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Huawei a Cebit 2018: alcuni scenari per l’AI e IOT

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Attualità

Huawei a Cebit 2018: alcuni scenari per l’AI e IOT

02 Lug 2018

di Michele Mornese

Sono stati approfonditi nel corso di eventi dedicati alcuni degli scenari principali di applicazione dell’Intelligenza Artificiale e dell’Internet delle Cose. Tra gli esempi più significativi, l’automobile connessa che realizza il paradigma dell’Internet of Vehicle e il Data Center di nuova generazione potenziato con feature di AI

HANNOVER – Si chiama DS7 la prima automobile con tecnologia Huawei Connect Car, equipaggiata con la piattaforma Connected Vehicle Modular Platform (CVMP) nata dalla collaborazione tra la casa di Shenzhen e il gruppo francese PSA, che è stata presentata alla Huawei Eco Partner Conference di quest’anno. Ne hanno parlato i manager dei due brand nel corso di un evento dedicato all’interno del Cebit di Hannover. La piattaforma tecnologica della Connected Car è OceanConnect, la soluzione di Internet of Things che definisce appunto il paradigma per l’Internet of Vehicles (IoV) di Huawei: la connessione diventa pervasiva, non riguarda solo oggetti o persone con l’Internet of Things ma si estende ai mezzi di trasporto, trasformando le stesse case automobilistiche da produttori tradizionali di veicoli a provider di servizi per la mobility.

“Vogliamo abilitare un intero ecosistema fatto di connessioni, dati e ambiente digitale, con uno sguardo verso il futuro”, ha spiegato Peng Bin, Chief Solution Architect IoT Portfolio Management, Cloud Core Network Huawei. Per Jean Leflour, Senior VP, Connected Vehicle PSA Groupe, la trasformazione digitale è un trend inarrestabile anche nel settore automotive, tanto che un brand all’avanguardia non può prescindere dall’avere una “full digital strategy”.

Jean Leflour

Senior VP, Connected Vehicle PSA Groupe

La tecnologia Huawei abilita funzionalità di Operation & Management avanzate, guida autonoma, parking assistance, infotainment, ma anche di car sharing e fleet management. “La tecnologia è GDPR-compliant e ogni 6 mesi annunceremo nuove release del software”, ha dichiarato il manager. La piattaforma Connected Vehicle crea un modello virtuale del veicolo, che può essere usato per analizzare le condizioni di guida e per monitorare il livello di batteria della versione green. A marzo di quest’anno, nel mercato europeo quasi 1 milione e mezzo di veicoli sono migrati, dalla precedente piattaforma sviluppata dal Gruppo PSA che però non era sufficientemente scalabile, sulla Connected Vehicle Modular Platform, mentre si stima che entro il 2020 i veicoli connessi saranno 4,5 milioni. Eva Peng, Product Manager IoT Platform di Huawei, ha invece parlato di “enablement” a livello sia di connessione, che di dati ed ecosistema: “La piattaforma supporta centinaia di milioni di connessioni simultanee, e grazie al cloud può soddisfare le esigenze delle case automobilistiche”, ha dichiarato il manager. La gestione dei dati viene svolta a livello del cloud, in modo da costruire un profilo digitale sia dei veicoli che degli end-user; la piattaforma OceanConnect aiuta infine le case automobilistiche a creare un sistema digitale aperto all’integrazione di terze parti, anche per favorire sviluppi futuri della tecnologia. OceanConnect abilita connessioni Vehicle-to-X per il trasporto sicuro e intelligente attraverso il continuo scambio di dati tra l’automobile e l’infrastruttura stradale”, ha concluso Peng.

Il data center diventa Intent-Driven

Il data center come lo immagina Huawei viene infuso di Artificial Intelligence, che infatti diventa parte integrante della strategia per l’ “Intent-Driven Network” ovvero il network automatizzato secondo algoritmi di AI, illustrato nel corso di un incontro con la stampa da Xingang Lu, VP Network Solutions. Il mondo del data center sta attraversando una trasformazione profonda, segnata in particolare dalle esigenze di accesso a banda ultra-larga, dall’automazione nella fase di deployment e dalle operazioni di O&M (Operation and Maintenance). A livello globale, i cloud data center delle aziende stanno aumentando del 50% e le nuove app lanciate ogni giorno sono in media 320. Le esigenze aziendali si stanno intanto spostando verso un paradigma “zero interruption, fast recovery”, ha sottolineato il manager. Per rispondere a queste sfide, Huawei ha annunciato un upgrade della sua soluzione CloudFabric che facilita l’adozione dell’ “Intent-Driven Network” nei data center, sottoposti a grandi stress lato server e storage per erogare le applicazioni in cloud. “Intent-Driven per noi significa infondere intelligenza nel data center, utilizzando l’analisi dei Big Data e l’AI per la manutenzione predittiva al fine di rendere più efficiente, semplice e veloce il network stesso dei data center”, ha spiegato il manager. L’Intent-Driven Network è una delle prime soluzioni di interconnessione end-to-end su rete a 400G, dove la banda ultra-larga viene usata per addestrare i sistemi di Intelligenza Artificiale e ottenere così miglioramenti di efficienza pari al 40%.

Con la soluzione Fabric Insight è possibile effettuare operazioni di maintenance e di fault resolution per intervenire in modo proattivo, prima ancora che si verifichino problemi nel data center. La risk prediction avviene nel giro di pochi secondi, mentre i problemi a livello di network si riducono del 68% e triplica la capacità di identificare problemi. Un’importante banca cinese, tra le principali nei servizi di finance e retail, ha scelto Huawei per gestire 30.000 server abilitando servizi di predictive maintenance attraverso l’uso di tecnologie Machine Learning, e per individuare i problemi attraverso l’analisi delle applicazioni e dei device. Huawei ha aiutato anche un altro cliente, una banca inclusa nella lista Fortune Global 500, a dimezzare le Opex gestendo in modo automatizzato 80.000 server. Il Global Connectivity Index 2018, rilasciato da Huawei, rivela che “la connettività di base, integrata con l’Intelligenza Artificiale, evolverà in una connettività intelligente, stimolando l’innovazione e favorendo la crescita economica. L’Intent-Driven Networking di Huawei per CloudFabric aumenta l’agilità del business; la soluzione utilizza inoltre FabricInsight per l’analisi predittiva e l’identificazione automatica delle anomalie”. L’Intent-Driven Networking permette di scalare le performance fino a 100.000 server e di eliminare i colli di bottiglia, anche in ottica di “supportare l’evoluzione tecnologica per i prossimi 10 anni”, ha concluso Xingang Lu.

Michele Mornese
Giornalista

Giornalista pubblicista, svolge attività professionale da una quindicina d'anni. Ha al suo attivo collaborazioni con gruppi di rilievo nazionale e internazionale in vari settori, dall'ICT alla formazione linguistica, alla riorganizzazione aziendale, e con associazioni specializzate in ambito sportivo, per le quali ha realizzato reportage e interviste legate al mondo della montagna. Si interessa di tutto ciò che riguarda la comunicazione e l'impatto delle nuove tecnologie per il vivere connesso. Ha vissuto a Londra e a Sydney e viaggiato in diversi paesi nel mondo.

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