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Appian Platform: dal low code a tessuto connettivo di impresa.

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Intervista

Appian Platform: dal low code a tessuto connettivo di impresa.

Incontro con Matt Calkins, CEO della società, dopo la cancellazione dell’AppianWorld 2020 previsto a Miami in Florida. Una piattaforma low code intelligente, facile da usare, sicura e affidabile per sviluppare, modificare applicazioni e coordinare l’attività di automazione dei processi aziendali, che vedono sempre più robot di RPA, algoritmi di AI e persone lavorare in modo sinergico e con un linguaggio univoco

08 Apr 2020

di Stefano Uberti Foppa

Intendiamoci, non è che il low code risolverà tutti i problemi dello sviluppo applicativo. Le soluzioni risiedono infatti non tanto nella più o meno evoluta risposta tecnologica dei vari prodotti, quanto all’interno della cultura di programmazione di ogni azienda, nella sua organizzazione, trasversale e non a silos, del lavoro, nell’adozione delle corrette metodologie di sviluppo, nella capacità di ripensarsi in forma sempre più integrata e collaborativa tra chi disegna le applicazioni e gli utenti che le devono usare. Ma certamente, il low code va nella direzione giusta: più che scrivere il codice consente di descrivere, in una continua iterazione con gli utenti, le funzionalità che l’applicazione dovrà avere.

E per farlo si utilizzano semilavorati software, oggetti grafici e tecniche visuali che in una struttura a componenti vengono assemblati in modalità drag and drop, con il vantaggio di accelerare i tempi di sviluppo, portare a un livello di maggiore semplificazione l’attività di disegno applicativo consentendo inoltre un parziale riutilizzo di questi building blocks per altre attività di sviluppo.

E non è un caso se una recente ricerca internazionale Forrester condotta su 254 professionisti tra IT e Line of Business abbia registrato una risposta convinta da parte di un’ampia percentuale del campione nell’aver testato l’efficacia delle tecniche low code per creare applicazioni enterprise mission critical. Di fatto, conclude lo studio, ben l’84% delle organizzazioni dispone oggi di uno o più strumenti low code per migliorare le funzionalità di applicazioni esistenti o per svilupparne di nuove proprio in ambito enterprise, con il risultato, misurato e dichiarato, di un migliore time-to-market.

Siamo quindi alla fase della maturità tecnologica per queste piattaforme se è vero, a quanto dichiara sempre l’analista internazionale, che proprio le aziende che hanno minore tolleranza ai downtime operativi, per tipologia di business, sono proprio quelle che più utilizzano il low code per lo sviluppo delle loro applicazioni top, confermando un livello di affidabilità raggiunto e cominciando anche ad abbandonare sviluppo di codice custom a favore di questa tecnologia.

Quale migliore occasione, allora, per approfondire questi punti e aggiornarci sulle recenti novità, che un’intervista realizzata con il co-fondatore e Ceo di una della società leader di questo segmento, la Appian di Matt Calkins? In realtà la “migliore occasione” ci sarebbe stata: una riunione internazionale in Florida durante l’AppianWorld 2020 previsto all’inizio di marzo, ovviamente cancellata per l’emergenza coronavirus. Ma abbiamo di recente sentito Matt durante una videointervista, di cui vi diamo di seguito la sintesi.

La collaborazione tra esseri umani, bot e algoritmi AI

ZeroUno: Lo scorso anno, parlando di trasformazione digitale del business, Gartner raccomandava la diffusione in azienda di piattaforme di integrazione che potessero aiutare i responsabili delle applicazioni e delle operation in un percorso di maggiore semplicità nella gestione delle attività di automazione dei processi aziendali. Di fatto la creazione di un tessuto connettivo dati-applicazioni-processi-persone nell’organizzazione dell’impresa…

Matt Cakins: Questo punto centra in pieno il messaggio core che avrei voluto lanciare dal palco dell’AppianWorld 2020 di Miami. Avevo una così bella presentazione…Ma delle trenta slide che pensavo di illustrare ce n’è una che riassume il messaggio primario (vedi slide): la forza lavoro moderna, quella che sempre più si va configurando in azienda, non sarà più solo composta da persone, che faranno solo una parte, più a valore, del lavoro; alcuni compiti saranno svolti da bot di RPA, robotic process automation (robot software dedicati alla gestione automatizzata dei processi – ndr), altri da software di AI e da regole di business che vengono applicate sistematicamente prima delle decisioni umane.

