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Ilm non solo per le grandi

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Ilm non solo per le grandi

15 Mag 2006

di Redazione

Il rispetto delle normative e la crescita più che esponenziale dei dati archiviati (nelle loro differenti tipologie) non è un problema di esclusiva competenza delle grandi imprese e rischia di travolgere le medie aziende. Dal confronto tra alcuni dei principali vendor del settore alcune indicazioni sulle esigenze e l’approccio delle pmi nei confronti dell’information lifecycle management. (Nella foto Sergio Resch di Ibm Italia)

Elemento ormai sempre imprescindibile di una qualsiasi infrastruttura di gestione e archiviazione dei dati, il fattore “tempo” è strettamente correlato al valore dell’informazione e, quindi, al costo del media nel quale questa informazione è depositata. Quello di un uso differenziato delle risorse di storage non è certo un concetto nuovo, è anzi coetaneo alla nascita stessa dei sistemi informativi. Da alcuni anni sono però intervenuti fattori nuovi, o fattori vecchi ma decuplicati, che impongono un approccio strategico alla definizione di una infrastruttura storage, molto di più di quanto non avvenisse nel passato. Li elenchiamo brevemente: la crescita più che esponenziale delle informazioni presenti in azienda; l’estrema diversificazione di tipologia di informazioni (dati strutturati, tipicamente quelli dei database o di tipo operazionale; dati non strutturati, come pdf o foto; semistrutturati, come le e-mail); l’emanazione di normative sempre più stringenti in materia di conservazione ed estrazione dei dati; non ultima la necessità di ottimizzare gli investimenti effettuati. La risposta della tecnologia non si è fatta attendere ed è stata sviluppata un’ampia gamma di soluzioni che, accanto a San (Storage Area Network) e Nas (Network Attached Storage), mette a disposizione delle aziende sistemi e media su una scala di costi e prestazioni che consente di archiviare “al meglio” l’informazione in base al suo valore (si veda la figura 1).

Fig. 1 – Piattaforme e soluzioni per l’Information Lifecycle Management
(clicca sull’immagine per ingrandirla)


Fonte: Terasystem, 2006

Il tutto, però, ha il suo aspetto critico nella crescente complessità delle infrastrutture di storage.
Ma ci sono altre due considerazioni molto importanti da fare: la prima è che tutto ciò non riguarda più solo le grandi aziende che, da sempre, si sono dovute confrontare con il problema di una gestione ottimizzata, efficace ed efficiente dei dati posseduti; la seconda è che lo storage non può più essere considerato, come è avvenuto nel passato, una componente a se stante del sistema informativo ma ne è una componente strettamente integrata e, di conseguenza, le tematiche di gestione dei contenuti travalicano l’ambito applicativo per entrare fortemente in quello infrastrutturale.

L’approccio delle “grandi”
Da un’indagine, realizzata da NetConsulting e commissionata da Emc attraverso 54 interviste, nel periodo aprile-luglio 2005, presso altrettante aziende italiane con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, risulta che la San rappresenta la tipologia di storage più diffusa (nel 74% delle aziende), seguita dai Nas (28%) e dai Das (Direct Attached Storage) nel 18% delle aziende.
Per quanto riguarda il software, l’82% delle aziende adotta una soluzione di storage management e il 74% soluzioni di document management. Tra i criteri di scelta, quello principale è l’affidabilità della tecnologia e del vendor e fondamentale risulta essere l’assistenza post vendita, mentre assumono scarso rilievo l’offerta bundle con server e la capacity on demand (si veda figura 2), concetti questi che dovrebbero invece essere più appetibili per il midmarket e per le piccole imprese.

