Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

La BI di Unicoop Firenze corre su Exadata

pittogramma Zerouno

Caso Utente

La BI di Unicoop Firenze corre su Exadata

06 Lug 2011

di Giampiero Carli Ballola

La cooperativa toscana, tra i primi utenti  italiani della ‘database machine’ di Oracle, Exadata, risolve i problemi di prestazioni sull’analisi dei grandi volumi di dati trasformando complesse query relative alle vendite in un processo di business intelligence interattivo e quasi real-time. Ne parla a ZeroUno Filippo Cecchi, responsabile Ict e Operating

Le cooperative di consumo nascono in Italia, secondo paese europeo dopo l’Inghilterra a vedere la comparsa di questa forma di organizzazione, negli anni a partire dal 1860, in pratica all’indomani dell’unificazione del Paese. Nel 1889 se ne contavano già 78, e la Toscana era, dopo il Piemonte e davanti all’Emilia e alla Lombardia, la regione a maggior sviluppo cooperativo. La nascita di Unicoop Firenze, risale appunto a quegli anni con la costituzione a Sesto Fiorentino, nel 1891, della cooperativa destinata a diventare il nucleo di aggregazione di quella che oggi è tra le maggiori realtà italiane del settore.
Nella sua dimensione e denominazione attuale, però, Unicoop Firenze, nasce nel 1973 dalla fusione di tre grandi cooperative toscane: Toscocoop, Coop Etruria e Unicoop Empoli, alle quali nel 1998 si aggiunge Unicoop-Cooperative Pisane Riunite. I numeri di Unicoop Firenze sono quelli di una grande impresa, come pure i problemi che gravano sulla funzione It.
Tra questi è di primaria importanza, come si può immaginare in un’organizzazione del genere, l’analisi continua e tempestiva dei dati di vendita in modo da poter trarre le necessarie indicazioni sia per le strategie di acquisto sia per la gestione operativa degli acquisti stessi e del magazzino, nonché per le attività di promozione delle vendite. In breve: quello della cooperativa fiorentina è uno di quei tipici casi dove la business intelligence ha valenza assolutamente strategica per la gestione e lo sviluppo di tutto il business. Ma con i numeri in gioco riguardo i soci-consumatori, i punti vendita e soprattutto l’enorme quantità di articoli in assortimento, sia in area food & beverage sia in quella non-food tipica di ogni grande supermercato, la rilevazione e analisi di questi dati, da fare per di più in tempo quasi-reale, non è un problema da poco, specie per gli aspetti che gravano sui sistemi e sulle infrastrutture.
Come esordisce Filippo Cecchi (nella foto), che di Unicoop Firenze è il responsabile Ict e Operating e risponde quindi di tutto ciò che riguarda le infrastrutture: “Avevamo problemi di prestazioni sulla business intelligence e di conseguenza abbiamo cercato e trovato una soluzione che ci garantisse maggiori performance e maggiore scalabilità, dato che nell’area specifica della BI avevamo e abbiamo progetti di ampliamento e potenziamento delle funzionalità. Quindi, visto che in quest’ambito Oracle [che è anche il fornitore del sistema di BI/Data Warehousing implementato in azienda –  ndr] ci ha presentato la soluzione Exadata, l’abbiamo valutata interessante per tutta una serie di motivi tecnici, che si possono riassumere nel fatto di integrare hardware e software applicativo e di seguire criteri costruttivi standard, e positivamente dal punto di vista del rapporto prezzo prestazioni”.