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Slide che Matt Cakins avrebbe voluto lanciare dal palco dell’AppianWorld 2020 di Miami.

Nel portare ad un unico insieme queste tipologie di lavori e di soggetti, si possono valorizzare le specificità e attenuare le debolezze di ognuno. Ad esempio, le persone sono intelligenti ma spesso più lente e costose delle tecnologie. Gli RPA sono veloci e a buon mercato ma non riescono a gestire bene le eccezioni e possono quindi svolgere, ad oggi, davvero pochi specifici compiti da soli; le tecnologie di AI sono intelligenti ma non ancora in grado di prendere le migliori decisioni in modo autonomo; sono ottimali nella loro funzione di raccomandazione, individuazione, traduzione della complessità ma non sono certo facili da addestrare e da ottimizzare. Tutte queste componenti, con limiti e punti di forza, quando lavorano insieme in un unico workflow bilanciato diventano una grande risorsa.

Aggregando in modo organico, armonico, nativo e integrato queste componenti nello stesso workflow si ottiene un effetto moltiplicatore dell’efficacia che aumenta le potenzialità, favorisce le sinergie, crea nuove possibilità di innovazione; questo era il key message della mia presentazione. Abbiamo da poco acquisito una società spagnola di RPA (la sivigliana Novayre Solutions, con la sua piattaforma Jidoka censita da Gartner al più alto livello tra i software RPA). Abbiamo lavorato con loro parecchio tempo per affinare l’integrazione tra la loro tecnologia e la nostra piattaforma e ora esiste una profonda integrazione architetturale e funzionale che ci consente di portare RPA bots nei nuovi workplace in modo facile e con una user experience di livello. Tutte le tecnologie sono nativamente integrate nella piattaforma: ad esempio in area AI abbiamo Google, Amazon, Microsoft che rendono semplice ai nostri utenti l’utilizzo della piattaforma. Questo è ciò che noi chiamiamo automazione.

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Matt Calkins, co-fondatore e Ceo di Appian

La concretezza degli annunci Appian

Per capire meglio, sostanziamo brevemente la strategia sopra descritta con gli annunci che sarebbero stati resi pubblici all’AppianWorld 2020 e di cui ci ha parlato, durante una “tech videocall”, Michael Beckley, CTO Appian. La piattaforma cloud low code Appian migliora quindi le proprie funzionalità di automazione e di integrazione nativa con la Appian RPA (ex Jidoka) che consente la gestione di software robot cloud nativi. Applicata quindi al lavoro delle persone e in combinazione con AI e regole decisionali, la low code platform Appian rafforza così il proprio posizionamento come orchestratore che automatizza al meglio operazioni e processi end to end di differenti scenari organizzativi e di business. All’interno della piattaforma i bot verranno gestiti in modo centralizzato e, interessante funzione, il corretto disegno di automazione dei processi aziendali verrà facilitato attraverso un Automation Center of Excellence che di fatto consente la raccolta e l’assegnazione delle priorità di automazione in base alle diverse richieste provenienti dagli utenti, nonché la possibilità di una governance della richiesta di automazione e l’analisi degli impatti della RPA (attraverso dashboard web e mobile). I bot possono essere distribuiti in allineamento ad una pianificazione generale dei principali processi di back end o utilizzati su specifica richiesta degli utenti, ma sempre con un coordinamento centralizzato. Report sulle varie funzioni dei robot consentono infine tracciamenti e ottimizzazioni del loro utilizzo, mentre possono essere richiesti dai bot interventi umani per risolvere specifiche eccezioni rispetto ai normali task assegnati.