Fig. 2 – Principali criteri di scelta dei fornitori di storage hardware
(clicca sull’immagine per ingrandirla)


Fonte: NetConsulting, 2005

Positiva è invece la valutazione del budget riservato allo storage. In controtendenza con il budget IT medio (che registra un -8,7% nel 2005 sul 2004), sullo storage sembra essersi focalizzato l’interesse delle grandi aziende dato che è stata registrata una crescita del 9% nel 2005 sul 2004. Nei diversi settori i trend risultano molto diversi: nel settore Finanza la spesa per lo storage cresce del 6,4% nel 2005 mentre si ridurrà quasi del 20% nel 2006; l’Industria cala di circa il 5% nel 2005 e rimane sostanzialmente stabile nel 2006; i Servizi hanno un andamento flat in entrambi gli anni analizzati; Telco e Media rappresentano il settore che maggiormente investe in storage e che vede una crescita sia nel 2005 (18,8%) sia, seppure in maniera più contenuta, nel 2006 (9,5%)
Dall’analisi dei progetti in corso e previsti in questo ambito, l’indagine evidenzia un forte impegno nel consolidamento dello storage (che coinvolge il 40% delle aziende), seguito dalla realizzazione di Nas centralizzati per servire uffici periferici (22%), quindi dalla virtualizzazione dello storage (20%) e dello storage management (16%).
L’indagine fornisce infine un importante spunto di riflessione quando va ad analizzare il grado di penetrazione del concetto di Ilm nelle aziende intervistate e, soprattutto, i progetti in corso. La definizione sottoposta alle aziende è quella classica definita da Snia (Storage Networking Industry Association): “L’Information Lifecycle Management riguarda le policy, i processi, le pratiche, servizi e i tool per allineare il valore di business dei dati con le infrastrutture più appropriate ed economicamente convenienti. Questo a partire dal momento in cui viene predisposto lo spazio per ospitare il dato, fino alla cancellazione”. Ebbene, il concetto di Ilm così come definito dallo Snia è noto solo al 64% delle aziende interpellate e soltanto il 12% dichiara di avere un progetto in corso e il 20% di prevedere delle attività in tal senso.

Il problema non è solo per le grandi
Ma se questa è la situazione presso le aziende di grandi dimensioni come viene visto il mercato da parte dei principali vendor e qual è la situazione presso le realtà di dimensioni minori, dalle medie alle piccole?
“Molti problemi sono gli stessi nella grande come nella media o anche piccola azienda – dice Ugo Di Nola, district sales manager, strategic initiatives di Sun Microsystems Italia – basti pensare agli impatti di Basilea II. In Italia la si è considerata per lungo tempo una normativa riguardante le grandi aziende e le banche e forse solo adesso anche le piccole e le medie si stanno rendendo conto dell’impatto di questa normativa sul loro accesso al credito. Soluzioni di business continuity, di disaster recovery, di backup ecc. incidono sulla determinazione del fattore di rischio e quindi è un problema che riguarda tutte le aziende”. “Naturalmente questo tipo di aziende – aggiunge Walter Moriconi, product manager, storage products di Sun Microsystems Italia – necessita di soluzioni adeguate alle proprie capacità di investimento. In questo ambito vorrei segnalare i nostri sistemi Nas che, progettati per ambienti entry-level, sono facili da usare e semplici da gestire, si installano rapidamente e permettono un’integrazione eterogenea e servizi flessibili basati sui criteri di utilizzo impostati”.
Non solo i problemi sono gli stessi (seppure scala diversa) ma le medie imprese incominciano anche a fare passi concreti in questa direzione. Sergio Resch, Business Development Manager Storage Systems per Ibm Italia, infatti ha registrato una crescita degli investimenti in storage anche nel segmento delle medie aziende: “Una migliore gestione e conservazione dei dati prodotti in ambiente Sap, dei sistemi di posta elettronica e dei contenuti presenti in azienda, solo per fare alcuni esempi, sono tematiche storicamente tipiche del mondo enterprise che adesso stanno diventando di interesse anche per la media azienda. Abbiamo quindi rilasciato una versione dei nostri prodotti, denominata Express, facile e pronta all’uso proprio per questo segmento di mercato. Ibm si sta impegnando, e lo dimostrano i nuovi prodotti rilasciati per il mondo Pmi negli ultimi due anni, per portare in questi prodotti funzionalità tipiche delle soluzioni di fascia enterprise”.
E anche Roberto Sortino, regional technology officer di Emc, sottolinea la crescita dell’interesse delle Pmi per questi temi: “Abbiamo trovato una grande ricettività sul tema dell’Ilm nella media impresa perché evidentemente l’impatto del problema, rispetto alla grande azienda, non è molto diverso, c’è solo una differenza di scala. Il fatto di avere sviluppato soluzioni hardware e software di fascia media, come stiamo facendo da 18 mesi, che possono essere utilizzati in ottica Ilm consente a questi utenti di avvicinarsi a questo tipo di approccio. Il nostro impegno è stato quello di definire un’offerta, che abbiamo denominato Making storage simple, che consiste in una pacchettizzazione delle nostre soluzioni studiata specificatamente per le medie imprese”.
Secondo Roberta Pezzo, Field Product Manager di Hds Italia, “le aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni, si stanno avvicinando a un approccio strategico allo storage ma la elevata complessità ormai raggiunta dalle infrastrutture storage sta incominciando ad essere un problema. Quello che ci stanno chiedendo, quindi, è di semplificare questa infrastruttura, ridurre i costi di gestione, sfruttare al meglio quello di cui già si dispone in azienda. Quindi grande attenzione alla standardizzazone e all’interoperabilità perché è fondamentale poter riutilizzare gli investimenti già effettuati. La strada scelta da Hds per rispondere a queste esigenze è quella della virtualizzazione e dello storage management con una grande attenzione all’interazione tra infrastruttura e applicazioni: è la nostra strategia Application Optimized Storage che, basata su una gamma completa e integrata di hardware software e servizi, consente di assegnare ai dati il giusto valore e di ottimizzare l’infrastruttura storage proprio in base alle esigenze delle applicazioni di business”.

