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Economia data-driven: analisi in tempo reale solo se lo storage è funzionale

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Economia data-driven: analisi in tempo reale solo se lo storage è funzionale

Da qui al 2023, IDC prevede che verranno creati dati per un volume pari a 103 ZB (tre volte tanto quanto sia stato prodotto soltanto un anno fa). Per cavalcare un’economia data-driven, alle aziende servono strategie di archiviazione che valgano oggi e domani

08 Nov 2019

di Laura Zanotti

Economia data-driven significa tante cose per i responsabili IT. Significa organizzare la gestione e l’accesso ai dati, garantendo a tutti gli utenti massima velocità di servizio ma anche l’adeguata sicurezza. Nell’economia data-driven, infatti, le aziende sono guidate dai dati attraverso l’applicazione di sistemi di analisi sempre più evoluti.

A fare la differenza è la potenza di fuoco di quell’Intelligenza Artificiale che aiuta le organizzazioni ad attingere a crescenti quantità di dati, mascherando la complessità per erogare solo informazioni di valore e di qualità utili al business. Ma attenzione: dietro ai risultati legati ad analisi contestuali ed efficienti lavorano processi di archiviazione che, se non sono ottimizzati, affossano opportunità e strategie.

Economia data-driven: lo storage come abilitatore fondamentale

I sistemi di storage oggi sono gli abilitatori dell’economia data-driven. In un mondo permanentemente connesso e comunicante, infatti, i flussi di dati che corrono sulle reti presuppongono nuovi modelli di archiviazione, capaci di garantire un rapidissimo accesso ai dati che servono, a chi davvero servono e al momento giusto.

Gli utenti vogliono velocità e informazioni a portata di mano, attraverso un’esperienza di servizio senza frizioni e un supporto rapido e semplice, con i massimi livelli di privacy, sicurezza, e disponibilità. Per i team IT non è possibile pensare che ogni settimana vengano dedicate ore e ore di tempo alla gestione dell’archiviazione. Al di là dei requisiti di base legati alla scalabilità e alla flessibilità, ottimizzare le prestazioni, bilanciare i carichi di lavoro, risolvere le migrazioni o stabilire le corrette prioritizzazioni cablano i responsabili dei sistemi informativi in routine a bassissimo valore aggiunto. E gli storage di nuova generazione si adeguano.

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I criteri di scelta degli IT manager rispetto ai sistemi di archiviazione

Per fronteggiare l’esplosione dei dati, le organizzazioni hanno bisogno di ripensare il modo in cui i dati vengono acquisiti, conservati, consultati e trasformati. Consolidamento, accelerazione e longevità dei sistemi di archiviazione sono i tre parametri che guidano i criteri di scelta dei manager. Le statistiche confermano che chi acquista sistemi storage, valuta come prima cosa le prestazioni e come seconda cosa il livello di resilienza/uptime. Il prezzo, nel processo di valutazione, è solo al terzo posto.

Come fanno notare gli analisti, questo non significa che gli utenti di storage siano disposti a spendere incondizionatamente quanto, piuttosto, che il focus sia di dotarsi di soluzioni affidabili e performanti. Tra le altre caratteristiche richieste figurano anche un eccellente livello di assistenza (su cui poter contare 24/24h, per 365 giorni all’anno), la capacità di supportare dischi e tecnologia flash, servizi dati avanzati e controlli di qualità del servizio. Gli osservatori fanno notare anche come la scelta della marca si trovi al penultimo posto.

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Un’archiviazione senza pensieri

Da qui al 2023, IDC prevede che verranno creati dati per un volume pari a 103 ZB (tre volte tanto quanto sia stato prodotto soltanto un anno fa). Per cavalcare un’economia data-driven, alle aziende servono strategie di archiviazione che valgano oggi, ma anche domani.

Non a caso, le soluzioni di storage sono diventate più evolute. La loro progettazione automatizza e rendere più funzionali processi e procedure, in modo da sgravare i team IT dalle routine per lasciarli liberi di occuparsi di attività più strategiche. Ad esempio:

  • integrando modelli previsionali che permettono di distribuire nuovi sistemi in meno di 10 minuti
  • utilizzando la tecnologia flash per eliminare la necessità di dover definire in modo puntuale le prestazioni dell’archiviazione basata tradizionalmente su disco e garantire nuovi workload data-intensive
  • passando dal protocollo SAS all’NVMe (Non-Volatile Memory Express), che consente l’accesso a supporti di archiviazione ad alta velocità, offrendo numerosi vantaggi rispetto ai protocolli legacy
  • semplificando l’infrastruttura e le operazioni IT per modernizzare il data center riducendo al contempo il TCO
  • risolvendo tutti gli oneri applicativi legati ai picchi di lavoro e a prestazioni I / O del database non coerenti, mancanza di disponibilità del database o corruzione della tabella del database

Data center che si semplificano per supportare le aziende data-driven

Il sogno di ogni manager è di avere data center più semplici e flessibili, in grado di adattarsi ai nuovi requisiti e supporto self service. Lo storage di ultima generazione semplifica le operazioni: consolidando importanti set di dati aiuta a ridurre il footprint dei dati e a liberare il personale IT dal preoccuparsi dei problemi di compatibilità, risolvendo sia la gestione dei workflow, sia le attività di protezione e risoluzione dei problemi relativi alle prestazioni. La protezione nativa dei dati aiuta anche a semplificare il backup e il ripristino di emergenza, aumentando il livello di protezione e diminuendo i margini di rischio del data loss.

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Laura Zanotti

Giornalista

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando le innovazioni, i problemi e le strategie vincenti delle imprese nazionali e multinazionali alle prese con la progressiva convergenza tra mondo analogico e digitale. E ancora oggi continua a farlo...

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