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SAP: un momento magico di trasformazione

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SAP: un momento magico di trasformazione

09 Apr 2015

di Stefano Uberti Foppa

Incontro esclusivo con l’Amministratore delegato di SAP Italia, Luisa Arienti. La trasformazione verso il digital business investe ormai tutto: tecnologie, persone, imprese, settori merceologici e mentalità. È senz’altro una fase di grande complessità ma anche di opportunità che la multinazionale tedesca, soprattutto attraverso cloud e analytics, vuole garantire alle aziende utenti. Con cambiamenti nei modelli organizzativi e culturali profondi. Che riguardano anche SAP stessa.

È a margine del recente SAP Summit, svoltosi a Villa d’Este a Cernobbio, che abbiamo avuto modo di intervistare, in esclusiva, Luisa Arienti, Amministratore delegato di SAP Italia.

Luisa Arienti, Amministratore delegato, SAP Italia

Con la top manager abbiamo condiviso il complesso scenario di trasformazione oggi in atto nelle imprese verso quel digital business che determina decisioni spesso “disruptive”: sia sotto il profilo tecnologico, nel portare al centro della strategia It scelte di fruizione applicativa in modalità cloud unitamente a scelte in cui gli Analytics diventano “motore” di ogni azione e di analisi del sentiment del mercato e delle sue prospettive; sia sotto il profilo culturale e del change management, orientandoli a una vera innovazione “digital based”.
Si tratta di percorsi resi possibili da un mondo dell’offerta che va anch’esso trasformandosi in profondità, oltre che nelle tecnologie proposte, anche nelle modalità di go-to-market e di identità aziendali. Di questo e altro si è parlato con Arienti. A partire da uno scenario cloud che vede SAP, come altri big player che con le loro suite applicative (Erp) supportano da sempre il cuore del business di decine di migliaia di aziende, gestire una delicata fase di passaggio da un modello di vendita tradizionale on premise verso quel cloud a cui le aziende stanno sempre più rivolgendosi. Nel caso della multinazionale tedesca, con aumenti dichiarati delle revenues di provenienza cloud nell’ordine del 45% (alla fine 2014 il cloud in SAP “pesava” 2,3 miliardi di euro con la previsione, rilasciata dal Cfo di SAP, Luka Mucic, che “le sottoscrizioni ai servizi cloud SAP supereranno il fatturato delle licenze software a partire dal 2018”).
Insomma, una vera e propria rivoluzione in corso, insieme all’altro grande pilastro, per SAP, rappresentato dagli Analytics e da una piattaforma di analisi real time, ma non solo, SAP Hana, sulla quale l’azienda tedesca ha fatto confluire buona parte della propria strategia di crescita per i prossimi anni.

ZeroUno: Quale interpretazione dà oggi SAP allo scenario di trasformazione sociale e del business in chiave digitale che stiamo vivendo? Oggi non è più possibile fare una pianificazione certa del futuro, ma le variabili competitive, in continuo e veloce cambiamento, devono essere gestite e sfruttate all’interno di una dimensione di impresa “liquida”, dove gli elementi tecnologici, organizzativi, di competenza e culturali riescono a modificarsi ed evolvere rapidamente in parallelo al variare del contesto e delle opportunità di mercato. Come si rapporta SAP, con la propria cultura e la propria offerta, con questo scenario?
Arienti: Risponderei con un esempio concreto. Poco tempo fa ho partecipato a una conferenza stampa indetta dal Gruppo Piaggio in occasione del ritorno dell’Aprilia in MotoGp per la presentazione della squadra al completo. Era presente anche il presidente e Amministratore delegato Roberto Colaninno, il quale, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha dato una chiave di interpretazione interessante ai fenomeni di trasformazione che stiamo vivendo.

Elementi, secondo Forrester, che contraddistinguono il passaggio dal business tradizionale a quello digitale – fonte: Forrester 2014

La vera sfida per il Gruppo, ha detto in sintesi, non sta più solo nell’evoluzione tecnologica, quanto in una grande novità culturale per un imprenditore e per un’azienda che vuole essere davvero innovativa: la necessità di riuscire a capire in modo concreto e pragmatico il “sentiment” dei consumatori, capirli nelle loro reali necessità, immaginando anche le direzioni future delle loro esigenze. Oggi non riusciamo ancora a catturare appieno questa dimensione. E per affrontare davvero questa sfida, ha detto sempre Colaninno, abbiamo scelto come partner tecnologico SAP perché gli investimenti che questa società sta facendo nell’area dei big data ci danno la conferma che potremo rendere tangibile una nostra capacità di risposta a questa necessità di analisi del sentiment dei clienti.

