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AWS Summit 2021: il futuro è già qui

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Attualità

AWS Summit 2021: il futuro è già qui

L’ultima edizione dell’evento di Amazon Web Services si è aperta con la testimonianza di aziende visionarie che utilizzano cloud, fluidodinamica computazionale, intelligenza artificiale, digital twin e altre tecnologie di frontiera in svariati campi: dai voli supersonici alla progettazione di intere città fino alla produzione nello spazio e ai viaggi in orbita

22 Giu 2021

di Carmelo Greco

AWS Summit online 2021 per l’area EMEA, l’appuntamento di Amazon Web Services che si è tenuto in modalità virtuale il 9 e il 10 giugno, ha previsto quest’anno due percorsi. Il Builders Day del 9 giugno, dedicato agli esperti e agli sviluppatori, ha illustrato alcune delle più rilevanti novità di AWS sull’universo del cloud computing. Il 10 giugno, invece, l’Innovation Day è stato rivolto ai leader in cerca di ispirazione e di idee utili ad accelerare la crescita delle proprie aziende. Diversi gli interventi che si sono succeduti durante la due giorni.

Ecco, in particolare, i temi affrontati nel keynote dell’Innovation Day, tutti all’insegna del “Rethink possible”. E, in effetti, le storie aziendali introdotte da Michelle Dickinson, nanotecnologa e ingegnere dei materiali, e Olivier Klein, Chief Technologist APJ di AWS (nella immagine di apertura), fanno pensare che la frontiera tra il possibile e l’impossibile sia soltanto questione di pensiero e immaginazione.

Dagli aerei supersonici al modello 3D dei calciatori

La prima testimonianza è stata quella di Blake Scholl, fondatore e CEO di Boom Supersonic. In continuità con l’età gloriosa del Concorde, “mezzo secolo dopo – ha detto Scholl – abbiamo la tecnologia e il mercato adatti per realizzare un aereo supersonico adeguato”. Dai nuovi materiali in fibra di carbonio a una nuova generazione di carburante liquido, il SAF (sustainable aviation fuel), fino alla fluidodinamica computazionale e alle gallerie del vento virtuali rese possibili dalla capacità di calcolo illimitate del cloud. Una realtà concreta e non più futuristica, che entro la fine del decennio solcherà i cieli di tutto il mondo, come dimostrano i 4 miliardi di preordini già effettuati da Japan Airlines.

James Kuffner, representative Director e CEO di Woven Planet Holding, ha parlato invece del progetto Woven City che dovrebbe far sorgere dal nulla un’intera città in Giappone alle pendici del monte Fuji. Il termine “Woven”, tessuto, si riferisce alle origini della Toyota, il principale sponsor dell’iniziativa, quando il fondatore Sakichi Toyoda, più di 100 anni fa, inventò un telaio automatico per alleviare la fatica manuale della madre. Ma indica anche una nuova società “intessuta” insieme attraverso l’infrastruttura sostenibile e programmabile di una smart city. Digital twin, intelligenza artificiale, realtà virtuale e robotica sono alla base della progettazione di questo tessuto urbano avveniristico.

Nell’attesa che Woven City sia edificata, i fan del pallone, soprattutto i tedeschi, possono godersi nuovi modi per seguire una partita di calcio. Christian Seifert, CEO della Bundesliga, la seria A calcistica tedesca, ha spiegato come, grazie a AWS Match Facts, “generiamo dati sulle partite in tempo reale, confrontandoli con i dati storici”. Non è lontano il tempo in cui “il modello 3D dei calciatori in formazione tattica si potrà vedere nel soggiorno di casa, in un pub, in giardino”.

