei quali principalmente, ma non esclusivamente, focalizzare le proprie energie, e cioè: “medicina di precisione” (con lo sviluppo di molecole calibrate sul singolo paziente); ricerca e sviluppo di nuovi materiali; manufacturing additivo (cioè aggiungendo anziché asportando materiale, quindi stampa 3D anziché macchine utensili) e, come per tutto il mondo industriale, l’Internet of Things.

È un programma complesso e anche ambizioso, ma parlando alla stampa Charlès ha detto: “Siamo una compagnia controllata (dal Gruppo Dassault – ndr) per cui ci possiamo permettere il lusso di prendere dei rischi. Non c’è voluto più d’un quarto d’ora per decidere con il board del Gruppo un investimento di un miliardo e mezzo nelle scienze della vita. Oggi le ragioni che sono state all’origine di tale decisione diventano evidenti, e lo saranno ancora di più man mano che la piattaforma che abbiamo sviluppato (la 3DExperience – ndr) si tradurrà nelle soluzioni che il mondo cerca”.

Una strategia per nuovi mondi

Il concetto della 3DExperience
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La comunicazione nell’emergenza ai tempi dell’infosfera
Marketing

La natura globale della 3DExperience è stata sottolineata dalla scelta dei due ‘keynote speaker’ invitati a Boston: Martin Karplus, professore ad Harvard e nonchè Premio Nobel per la chimica 2013, e Mark Maili, direttore per le Modellazione e Simulazione alla Procter & Gamble. Come dire accademia e industria insieme nella ricerca. Affascinante l’indagine di Karplus sui “motori biomolecolari” che governano il comportamento dinamico delle proteine e degli acidi nucleici, cose impossibili da osservare ‘in vitro’ ma visibili tramite simulazione. Di grande interesse per le ricadute sul business gli strumenti di modellazione che consentono alle diverse funzioni, dalla produzione al marketing, dell’organizzazione P&G di cogliere i meccanismi d’interazione tra i materiali e i processi di fabbricazione dei prodotti e le persone cui sono destinati.

Come si può capire, l’intento unificante della piattaforma Dassault sottende una strategia volta a raggiungere mercati nuovi. Cosa che Bernard Charlès ha rimarcato osservando come gli eventi internazionali organizzati dalla società siano oggi di taglio monotematico, rivolti appunto a diverse aree di business: nel 2016 a Milano il design, a Boston la scienza e a Shanghai (il prossimo novembre) il manufacturing; nel 2017 a Londra il marketing. Sempre, ovviamente “…in the Age of Experience”.

Un secondo aspetto relativo alla strategia d’offerta Dassault è l’attenzione ai servizi cloud. Come si può intuire, le applicazioni di modellazione solida e di rendering delle superfici nonché di rappresentazione dinamica degli eventi che sono alla base non solo delle soluzioni Simulia e Biovia ma dell’intero concetto della 3DExperience esigono potenti risorse di calcolo. Sin dalla sua nascita Dassault Systèmes ha sempre usato ciò che di più performante era disponibile: dai mainframe delle prime versioni Catia ai sistemi Unix-Risc di Ibm, HP e Sun (ma a Boston, presso i partner, v’erano anche soluzioni ottimizzate per macchine Silicon Graphics e addirittura Cray), sino ai più recenti cluster Windows HPC. L’avvento dei servizi cloud ha creato un nuovo paradigma nel rapporto costo/prestazioni e Dassault intende sfruttare quest’opportunità a fondo, specie per i nuovi mercati cui sta puntando, offrendo le proprie soluzioni sia come SaaS sia, volendo, come PaaS e IaaS in ambienti cloud privati e/o ibridi gestiti da Microsoft e Amazon Web Services.


Molte facce, una sola realtà

Dassault Systèmes, società del Groupe Industriel Marcel Dassault, nasce come spin-off della Dassault Aviation, casa fondata nel 1929 da Marcel Bloch, geniale progettista aeronautico che, sfuggito alla morte per il rifiuto di collaborare con gli occupanti tedeschi, nel ’47 adotta il nome di battaglia del fratello Paul, martire della Resistenza. A metà degli anni ’70 un gruppo d’ingegneri sviluppa in Dassault un software di progettazione 3D molto innovativo. Affinato e testato nel tempo, il Gruppo decide nel 1981 di proporlo al mercato creando una società ad hoc, appunto Dassault Systèmes. Anglicizzato il nome del prodotto da Cati (Conception Assistée Tridimensionelle Interactive) in Catia (Computer Aided Three-dimensional Interactive Application), il prodotto viene presto scelto da Ibm, con un accordo di distribuzione (non esclusivo) che apre al software francese la strada della grande industria: prima Boeing e poi General Dynamics, per dire solo due nomi, se ne servono per sviluppare rispettivamente aerei e sottomarini, mentre le versioni per l’automotive sono via via adottate da quasi tutte le industrie del settore. Oggi, con un fatturato 2015 di circa 2,8 miliardi di euro, Dassault Systèmes è leader mondiale del mercato del software di Cad, Cam, Cae e Plm.

Il successo di mercato e la flessibilità della soluzione danno alla società i mezzi economici e tecnologici per una crescita che avviene di fatto acquisendo software house innovative e integrandone i prodotti in una piattaforma, che viene chiamata 3DExperience, sempre più completa e adattabile ai diversi bisogni delle imprese. In meno di vent’anni sono più di 25 le società o le linee di prodotti acquisite, con operazioni che danno esito a diverse realtà. A volte queste società restano sul mercato mantenendo il loro nome, come SolidWorks (tra le prime acquisite, nel 1997) o Exalead (entrata nel gruppo nel 2010). Altre volte invece ‘scompaiono’ nel loro prodotto, integrato nell’offerta Dassault. Altre volte ancora vanno a creare, da sole o insieme ad altre, una business unit che opera in autonomia sotto un nuovo nome.

È questo il caso, tra i dodici marchi che oggi compongono la galassia dell’offerta Dassault, delle due realtà che più hanno caratterizzato l’evento di Boston. Una è Simulia, che fonde nella 3DExperience le soluzioni Abaqus e Virtool (acquisite, come società, nel maggio e luglio 2005) creando un ambiente di simulazione che permette di valutare prestazioni, sicurezza e affidabilità sia di prodotti sia di materiali senza realizzare costosi prototipi fisici. L’altra, creata nel 2014, è Biovia, che sempre nella 3DExperience integra le soluzioni dell’acquisita Accelrys con altri e diversi prodotti, fornendo un inedito ambiente di gestione per la ricerca scientifica, con particolare orientamemto alla chimica organica, alla biologia e allo sviluppo di materiali correlati a tali discipline.

Giampiero Carli Ballola

Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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