ZeroUno: Sul piano tecnologico, alle aziende serve oggi una rivisitazione strategica infrastrutturale per identificare quegli “snodi” che diano loro la flessibilità che consenta di cogliere variabili e opportunità di business. Su questo SAP sta focalizzando da tempo un paio di punti forti: SAP Hana per l’analisi real time dei dati, e il cloud come risposta ad esigenze di flessibilizzazione. Ma i timori, nel portare applicazioni SAP mission critical in cloud, non sono pochi. Siamo ancora nella fase iniziale…
Arienti: Per noi il cloud è fondamentale come strada da percorrere per risolvere uno dei principali problemi che stanno affrontando oggi le aziende: liberare risorse, cioè persone e soldi, da dedicare a nuove tecnologie finalizzate alla trasformazione digitale. Bisogna abbattere i costi di gestione dei sistemi informativi sfruttando tutte le opportunità di flessibilizzazione dei costi sulla base della variabilità della domanda. E’ questo che il cloud oggi consente, ed è per questo motivo che il modello as a service è al centro della nostra strategia. E’ in questa prospettiva di trasformazione strategica dell’It e dell’impresa in generale che devono essere inquadrati tutti gli annunci SAP degli ultimi anni, non solo in area cloud, ma anche nell’in memory data base Hana e negli Analytics. Le informazioni oggi devono essere disponibili in real time perché le imprese devono poter prendere decisioni istantanee, e fornire queste informazioni anche attraverso l’ambiente cloud, è il modello più economico e flessibile attuabile. Parliamo di dati e di analytics, ma Hana per noi è molto di più; è una vera e propria platform (da non dimenticare che in Hana coesistono i dati e le funzionalità sia per l’elaborazione transazionale sia per gli analytics in real time – ndr). Con il recente annuncio di S/4Hana, abbiamo dato ai nostri clienti gli strumenti di sviluppo insiti nella piattaforma per poter “innestare” in questo zoccolo di data base in memory e real time anche quelle applicazioni core e mission critical che non sono le nostre ma che alimentano questo strato di dati e le parti più tradizionali dell’Erp; per sfruttare così pienamente la potenza, la semplicità e la flessibilità di Hana. (S/4Hana, dalle dichiarazioni del vendor, consente significativi miglioramenti delle prestazioni e dispone di una nuova interfaccia utente semplificata che riporta lo stesso look and feel di Sap Fiori, la collezione di App SAP per i device mobili. Un nuovo data model contiene al minimo le informazioni memorizzate nelle tabelle eliminando le ridondanze tipiche dei db relazionali. Il data footprint è stato ridotto di un fattore 10 e aumentata la velocità di un fattore 7 – ndr). La “S” di S/4 Hana sta per simpler, più semplice. Perché tutto quello di cui abbiamo parlato passa attraverso la semplificazione: dei processi, di poter disporre di dati semplicemente e in modo immediato, che vuol dire fruibilità diffusa…
Questo è oggi un aspetto fondamentale. Ci sono molti mercati, anche i più tradizionali, che stanno cambiando e che vanno capiti, nelle loro dinamiche trasformative, in profondità. Pensiamo ad esempio al comparto assicurativo o a tutte quelle aziende che operando attraverso rivenditori, oggi più che mai hanno bisogno di capire il sentiment dei clienti finali con cui non hanno nessun contatto.

Il cluster Forrester che raggruppa differenti tipologie di aziende nel percorso verso la digitalizzazione – fonte: Forrester, 2014

I nativi digitali e i millenials sono e saranno i nuovi consumatori. Decidono e comprano in modo più rapido e più informato delle generazioni precedenti. Hanno tempi di scelta e di decisione di acquisto brevissimi e sono molto influenzati dalla conoscenza che riescono ad avere su un determinato prodotto o servizio, grazie anche al confronto, via social, con altri consumatori. Un’azienda deve saper capire le tendenze all’interno di queste comunità per capire le direzioni future del mercato in cui compete. Non dimentichiamoci che i nuovi consumatori digitali, lo abbiamo visto, possono in pochissimo tempo uccidere un brand oppure fare crescere in modo vertiginoso un brand sconosciuto. Dietro tutto questo c’è una mole di informazioni che nessuno pensava, soltanto tre anni fa, di dovere e poter considerare nelle proprie strategie.
Nella conferenza stampa di New York dei primi di febbraio, quando è stato presentato S/4Hana, in una chart abbiamo proiettato quella che noi definiamo essere la board room del futuro, il sogno di tutti i Ceo: poter avere nell’ambito del board committee, proiettato in una sala, gli indicatori real time significativi di tutta l’azienda e poter decidere in tempo reale su quali aree intervenire considerando una serie di variabili indirizzate da un’analisi big data; dove spostare risorse, come aggiustare la logistica, come sfruttare il momento di mercato… Ecco, l’obiettivo che sta dietro agli sviluppi dei nostri Analytics riguarda soprattutto il miglioramento del customer engagement, e questo è il modo migliore per essere sempre più vicini ai nostri clienti, perché loro possano conoscere ed anticipare le esigenze dei loro clienti finali.