Il vendor sempre più consulente
“Uno dei driver che spingono verso l’Ilm – dice Moriconi- è la possibilità di utilizzare in modo migliore le informazioni presenti in azienda perché le aziende, spesso, soffocate dalla quantità di dati messi a disposizione dai sistemi informativi, perdono contatto con l’informazione sensibile. Il ruolo che può assumere un vendor di tecnologia come Sun in termini di consulenza è, avendo una visione a 360° delle tematiche di infrastruttura tecnologica (anche dal punto di vista della sicurezza, per esempio con la gestione delle identità) e dell’archiviazione delle informazioni, di non considerare le singole problematiche a se stanti ma di saperle inquadrare in un quadro complessivo”.
In effetti l’approccio consulenziale è fondamentale nell’affrontare queste tematiche con la Pmi: “Grazie ad una joint venture con Accenture – conferma Sortino – abbiamo creato una divisione, Emc Consulting, dove professionisti con un elevato profilo tecnologico sono stati formati anche sulla conoscenza dei processi”.
“Oggi – aggiunge anche Marco Spoldi Business Development Manager StorageWorks Division di Hp – Hp è in grado di offrire sia le tecnologie hardware sia le soluzioni software che consentono alle aziende di implementare una strategia di Ilm; ma avere i prodotti in molti casi non basta; per questo abbiamo degli specialisti, sia nei servizi professionali sia nel consulting, che possono supportare i clienti nella definizione delle regole che determinano la strategia Ilm adottata dall’azienda”.
“Quello dei servizi professionali è un tema molto importante – dice Pezzo – perché è chiaro che quando andiamo a parlare di disaster recovery, business continuity o Ilm non facciamo riferimento a soluzioni da scaffale. Si tratta di soluzioni che vanno pensate e calate nella realtà del cliente e in Hds abbiamo diversi livelli di supporto che vanno dalla semplice consulenza sul prodotto alla vera e propria consulenza di business, sul processo e lo facciamo attraverso una divisione nata lo scorso anno proprio con questo scopo”.
Resch focalizza l’attenzione, per quanto riguarda il mercato Pmi, sul ruolo dei partner sulla cui formazione Big Blue continua a investire: “L’approccio dipende dalle esigenze del cliente: se ha già le idee chiare e ha identificato una specifica tematica (una più efficace gestione della posta elettronica per esempio), noi e i nostri partner andiamo a risolvere lo specifico problema; se invece l’azienda capisce di avere il problema ma non ha chiaramente identificato le priorità, il nostro supporto è a 360°. Un tipico approccio di indirizzamento delle tematiche Ilm nel suo complesso prevede: una fase di analisi nella quale si vede quali sono i dati presenti in azienda, chi e come li utilizza (e noi abbiamo uno specifico tool, Ibm Totalstorage Productivity Center, per questa operazione); a questa segue la definizione di classi di dati e come questi sono inseriti nei processi di business attribuendo loro valore e livello di servizio, dove un aspetto importante è la determinazione del livello di protezione che si vuole garantire alle diverse classi di dati; segue la definizione dell’infrastruttura di storage più adeguata; infine si effettua una valutazione del Roi. Tutto ciò – prosegue Resch – implica da parte dei nostri partner una elevata competenza sulle tecnologie e sui processi”.

