5G: la rivoluzione della connettività sotto la punta dell’iceberg

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5G: la rivoluzione della connettività sotto la punta dell’iceberg

La mappatura delle applicazioni 5G a livello europeo, effettuata dall’Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano, conferma che sono ancora pochi i progetti oltre la fase sperimentale. Di conseguenza, le previsioni vedono una crescita modesta del mercato, anche nei settori più promettenti come quello industriale. Servirebbe un grande progetto di sistema per far emergere le grandi potenzialità, non ancora sufficientemente percepite, di una tecnologia destinata a rivoluzionare la connettività, soprattutto nel B2B.

Pubblicato il 19 Dic 2022

di Elisabetta Bevilacqua

Il 5G non è una lieve evoluzione del 4G, come il nome potrebbe far supporre, ma è una rivoluzione nella connettività che deve ancora completarsi in alcune componenti tecnologiche. Lo ha sostenuto, in apertura del convegno “5G: visione, strategia e contingenza”, Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation che ha precisato: “Come tutte le tecnologie di questa portata i tempi di attuazione saranno più lunghi di quanto si prevedesse all’inizio. Parliamo infatti di una tecnologia molto innovativa che rappresenta un nuovo paradigma della connettività e anticipa la capacità della società di capire come impiegarla e metterla terra”. L’affermazione si riferisce non tanto al B2C quanto, a maggior ragione, al B2B che rappresenta il cuore delle opportunità di sviluppo per il mercato 5G.

La mappa delle applicazioni 5G

Per fare il punto, l’Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano ha analizzato il contesto applicativo a livello italiano ed europeo. A causa della difficoltà di trovare casi in Italia, nonostante le interessanti testimonianze nel corso del convegno di Bosch, una delle prime aziende a lavorare con il 5G, di Fondazione Torino Musei, di IVECO Group, l’Osservatorio ha esteso l’analisi ai 27 paesi dell’Unione Europea. L’obiettivo era realizzare una mappa che evidenziasse sia il livello di maturità sia i settori di impiego.

Sono stati individuati, nel mercato B2B che rappresenta l’ambito di maggior interesse, 71 casi di deployment di rete privata/dedicata con applicazioni soprattutto nell’automotive, in porti e aeroporti, ossia ambiti dove l’estensione geografica assume dimensioni rilevanti, grandi aree che non si possono coprire con wi-fi ma per le quali serve il 5G (ossia una tecnologia radiomobile).

Dei casi analizzati, il 46% è nel settore manifatturiero, il 18% nella logistica, l’11% dei trasporti. Per il 76% il livello di maturità risulta basso, ossia a livello R&D, con la necessità dunque di tempi di attesa ancora lunghi, mentre il 6% è allo stato di show case, si tratta cioè di dimostrazioni della potenzialità della tecnologia. Rappresentano infine il 18% i casi almost ready, use case con un obiettivo chiaro ma utilizzati ancora in un ambito limitato e non ancora del tutto pronti per entrare in produzione, mentre non è stato individuato alcun caso business ready, dunque già in produzione.

Mettendo a confronto le diverse esperienze, sembra che le regolamentazioni nazionali incidano poco sul grado di maturità. La Germania, ad esempio, dove le aziende possono comprare direttamente spettro senza l’intermediazione delle telco, pur figurando ai primi posti per numero di casi, seguita da Finlandia e Francia, non presenta un livello di maturità particolarmente elevato. L’Osservatorio riconduce dunque i principali ostacoli, per uno sviluppo del mercato 5G inferiore alle aspettative, all’assenza di un ecosistema maturo, capace di dare risposte soddisfacenti alle esigenze delle aziende, alla scarsa disponibilità di device industriali, che sono ancora difficili da reperire, alla mancanza di una value proposition chiara e convincente, in grado di motivare gli investimenti iniziali, inevitabilmente consistenti.

Per comprendere meglio il mercato B2C, è stata svolta un’indagine su quattro paesi dell’Unione Europea (Francia, Germania, Italia, Spagna) e sugli Stati Uniti. Sono stati messi a fuoco i settori che più potrebbero trarre vantaggio dal 5G come education, intrattenimento e gaming, sport, arte, turismo e hospitality, con l’individuazione di 135 use case. Il numero maggiore di casi (33%) è nel settore intrattenimento e gaming, favorito dalla possibilità di sfruttare il cloug gaming.

Si colloca parimerito (33%) lo sport, con applicazioni pensate per arricchire l’esperienza dello spettatore, ad esempio con la realtà aumentata negli stadi e durate le manifestazioni sportive. Seguono arte, turismo e hospitality (22%) che puntano all’arricchimento della realtà aumentata e virtuale, ad esempio per la ricostruzione dei siti archeologici. Per ultimo viene il settore education (12%) che pure potrebbe trarre grandi vantaggi dalla connessione 5G per la fruizione di contenuti multimediali e interattivi. Anche per il B2C non si intravvedono però grandi progressi.

Tuttavia, entrambe le analisi potrebbero sottostimare il fenomeno. “Ci siamo basati solo sulle informazioni pubbliche e abbiamo così intercettato solo la punta dell’iceberg”, spiega Luca Dozio, Direttore dell’Osservatorio 5G & Beyond, precisando che abbiamo a che fare con un mercato ancora agli albori. “Di fatto oggi vediamo solo la punta l’iceberg – concorda Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio 5G & Beyond – Il mercato 5G si concretizzerà solo quando si creeranno le condizioni per far emergere anche la parte oggi sommersa”.

Le potenzialità del mercato italiano, alcune stime

A partire da questo quadro, l’Osservatorio ha ipotizzato due possibili scenari per il mercato 5G in Italia al 2025. Il più pessimistico vede un andamento lento della maturazione con un certo numero proof of concept per testare le soluzioni nel prossimo anno seguiti da proof of process di durata pluriennale, che progressivamente cresceranno restando però in prevalenza allo stadio di pilota. Sono prevedibili accelerazioni in alcuni settori come il manifatturiero e la logistica, già oggi ai primi posti in termini di sperimentazioni.

Lo scenario ottimistico prevede invece la possibilità di individuare le killer application che potrebbero consentire al 5G di diventare lo standard per la connettività industriale. L’analisi prevede anche per il 5G un andamento della crescita tipico delle tecnologie innovative, come è accaduto in passato per il cloud e con l’IoT.

L’Osservatorio ha anche elaborato stime di mercato, per quanto riguarda il 5G industriale che sembra il più maturo: 40 milioni di euro, se prevalesse lo scenario pessimistico; 200 milioni di euro, se si affermasse quello ottimistico. Inutile nascondersi che, per quanto diversi, sono entrambi valori piuttosto modesti. Ma va ricordato che nel 2012 il cloud, a 4 anni dal lancio commerciale a livello mondiale, valeva in Italia appena 443 milioni di euro e meno della metà il solo cloud pubblico. Mentre nel 2022 ha raggiunto i 4,56 miliardi di euro, con un incremento del 18% nell’anno.

“Oggi il contesto applicativo 5G non vede tanti progetti nel mondo che vadano al di là della fase sperimentale – nota Perego, che auspica – In questo momento servirebbe un grande progetto di sistema, pubblico-privato, capace di trainare l’accelerazione”.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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