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Dell EMC PowerMax, lo storage per le Next generation app. E non solo

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Tech InDepth

Dell EMC PowerMax, lo storage per le Next generation app. E non solo

20 Giu 2018

di Riccardo Cervelli

Una piattaforma pensata per il supporto alle nuove app, senza dimenticare le esigenze delle applicazioni business già esistenti. La soluzione utilizza i media flash già diffusi sul mercato, ma è pronta per gli Storage Class Memory garantendo quindi continuità di investimento

Nell’attuale fase di digital transformation sono in crescita le Next Generation Apps, che si caratterizzano per avere bisogno di accedere ai dati con estrema velocità. Fabio Zezza, Sales Lead Italy & Iberia Primary Storage, MIT Dell EMC, ricorda che “in una recente ricerca, IDC ha dichiarato che a partire dal 2020 tutte le aziende utilizzeranno almeno un’applicazione business che richiederà instant analytics e non solo real time analytics. E già oggi sono molte le realtà in queste condizioni. Dal punto di vista dello storage, questa evoluzione richiede nuovi tipi di architetture e non solo drive più performanti”.

Fabio Zezza

Sales Lead Italy & Iberia di Dell EMC

Per rispondere a queste esigenze, Dell EMC ha lanciato l’array high end Dell EMC PowerMax, una piattaforma che rappresenta l’evoluzione della linea Dell EMC VMAX e che garantisce fino a 10 milioni di IOPS (Input/output operations per second), 150GB/s di larghezza di banda (bandwidth) e un’affidabilità di tipo Tier 0 (superiore, cioè, a quella che i clienti si attendono per lo storage Tier 1) pari “sei nove” (99,9999%).

“Dell EMC PowerMax – spiega Gianluca Colombo, Solutions Manager Italy & Switzerland Primary Storage, MIT Dell EMC – è una soluzione basata su tecnologia flash NVMe [acronimo che sta per NVM Express o Non-Volatile Memory Host Controller Interface Specification, ndr] che infrange la barriera dei millisecondi (ms) per offrire microsecondi (µs) di latenza. La piattaforma utilizza i media flash già diffusi, ma è pronta anche per quelli di tipo SCM (Storage Class Memory) portando i loro vantaggi al data backend [infrastruttura storage data center destinata a molteplici applicazioni, ndr]”.

Gianluca Colombo

Solution Manager Italy & Switzerland Primary Storage di DellEMC

Integrazione completa con i sistemi già presenti nel data center

In quanto piattaforma NVMe end-to-end, Dell EMC PowerMax permette di sfruttare le performance del NVMe non solo fra drive e controller, ma in un’architettura storage complessiva a livello di data center, abbracciando controller, enclosure degli array e altri componenti per la connessione fra storage e server. “Dell EMC PowerMax – sottolinea Colombo – si integra con tutti i tipi sistemi presenti in un’azienda: da quelli più moderni destinati alle Next Generation Apps a quelli legacy, inclusi gli open system e i mainframe”.

Schema di funzionamento di DellEMC PowerMax

Fra gli altri aspetti salienti della piattaforma, si segnalano il supporto agli industry standard, l’utilizzo di algoritmi di machine learning (ML) e di storage optimization (data compression, deduplication e thin provisioning), l’affidabilità e l’efficienza. Nel supporto agli standard spicca quello all’NVMe dual port, che consente ai dati presenti nei drive di essere acceduti sempre, anche nel caso che una delle due porte sia occupata. Il ML permette, fra le altre cose, di stabilire criteri di Quality of Service (QoS) differenti per diverse applicazioni. “L’affidabilità è data – spiega Colombo – soprattutto dalla ridondanza di componenti all’interno dei singoli controller e non solo dalla quantità di controller. Inoltre, i Dell EMC PowerMax supportano diversi tipi di advanced replication, anche multisito”. Ultimo, ma non meno importante, il contributo all’aumento dell’efficienza grazie alla riduzione dello spazio richiesto in rapporto alla capacità storage offerta per le Next Generation Apps e, in generale, per lo storage consolidation.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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