Storage e content management
Se tutti i discorsi fin qui affrontati riguardano tutte le tipologie di dati, strutturati o non che siano, è chiaro che per quanto riguarda i contenuti non strutturati o semi-strutturati (pdf, foto, e-mail ecc.) la correlazione tra soluzioni di content management (che tipicamente si collocano più nella sfera applicativa che in quella infrastruttuale) e tecnologie di archiviazione e ripristino nonché specifici supporti è molto importante. Prova ne è che tutti i principali vendor “globali” di soluzioni storage hanno anche una specifica offerta che riguarda l’Enterprise Content Management.
Per inquadrare il tema ci viene in aiuto ancora NetConsulting con il White Paper “Analisi degli investimenti e dei progetti in area Enterprise Content Management” dello scorso febbraio, dal quale apprendiamo che il mercato delle soluzioni Ecm (inteso come spesa per software di gestione documentale e di content management) ha raggiunto nel 2005 un valore pari a 377 milioni di euro, registrando una crescita del 4,2% sul 2004.
“Nelle aziende italiane – conferma infatti Spoldi – c’è una grande attesa per quanto riguarda il content management. Oggi uno degli argomenti di maggiore interesse per le imprese è la gestione dei contenuti, dei documenti interni e, in particolare, delle e-mail. Quest’ultimo è un problema veramente enorme e il fatto grave è che molte aziende hanno questo problema ma non sanno di averlo. L’Ilm è la strategia che consente di utilizzare in modo più efficace la tecnologia già presente in azienda e la relazione tra content management e storage è molto forte. Hp offre risposte precise a queste problematiche. Nell’ambito dei contenuti non strutturati, per esempio, abbiamo la soluzione Hp Riss (HP StorageWorks Reference Information Storage System), basata sul grid computing, che, con il semplice cambiamento del software diventa Hp Mas (HP StorageWorks Medical Archive Solution) per la gestione delle immagini mediche”.
Di Nola mette in evidenza la necessità “di mettere a disposizione dei clienti soluzioni infrastrutturali che facilitino lo scambio di dati tra un elemento e un altro del sistema informativo, indipendentemente dalle scelte applicative. Ma questo non vuol dire essere lontani dalle tematiche applicative bensì integrarne nell’infrastruttura alcuni aspetti. Ne è un esempio Sun Compliance and Content Management, una soluzione customer-ready, in grado di interagire con gli applicativi aziendali, sviluppata per aiutare i clienti a rispondere alle crescenti esigenze in materia di conformità e business governance imposte dalle nuove normative”.
Tornando a NetConsulting, dalla survey condotta dalla società di ricerca risulta che l’approccio oggi prevalente nei confronti del content management è di tipo tattico con progetti volti a soddisfare esigenze specifiche mentre per il futuro, almeno nelle intenzioni, la gamma di tipologie di contenuti, come quella dei processi aziendali coinvolti, si amplia. In ogni caso si tratta di un approccio modulare.
Da parte sua Sortino, infine, oltre a concordare sull’approccio integrato content management – tecnologie di archiviazione, evidenzia anche un altro aspetto, ossia la stretta connessione tra server e storage: “L’Ilm sta andando avanti di pari passo con un altro tema molto importante: la virtualizzazione del mondo server. Mentre l’Ilm è un’ottimizzazione dell’infrastruttura che riguarda il dato e l’informazione, la virtualizzazione sul lato server si abbina a un efficientamento dei sistemi. Le risorse di elaborazione possono, come nel caso delle soluzioni di VMware, essere astratte e spostate in modo dinamico tra ambienti di sistema multipli, consentendo a una piattaforma hardware di funzionare come molteplici piattaforme ‘virtuali’. Quando si parla di infrastruttura è giocoforza farlo nel suo complesso, considerando quindi sia i server sia lo storage”.