Protezione dei dati personali e applicazioni sanitarie

Il keynote dell’Innovation Day non poteva trascurare, ovviamente, il tema delle tecnologie applicate alla ricerca nell’era del Covid-19, che ha acuito i rischi di violazione dei dati specialmente in campo sanitario. Glenn Gore, CEO di Affinidi, si è soffermato sul web 3.0 che metterà al centro la proprietà delle informazioni degli individui, spostandola da piattaforme centralizzate verso modelli di proprietà decentralizzati. Tecnologie NFT (Non-fungible token) basate sulla blockchain, unite ai concetti di identità auto-sovrana (self sovereign identity) e alle credenziali verificabili (VC), permetteranno di far transitare i dati di ciascuno in totale riservatezza. Già oggi Affinidi applica questi principi in 15 standard a livello globale per consentire ai viaggiatori di spostarsi più facilmente e di vedere riconosciuti i rispettivi pass sanitari dalle autorità di paesi differenti.

Un’altra storia aziendale, quella della Marut Drones, raccontata dal suo fondatore e CEO Prem Kumar Vislawath, ha mostrato come l’innovazione possa essere efficace per contrastare le malattie infettive. In India la malaria è una piaga causata dalle zanzare degli ambienti lacustri, ambienti la cui bonifica richiede l’intervento costante di operatori, con pericoli per la loro stessa salute e tempi di realizzazione molto lunghi. I droni fanno lo stesso lavoro in meno di un giorno, invece delle consuete 4-5 settimane. Abbinati a dispositivi IoT permettono di classificare le specie di zanzare e di elaborare queste informazioni con l’ausilio dell’intelligenza artificiale così da identificare le aree ad alto, medio e basso rischio.

Verso lo spazio e ritorno, quando la realtà non è un film

Se i droni di Marut Drones volano radenti, presto saranno lanciati nello spazio due nuovi satelliti, SWOT e NISAR, il primo realizzato dalla NASA con l’Agenzia spaziale indiana, l’altro sempre dalla NASA con l’Agenzia spaziale di Canada e Francia. “Lo scopo di entrambi – ha sottolineato Tom Soderstrom, Chief Technologist, Worlwide Public Sector di AWS – è di mappare tutta l’acqua del pianeta ogni due settimane, così da notare eventuali cambiamenti. In questo modo si potranno prevedere siccità o inondazioni”. Il contributo di Soderstrom ha aperto la strada agli ultimi due, incentrati proprio sulle tecnologie spaziali.

Andrew Rush, President e COO di Redwire, è a capo di una società che produce nello spazio per una serie di regioni: “È incredibilmente costoso inviare materiale nello spazio, fino a 10 mila dollari per chilogrammo. Il secondo motivo è la discrezionalità delle missioni e dei piani di emergenza: non si possono portare molte cose nello spazio. Il terzo motivo è che possiamo ottimizzare il satellite o la stazione spaziale in funzione dell’ambiente spaziale”. Oltre a lavorare nello spazio per lo spazio (produzione, assemblaggio e manutenzione dei satelliti), si può lavorare nello spazio per la terra. Un esempio è la produzione di materiali a microgravità o in ambiente radioattivo che, come nel caso dei vetri ottici, possono trasmettere molti più dati rispetto alla tradizionale fibra ottica in silice.

E per chi, invece, volesse fare un giro in orbita, la Blue Origin ha pronto il suo New Shepard con cui percorrere dal Texas e ritorno la linea di Kármán, il confine invisibile posto 100 km sopra il livello del mare. Analogamente alla tecnica utilizzata per il nuovo aereo supersonico, la fluidodinamica computazionale, insieme a realtà virtuale e aumentata, rappresentano la chiave per rendere possibile questo viaggio futuribile. Ariane Cornell, Director of Astronaut & Orbital Sales di Blue Origin, è del parere che questa è la prima tappa verso le stazioni orbitanti, anche se molto probabilmente potranno essere abitate dai nipoti dei nostri nipoti.

Carmelo Greco

Giornalista

Giornalista professionista, si occupa come freelance e formatore di temi connessi all’innovazione digitale, all’economia civile e alle trasformazioni del mercato del lavoro. È anche autore di opere teatrali e di narrativa. Ultimo romanzo pubblicato, Focara di sangue, Edizioni Fogliodivia, 2020.

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