Provare per credere
Trattandosi di una soluzione che non andava su un progetto nuovo ma era destinata a sostituire una piattaforma già in funzione, Unicoop Firenze ha potuto svolgere una serie di benchmark di confronto per valutarne ‘sul campo’ le prestazioni. In pratica, è stato creato un ambiente, rigorosamente isolato, dove è stata caricata la versione 11.2 di Oracle, che è indispensabile per lavorare con Exadata, e la soluzione di BI. In questo ambiente sono stati replicati, per vari giorni, tutti i dati che vengono normalmente caricati sul sistema e quindi si sono registrati e valutati tutti i tempi delle operazioni. “Ci aspettavamo – prosegue Cecchi – dei tempi di risposta di alcune volte migliori rispetto a quelli del sistema in produzione ma, a onor del vero, la sorpresa è stata che sebbene i tempi di elaborazione sul singolo batch fossero un po’ superiori alle attese, guadagnavamo moltissimo nella simultaneità. La scalabilità che cercavamo l’abbiamo trovata aumentando fino a sei-sette volte il numero dei batch eseguiti in parallelo rispetto a quanto potevamo fare con i nostri attuali sistemi”. In altre parole, il vero vantaggio di Exadata si è rivelato la possibilità di svolgere molte analisi contemporaneamente soddisfando le richieste di più utenti. Come spiega Cecchi con un efficace paragone: “Avevamo una macchina che andava a dieci all’ora e ci aspettavamo di averne una che corresse a sessanta. Abbiamo trovato una macchina che correva a cinquanta, ma erano aumentate le corsie dell’autostrada. Ne avevamo cinque, sono diventate trenta, mantenendo per giunta i cinquanta all’ora su tutte e trenta le corsie. Il risultato è che le prestazioni sono aumentate in modo esponenziale, molto di più di quanto ci aspettassimo”. Questo ha anche drasticamente ridotto il tempo di caricamento quotidiano dei dati provenienti dai punti vendita, che avviene parimenti per processi paralleli, anch’essi passati da cinque a trenta. Ciò comporta evidenti vantaggi sul piano del servizio (i dati aggiornati sono disponibili prima) e delle operazioni, con notevoli risparmi di tempo e di energia.
Il primo incontro di Unicoop Firenze (già, come si è detto, utente Oracle) con la nuova Exadata Database Machine, che è appunto quella installata, è stato all’Oracle OpenWorld 2010 di San Francisco, dove la seconda versione del sistema, che è costruttivamente diversa dalla prima versione del 2009 e si avvantaggia della grande potenza dell’hardware Sun, era stata presentata lo scorso settembre. Il progetto, avviato rapidamente dopo la prima impressione di San Francisco, ha richiesto tre settimane per l’ambiente di prova e i benchmark (con la conseguente decisione di sostituire il server precedente) e due mesi per la messa in produzione, con un lavoro che Cecchi definisce “molto tranquillo”. La macchina infatti è arrivata già assemblata e provvedere al suo posizionamento nel data center, all’alimentazione e alla connessione in rete è stato, dice ancora Cecchi “piuttosto semplice”. Dal marzo 2011 la soluzione è pienamente operativa e quella di Unicoop Firenze è quindi tra le prime applicazioni della nuova Exadata in Italia, seguita come vendita e implementazione da Bridge Consulting, partner storico di Oracle nel mondo Business Intelligence e Data warehouse.

I vantaggi per il business
Essendo operativo da poco tempo, è difficile stimare il Roi del progetto, e comunque non è una valutazione applicabile alla realtà Unicoop Firenze, dato che questa aveva un problema di prestazioni che andava comunque risolto e “che lo è stato”, assicura Cecchi, “…a un costo inferiore rispetto a quanto avevamo messo a budget”. È però invece possibile fare un bilancio dei vantaggi ottenuti sul fronte del servizio e quindi del business. “Query anche pesanti, che prima avevano lunghi tempi di risposta, ora hanno tempi tali da essere diventate praticamente interattive. Tanto che abbiamo installato su Exadata anche l’applicazione per il budget. Che non ha niente a che fare con la BI, ma avendo aspetti analoghi, cioè grandi volumi di dati da caricare e attività interattiva da parte di alcuni utenti nel corso delle giornata, ha dato ottimi risultati”. La potenza del sistema lo rende quindi disponibile ad altri servizi, purché, come è naturale, questi poggino sullo stesso database: “L’11.2 è un vincolo; ma su questo ci siamo abituati e non è stato [la migrazione dei dati su Oracle 11.2 ndr] un grandissimo lavoro”.
Considerando che, come fa notare Cecchi, è andato tutto liscio grazie anche al fatto “…di aver affrontato la cosa con tutte le precauzioni del caso”, chiediamo allora quali consigli il responsabile Ict e Operations di Unicoop Firenze si sente di poter dare a chi volesse fare un passo analogo. “Consiglierei senz’altro di fare dei benchmark perché aiutano a rendersi conto delle potenzialità della macchina e anche a capire quali siano le query che più ne beneficiano. Perché non tutte le attività applicative che abbiamo testato danno gli stessi risultati e il miglioramento delle performance di cui si è detto non è omogeneo su tutte le applicazioni”. Poi bisogna valutare il lavoro per il passaggio alla release 11.2 di Oracle, che per certe applicazioni, a seconda di come sono scritte, può essere oneroso. “Noi avevamo una filiera, dal database all’applicazione di BI, che era tutta Oracle e questo ci ha certamente aiutato. Ma – conclude Cecchi – siccome il passaggio alla 11.2 è una cosa che prima o poi bisognerà comunque fare, tanto vale farla per tempo e magari approfittare di quello che Exadata può dare”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Link

Articolo 1 di 3