TERASYSTEM E I TRE ASPETTI DELLA CONSERVAZIONE DIGITALE
La conservazione sostitutiva dei documenti da cartacei in digitali rappresenta un’opportunità per le aziende e la pubblica amministrazione che possono così ridurre tempi ed errori nella gestione dei documenti nonché fruire in modo più agevole dei documenti archiviati. L’intervento di Davide Andreoni, solution manager di Terasystem, nel corso del convegno “Archiviazione legale: carte in regola per entrare nel futuro” organizzato dalla società stessa, è stato focalizzato sul processo di dematerializzazione dei documenti, partendo da un presupposto fondamentale: “La conservazione è da noi intesa come l’estensione di un processo di archiviazione, la quale, a sua volta, è legata a un processo di memorizzazione e, quindi, deve essere approcciata in una logica di gestione del ciclo di vita dell’informazione. Secondo Terasystem l’implementazione di un ambiente di conservazione deve essere affrontata in modo strategico considerando tutti gli aspetti dell’archiviazione: dalla messa in sicurezza dei dati alla loro tracciabilità ecc.”.
Quali sono i fattori dei quali bisogna tener conto nel definire un ambiente It per la dematerializzazione della documentazione? Andreoni identifica tre aspetti: la compliance alle normative legali; la salvaguardia dei dati conservati; la fruibilità dei dati stessi.
“Nell’ambito delle regole definite dalla delibera n. 11 del 19 febbraio 2004 in merito alla conservazione digitale, uno degli aspetti che mi sembra importante sottolineare è stata la svolta riguardante i supporti di memorizzazione con la quale si abolisce il vincolo verso la tecnologia ottica mentre quello che conta è l’idoneità del supporto a garantire la conformità agli originali”, dice Andreoni. Il tema della sicurezza, per garantire la salvaguardia dei dati conservati, deve essere affrontato sia dal punto di vista logico sia da quello fisico: “Oltre ai servizi di autenticazione e di gestione dei permessi, nell’ambito della sicurezza logica, è importante enfatizzare l’auditing sulle operazioni e quindi il fatto che l’accesso all’ambiente, ai suoi documenti, ai supporti e alle zone di memorizzazione deve essere tracciabile in modo da poter ricostruire le operazioni svolte”, specifica Andreoni., che aggiunge: “Per quel che riguarda la sicurezza fisica abbiamo come Terasystem un’esperienza decennale e quello che ritengo importante sottolineare è che, contrariamente a quanto viene fatto da alcune aziende, noi non approcciamo questo ambiente con una politica di backup standard e tradizionale ma attraverso soluzioni che tengano in considerazione le specificità di questi dati come la loro enorme crescita e il fatto che si tratta di contenuti fissi, non modificabili nel tempo”. Infine la fruibilità ossia la possibilità, per l’utente, di consultare un documento al quale sono state apposte firma digitale e marca temporale (due dei requisiti richiesti dal Cnipa per l’archiviazione legale dei documenti) senza doversi occupare delle operazioni di estrazione del documento che devono invece avvenire in modo automatico. Rientra nel tema della fruibilità anche l’implementazione di funzionalità di alert automatici sulle scadenze.
“Memorizzare, archiviare e conservare sono tre aspetti di un percorso e la loro integrazione all’interno di un unico ambiente di gestione comporta competenze incrociate e consolidate conoscenze tecnologiche. La conservazione legale è un’estensione del processo di archiviazione secondo regole e modalità predefinite e in continua evoluzione. È fondamentale conoscere in modo approfondito tutti e tre i processi”, dice Andreoni che conclude ricordando tre punti fermi che caratterizzano la vision di Terasystem: “Il primo è la virtualizzazione che: permette di rendere l’ambiente dinamico e pronto ad accogliere le evoluzioni tecnologiche, siano esse legate ai supporti o alle applicazioni di gestione e conservazione; consente di unificare piattaforme di archiviazione differenti sotto un unico ambiente. Il secondo è l’uso di standard che permette di mantenere un alto grado di indipendenza dalle applicazioni in fase di ricerca, consultazione, estrapolazione e riutilizzo dei dati e dei documenti. Infine la vita dell’informazione viene tracciata, dando la possibilità di ricostruirne il ciclo dalla nascita all’archiviazione, in un unico flusso”. (P.F.)