foto Michael Beckley
Michael Beckley, CTO Appian

In ambito AI (Appian AI), viene poi estesa la partnership con Google Cloud per migliorare l’elaborazione intelligente dei documenti: grazie all’integrazione dei servizi di AI Google, viene presentato l’acceleratore Appian IDP (Intelligent Document Processing) con funzionalità preconfigurate e pronte all’uso che attraverso tecniche di ML consentono di accelerare e di migliorare l’identificazione delle informazioni all’interno di documenti quali moduli, fatture, e-mail, attività utile a rendere più efficienti i processi decisionali. Appian AI, inclusa gratuitamente nella piattaforma low code Appian, incorpora quindi sempre più servizi di AI Google per la gestione intelligente dei documenti, tra cui Google Cloud Translation, Google Cloud Vision AI e Google Cloud Natural Language, gestiti sempre attraverso un approccio visual low code per la massima semplificazione di utilizzo. Miglioramenti prestazionali (fino al doppio della velocità), infine, anche ai moduli di sviluppo con il nuovo DevSecOps, migliore automazione dei flussi di lavoro, monitoring e gestione di tutte le distribuzioni di applicazioni in entrata e in uscita, con controlli di presenza di adeguate configurazioni di security in tutte le applicazioni dalla loro progettazione alla loro distribuzione.

ZeroUno: Nella messa a punto di un ambiente di automazione dei processi aziendali, quanto conta l’elemento tecnologico e quanto un efficace modello organizzativo?

Calkins: Ogni azienda deve essere in grado di disegnare correttamente rispetto alla propria realtà questa forza lavoro blended. Tuttavia, ciò che è cambiato molto rispetto al passato è che oggi questo disegno puoi realizzarlo senza una separazione netta tra la parte di lavoro umano e quella svolta dalle macchine. In passato questi insiemi erano trattati in modo separato, con approcci, linguaggi e aspettative differenti. Oggi sta cambiando radicalmente questo modello: possiamo trattare tutto l’insieme, macchine e persone, in una modalità umana, parlando alle persone con il linguaggio che conosciamo, ma anche colloquiando con le macchine in forma umana e comprensibile; possiamo indirizzare entrambi gli insiemi nello stesso modo e forzare entrambi a lavorare insieme e non separatamente. Pensiamo ad esempio al valore di un’azione congiunta macchine-persone nella gestione delle e-mail… Ma ci sono tantissimi campi di potenziale applicazione.

ZeroUno: Credo che due punti cardine per questo percorso debbano essere trovati, da un punto di vista tecnologico, in fattori quali la security da un lato e l’estrema facilità d’uso dall’altro…

Calkins: Assolutamente corretto. Uno dei punti su cui spessissimo i CIO mi chiedono certezze è relativo alla loro esigenza di aumentare i livelli di sicurezza e di affidabilità. Questa è la priorità. E più questo modello di integrazione uomo-macchina migliora, più aumentano le aspettative di sicurezza e protezione, scalabilità e affidabilità. E noi dobbiamo essere un’azienda, stabile e quotata, in grado di garantire queste caratteristiche.

La facilità d’uso è sempre stata per Appian un elemento di priorità e di voluta differenziazione rispetto ai competitor. Credo onestamente che non ci sia oggi al mondo una modalità più semplice della nostra per costruire un’applicazione. La facilità d’uso e la velocità sono i nostri termini di riferimento. Per questo riusciamo a garantire ai nostri clienti che la loro prima applicazione potrà essere conclusa in otto settimane, cosa che altri non possono promettere. Velocità e semplicità non solo nello sviluppo ma anche nella modifica delle applicazioni esistenti, questo è un altro punto molto importante. Sono tutte caratteristiche che danno quella flessibilità e robustezza necessaria per realizzare davvero un’estesa automazione dei processi di impresa nel loro insieme. Su questi punti fondativi continueremo a costruire la nostra differenziazione competitiva.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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