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Networking: percorsi evolutivi tra virtualizzazione e software-defined

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Networking: percorsi evolutivi tra virtualizzazione e software-defined

28 Mar 2017

di Arianna Leonardi

Smart office, enterprise mobility, user experience che deve reggere il confronto consumer: sono questi gli elementi principali di trasformazione nell’utilizzo della rete che, grazie all’approccio software defined, evolve verso una maggiore agilità e flessibilità. È partita da queste considerazioni l’analisi dello scenario che ha introdotto il recente Executive Cocktail “Il Network cambia: diventa sistema flessibile e intelligente”, organizzato da ZeroUno in collaborazione con Verizon

La rete è il sistema nervoso dell’impresa per distribuire con efficacia i servizi digitali dentro e fuori il perimetro aziendale. Come ottimizzarne le performance, garantendo la protezione di dati e applicazioni? Il tema è stato discusso durante un recente Executive Cocktail dal titolo: "Il Network cambia: diventa sistema flessibile e intelligente" organizzato da ZeroUno in collaborazione con Verizon.

Di questo servizio fa parte anche il seguenti articolo:
IL DIBATTITO – La rete intelligente: quali soluzioni e i percorsi delle aziende
I relatori dell'evento, da sinistra: Arianna Leonardi, giornalista ZeroUno, Stefano Mainetti, Co-Direttore Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service School of Management del Politecnico di Milano, Antonio Cristini, Direttore Commerciale Verizon Italia e Giuseppe Mocci, Solution Architect Manager – EMEA Channel & System Integrators di Verizon

“La rete è sotto stress – ha esordito Arianna Leonardi, giornalista di ZeroUno -. Oggi si tratta di gestire fenomeni come mobility e IoT nel nuovo contesto di azienda estesa, dove agilità e sicurezza delle infrastrutture ICT sono leve competitive imprescindibili”. La strada per uscire dalla complessità non è semplice: “Software Defined Networking e Network Functions Virtualization – ha proseguito Leonardi – possono essere alternative efficaci per flessibilizzare le infrastrutture, gestire dinamicamente i workload, garantire la disponibilità dei servizi. Andare insomma nella direzione di connotare la rete come sistema intelligente nella distribuzione sicura e performante di servizi diversificati”. “Velocità e qualità di servizio sono senz'altro fattori esistenziali per il business – è intervenuto Stefano Mainetti, Co-Direttore Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service School of Management del Politecnico di Milano -. In un contesto di consumerizzazione e pervasività dell’IT, salire di livello di astrazione sul fronte infrastrutturale permette ai Sistemi Informativi di fare di più con meno, ottenere agilità, soddisfare le esigenze degli utenti. C’è un prezzo di competenza da pagare, perché non ci sono attualmente abbastanza risorse adeguate nelle aziende, ma i ritorni sono considerevoli”. Mainetti ha poi esplicitato gli elementi di trasformazione nell’utilizzo della rete: smart office, enterprise mobility, user experience che deve sempre più reggere il paragone prestazionale e di facilità d'uso del mondo consumer.

Stefano Mainetti, Co-Direttore Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service School of Management del Politecnico di Milano

Le richieste di connettività lievitano, mentre altri due fattori condizionano il networking: “La sicurezza, che richiede investimenti a fronte di minacce in aumento; il cloud, come modello vantaggioso e profittevole in crescita (+18% il mercato italiano 2016 su 2015, fonte: Politecnico), che esige una banda pervasiva e simmetrica per l’erogazione ottimale dei servizi”. Secondo l’Osservatorio (110 grandi imprese intervistate), i vantaggi del cloud come scalabilità, controllo dei costi, affidabilità e sicurezza sono riconosciuti, ma rimane un punto critico: l’integrabilità delle soluzioni con i sistemi informativi esistenti. “Il cloud journey richiede capacità progettuale e attori competenti – ha proseguito Mainetti -. Quasi la metà delle aziende non ha ancora implementato un modello di integrazione per l’IT ibrido; quando questo viene adottato, in pochissimi casi rappresenta uno standard architetturale diffuso, mentre più spesso costituisce una soluzione estemporanea”. Nel ridisegno del datacenter, il paradigma software-defined rappresenta il culmine: “La rete è partita in ritardo rispetto a server e storage, spesso in ottica locale. L’obiettivo dell’SDN è separare il controller dall’infrastruttura, salendo di livello di astrazione. Con quale approccio? Da una ricerca 2014 dell’Osservatorio, le aziende evidenziavano riluttanza a correre rischi e la tendenza era a procedere per progetti pilota, che però hanno mostrato un alto tasso di successo. I driver sono stati possibilità di garantire le performance e pianificare la capacità del network. La nota dolente rimaneva la competenza: il 55% delle imprese ha infatti dichiarato la necessità di nuovi skill, soprattutto riguardo a contrattualistica, project management e architecture management”.

Arianna Leonardi

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