EMC NEL 2005: CRESCITA DEL 17%
Per Emc il 2005 è stato il terzo anno consecutivo di crescita a ‘due digit’, dopo il biennio ‘horribilis’ 2001-2002 che l’aveva costretta a rivedere in profondità le sue strategie e apportare sostanziali modifiche alla sua organizzazione. In effetti nel 2005, i ricavi pari a 9,66 miliardi di dollari, sono stati oltre il 17% superiori rispetto a quelli del 2004, e l’espansione ha riguardato non solo tutte le aree geografiche in cui è presente, ma anche tutte le principali linee di business, e in particolare il software, che con i suoi 3,58 miliardi di dollari rappresenta ormai il 37% del fatturato totale. Sempre nel 2005 Emc ha anche investito un miliardo di dollari in attività di ricerca e sviluppo, quasi 770 milioni in acquisizioni strategiche, ha riacquistato proprie azioni per più di un miliardo di dollari e, a conferma del momento positivo che sta attraversando, prevede di fatturare nel 2006 tra gli 11,1 e gli 11,3 miliardi di dollari. “Oggi – osserva Renato Simone, direttore marketing di Emc Italia – Emc è una realtà molto diversa rispetto ad alcuni anni fa: ormai meno del 50% del nostro fatturato, sia a livello mondiale che italiano, deriva dall’hardware, mentre il restante è suddiviso tra il software (37%) e i servizi, allo sviluppo dei quali nel corso del 2006 dedicheremo la massima priorità. Il merito dei risultati particolarmente brillanti che Emc è riuscita a realizzare, anche in Italia, in un periodo di economia non proprio esaltante, va sicuramente attribuito alla grande attenzione che abbiamo messo nel cogliere, interpretare e soddisfare le esigenze dei clienti che ci chiedevano non solo di aiutarli a ridurre i costi delle loro infrastrutture It, ma di migliorarne al tempo stesso anche l’efficienza, i livelli di servizio, e l’allineamento al business. Una richiesta alla quale abbiamo risposto con l’Ilm (Information Lifecycle Management), un concetto che sta ormai alla base della nostra offerta, e che riteniamo di interpretare nel modo più profondo ed esteso. La nostra ambizione – conclude Simone – è riuscire a mettere a disposizione dei clienti un portafoglio completo di prodotti e servizi che permettano loro di realizzare nel modo migliore questa strategia.” (C.C.)

Redazione

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