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2018 e oltre: le previsioni storage secondo NetApp

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Intervista

2018 e oltre: le previsioni storage secondo NetApp

24 Gen 2018

di Piero Todorovich

Dall’ “autocoscienza dei dati” alla loro gestione decentralizzata, passando per l’elaborazione in cloud, l’IoT e la Blockchain. Ecco i cambiamenti che attendono il mondo dello storage secondo NetApp

MILANO – Cosa aspettarci dall’evoluzione dello storage e del data management? In un recente incontro, Marco Pozzoni, Country Manager di NetApp Italia, ha citato e commentato le cinque fondamentali previsioni enunciate dal CTO della corporate, Mark Bergman, per il prossimo futuro.

1 – “I dati diverranno autocoscienti”

Aspetto che, al di là del sapore un po’ fantascientifico, si traduce in un cambiamento nelle modalità tradizionali con cui oggi, esternamente al dato, vengono determinati accesso e gestione: “Significa accompagnare l’informazione con metadati contenenti tutto ciò che la riguarda [dotando il dato di una propria “intelligenza” ndr]: chi sono i fruitori, il livello di sicurezza, la durata di vita prima dell’archiviazione e così via, in modo che siano i dati stessi a determinare chi ha il diritto di accedervi, utilizzarli, condividerli ecc.”. Un esempio di questa evoluzione è nei sistemi di guida autonoma: “I dati sono privati, ma devono poter essere acceduti da personale di soccorso, assicurazioni e giudici in caso d’incidente. Questo è già oggi possibile con lo storage ad oggetti; quello che vedremo è l’aggiunta dell’intelligenza”.

2 – Cresceranno i servizi di virtual machine (VM) a noleggio

“Non è in assoluto una novità – continua Pozzoni – già oggi molti cloud provider offrono con successo VM a consumo. Poiché lo storage diventa sempre più distribuito, diventa sempre più conveniente scegliere di pagare i servizi computazionali laddove occorrono”. E con dati geograficamente dispersi, la scelta tra macchine virtuali in cloud o in un data center aziendali non dipenderà più solo dalle prestazioni, come oggi, ma anche da fattori di convenienza economica.

3 – Incontreremo maggiori difficoltà nel trasporto dei dati in rete

Se da una parte è vero che le reti diventano sempre più veloci, dall’altra l’aumento esponenziale delle quantità di dati è destinato a metterle comunque in crisi: “Occorre cambiare paradigma e avvicinare la parte computazionale ai dati – commenta Pozzoni –. L’elaborazione avverrà sempre più localmente e velocemente; saranno trasferite in rete solo le informazioni di sintesi di cui si ha bisogno”. È oggi il caso della sensoristica dell’IoT o dei sistemi di guida. Lo sarà di molte applicazioni emergenti.

4 – Passaggio dai big data agli “huge data”

Le elaborazioni giungeranno a un nuovo livello della scala dimensionale e andranno gestite in modo diverso rispetto al passato: serviranno sistemi a stato solido, capaci di ridurre la latenza d’elaborazione a livello dei microsecondi. “La tecnologia Flash ha portato maggiori capacità, consentendo nuove applicazioni – precisa Pozzoni -. Con la memoria persistente e ulteriori sviluppi sarà possibile fare altri passi avanti”. NetApp sta lavorando a un nuovo protocollo di comunicazione tra processore e memoria per permettere di operare alla stessa velocità: “Alcuni nostri sviluppi su Fibre Channel vanno in questa direzione e i vantaggi si vedranno nel corso del tempo”. Il punto dolente è che per sfruttare le nuove architetture serviranno nuovi sistemi operativi e software, cosa che richiederà almeno altri 2-3 anni.

5 – Decentralizzazione dei meccanismi di controllo del dato

“Parliamo di Blockchain, ossia dell’adozione di un modello che prevede entità di controllo distribuite – spiega Pozzoni -. Questo permette di cambiare il modo con cui si distribuiscono i dati, si tracciano i percorsi e si raccolgono le validazioni dalle differenti autorità”. Con il programma Horizon 2020 la UE sta finanziando progetti per l’impiego della Blockchain in ambito sociale: “Questo ci fa riflettere sull’importanza delle tecnologie dati nell’evoluzione futura della nostra società”, conclude Pozzoni.

Piero Todorovich
Giornalista

Giornalista professionista dal 91, ha scoperto il Computer negli Anni 80 da studente e se n'è subito innamorato, scegliendo di fare della divulgazione delle tecnologie e dell'informatica la propria professione. Alla passione per la storia delle tecnologie affianca quella per i viaggi e la musica.

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