ZeroUno: Tutte queste trasformazioni, quanto hanno impattato sulla tradizionale, e aggiungeremmo tedesca, cultura SAP? E inoltre: come “scaricare a terra” attraverso il vostro ecosistema di partner, questa capacità progettuale e far percepire alle aziende il valore della digital transformation?
Arienti: Non è un lavoro semplice. Va tuttavia considerato che in Italia gli imprenditori della media azienda, in modo particolare di quelle che vengono ormai definite “multinazionali tascabili”, hanno le idee molto più chiare di quanto si pensi. Più chiare della grande azienda. Probabilmente le dimensioni consentono tempi decisionali e agibilità che senz’altro aiutano. Ma aiuta certo molto di più una consapevolezza quotidiana e costante che per queste aziende si sta trattando di “materia di sopravvivenza”. Noi vogliamo essere molto vicini a questa fascia d’impresa, che ha una disponibilità di investimenti certamente diversa dalla grande impresa ma che, comunque, anche su questo fronte, talvolta stupisce perché vi sono realtà che fanno investimenti nel digitale davvero considerevoli rispetto alle loro dimensioni. Ancora una volta perché hanno quella capacità di capire i fenomeni e il tempo in cui viviamo; una sensibilità che è diventata una questione di sopravvivenza. E quindi investono. Questa fascia di aziende, non solo è sopravvissuta alla crisi, ma è cresciuta durante la crisi; se guardiamo il loro fatturato, è aumentato fino a quasi raddoppiare negli ultimi 3-5 anni perché hanno avuto la lungimiranza di investire all’estero. Questa stessa lungimiranza la stanno avendo oggi nei confronti della trasformazione digitale. Queste aziende, ma certamente non tutte sono così, hanno affrontato la crisi spostandosi su una scala competitiva internazionale; hanno in media il 70% del loro fatturato generato su mercati esteri, dove non si può competere senza mettere al centro della propria azione, tra le altre cose, anche un’importante strategia digitale. La nostra media impresa italiana classica, molto radicata e affacciata soltanto sul proprio mercato locale, invece, ha ancora un passo diverso.
Riguardo al nostro cambio culturale, noi, come SAP, abbiamo davvero “cambiato pelle negli ultimi 4-5 anni”, in parallelo con l’evoluzione della nostra strategia di offerta. Le nostre persone, e questo ha riguardato anche l’intero nostro ecosistema di partner, stanno cambiando approccio mentale. Anche perché cambiano gli interlocutori rispetto a quelli che siamo stati abituati ad avere storicamente. Insieme ai Cio, questa è la nostra strategia, dobbiamo riuscire ad aprire un dialogo con il Cfo, con il Ceo, con il Cmo. Un marketing che pensa sempre più digitale considera sempre meno un Cio tradizionale, questa è la verità. E qui il rischio per i Cio e per l’impresa è che le cose più importanti dell’azienda sfuggano, e poi bisogna rincorrere…
I Ceo, dal canto loro, cominciano ad avere una maggiore consapevolezza del ruolo strategico del digitale. Il compito di SAP è anche quello di accompagnare la cultura Cio, come dice Gartner, laddove si crea il business, per supportare, talvolta anche per guidare, l’innovazione, con progetti digital based a risposta delle esigenze delle varie Lob. Siamo molto impegnati a dare alle nostre persone gli strumenti che avvicinino queste figure in azienda: oggi noi abbiamo una piattaforma dati sulla quale, al di là del disegno tecnologico, serve la capacità interpretativa dell’impatto di queste soluzioni sul business. Questo stiamo facendo, impegnando risorse nella formazione delle nostre persone per spiegare queste cose agli interlocutori migliori in azienda, siano essi Cio siano manager delle Lob. E comunque questo è certo un “momento magico”. Perlomeno per SAP.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile ZeroUno

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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