Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Il seme di una nuova industria: 4.0

pittogramma Zerouno

Mercati

Il seme di una nuova industria: 4.0

23 Giu 2017

di Valentina Bensi

1,6 ÷ 1,7 miliardi di euro è il mercato di progetti 4.0 in Italia nel 2016, con una crescita del 25% sull’anno precedente: sono i dati della Ricerca 2016-17 dell’Osservatorio Industria 4.0. Cresce l’interesse delle aziende italiane e si moltiplicano le esperienze concrete

“Per l’Industria italiana, i 12 mesi appena trascorsi sono stati fondamentali, per numerosità ed entità dei cambiamenti intercorsi. 12 mesi fa lamentavamo una scarsa consapevolezza delle imprese italiane verso la digitalizzazione e l’ammodernamento tecnologico spinto dalla rivoluzione dell’Industria 4.0. Oggi, la situazione è completamente diversa e l’Industria 4.0 e il complesso percorso di trasformazione che essa sottende è al centro dell’attenzione di buona parte del mondo economico, oltre a quello manufatturiero/industriale. 12 mesi fa lamentavamo l’assenza di un programma che orientasse e favorisse gli investimenti; oggi l’Italia dispone di un Piano Nazionale che rappresenta, dopo decine di anni di assenza, il seme di una nuova politica industriale. E non sono stati solo mesi di parole e di programmi: le applicazioni delle nostre imprese sono cresciute in numero e complessità”, è con queste affermazioni positive che l’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, introduce la Ricerca 2016-2017 presentata a Milano il 23 giugno e commentata in anteprima per ZeroUno.

Cresce il livello di consapevolezza

Dalla survey realizzata dall’Osservatorio (alla quale hanno partecipato 241 imprese, di cui 172 grandi e 69 piccole e medie, distribuite su 12 settori chiave per l’industria italiana) risulta che meno di un rispondente su 10 dichiara di non conoscere il tema, quando 12 mesi fa questa percentuale era del 38%. La percezione del fenomeno Industria 4.0 appare corretta, a cavallo tra tecnologie di produzione (OT, 54%) e tecnologie informative di gestione (IT, 46%). Rimane solo un 8% che dichiara di non conoscere l’espressione “Industria 4.0”.

Una fotografia confermata dai livelli di conoscenza dichiarati per le singole Smart Technologies, che in media si attesta attorno all’80%. “La parola chiave più gettonata – precisa Giovanni Miragliotta, Direttore (insieme a Marco Macchi e Sergio Terzi) dell’Osservatorio – è stata Automazione di fabbrica con il 33% delle preferenze, sottolineando in questo modo la continuità con il presente del mondo industriale, e nel complesso le parole chiave che rappresentano il mondo OT (Automazione, Sensoristica su impianti e macchinari e Stampa 3D) raccolgono il 54% delle preferenze. Vi è però ampia consapevolezza che Industria 4.0 non si limiti solo alle tecnologie di campo: le preferenze raccolte dalle tecnologie IT (Integrazione di processi con software gestionali, Nuovi software a supporto della pianificazione e gestione della Fabbrica / Value Chain, Portali di collaborazione cliente-fornitore e Strumenti CAD/CAM) insieme raccolgono il 46% delle preferenze, restituendo in questo modo l’eterogeneità che comunque caratterizza le imprese all’interno del comparto secondario”.

Il livello di conoscenza del Piano Nazionale Industria 4.0. Base rispondenti: 241 aziende – Fonte: Osservatorio Industria 4.0

L’Industria 4.0 in pratica

Sono più di 800 le applicazioni 4.0 dichiarate dai 241 rispondenti alla survey, distribuite nelle tre diverse aree Smart Lifecycle, Smart Supply Chain e Smart Factory, per una media di 3,4 applicazioni per azienda: “Sono numeri che denotano un momento di grande fervore, e che dimostrano come l’industria italiana sia entrata pienamente nella fase storica del ‘fare pratica’ con le nuove tecnologie”, afferma Miragliotta.

Giovanni Miragliotta

Direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano

Come nel 2015, sono le soluzioni di Industrial IoT e Industrial Analytics a dominare l’area Smart Factory, con livelli di adozione del 38% e 33% rispettivamente, ma già oltre un quarto delle imprese dichiara di aver investito anche in soluzioni di Advanced Automation (26%) e Advanced Human Machine Interface (HMI) (27%). L’area Smart Supply Chain fa importanti passi in avanti, rispetto al 2016, con tassi di adozione del 32% e del 15% rispettivamente per Industrial Analytics ed Industrial IoT. In ambito Smart Lifecycle, l’Additive Manufacturing conferma il suo ruolo centrale nelle fasi di prototipazione, ma sono le applicazioni IoT, Analytics e Cloud a veder raddoppiare i dati di adozione dello scorso anno.

Il mercato 4.0 in Italia e le sfide future

L’industria 4.0 ha raggiunto nel 2016, secondo una stima prudente, un valore compreso tra 1,6 e 1,7 miliardi di euro (con un tasso di crescita vicino al 25%, tralasciando i comparti Advanced Automation e Advanced Human Machine Interface, non considerati nell’analisi 2015), di cui l’84% realizzato verso imprese italiane e la rimanente quota come export di progettualità, prodotti e servizi. Dati quindi molto positivi e che aprono interessanti prospettive per il mondo industriale italiano. Ma quali sono le sfide che le nostre imprese devono ora affrontare? I ricercatori del Politecnico ne hanno individuate principalmente tre:

  1. Il passaggio dalle sperimentazioni (talvolta spinte dalla voglia di cimentarsi con le soluzioni disponibili, più che da un preciso disegno di cambiamento) alla piena comprensione di cosa voglia dire Industria 4.0 per ciascuna specifica azienda;
  2. Non legare la trasformazione 4.0 alla piccola innovazione, “addomesticandola e inserendola in programmi storicamente consolidati (la Lean Production su tutti): stiamo infatti parlando di una innovazione radicale, che deriva dalla interconnessione di tutte le risorse
  3. la terza sfida ruota attorno al “dato”, come esemplifica il direttore dell’Osservatorio: “Così come è naturale per un direttore di produzione misurare la produttività dei macchinari e la produttività del lavoro, altrettanto deve diventare naturale misurare la produttività dei dati raccolti, con nuovi indicatori, ancora da sviluppare, testare e quindi disseminare”.

“Da queste tre sfide discende la necessità per le aziende di sviluppare le capacità per affrontarle, dotandosi delle competenze adeguate, rivedendo le proprie strategie e pratiche di selezione, assunzione e sviluppo delle risorse umane, i piani di formazione e le reti di collaborazione”, concludono gli estensori della Ricerca.

Valentina Bensi

Giornalista

Articolo 1 di 4