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Hybrid It, come ridisegnare sistemi informativi agili e robusti

pittogramma Zerouno

Hybrid It, come ridisegnare sistemi informativi agili e robusti

01 Feb 2017

di Arianna Leonardi

Il webinar organizzato da ZeroUno in partnership con Fujitsu ha offerto un approccio metodologico e tecnologico per ottenere il corretto bilanciamento tra legacy e cloud

I Sistemi Informativi stanno cercando nuove vie per soddisfare rapidamente le richieste del business, preservando al contempo la robustezza delle infrastrutture. Come trovare il giusto bilanciamento? Il webinar Come disegnare l’hybrid it: robusto, sicuro, agile, organizzato da ZeroUno con Fujitsu  ha affrontato il tema.

Di questo servizio fa parte anche il seguente articolo:
L'OFFERTA – L’It ibrido secondo Fujitsu
I relatori del webinar, da sinistra: Boldrini, giornalista ZeroUno, Massimo Ficagna, Senior Advisor, Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e Federico Riboldi, Business Program Manager, Marketing di Fujitsu Italia

“L’approccio ibrido – ha esordito Nicoletta Boldrini, giornalista ZeroUno – include la componente cloud (Fast It) e il datacenter aziendale (Robust It). Secondo un’indagine globale Fujitsu su un migliaio di amministratori It, il 40% delle aziende ha implementato un ambiente It ibrido, mentre il 51% valuta di farlo, con investimenti che assorbono un terzo (e a volte la metà) dei budget It. Tra i driver principali, l’agilità e la capacità di risposta, la flessibilità operativa, la riduzione del time to market. Tra le criticità, gli aspetti legati alla sicurezza dei dati a fronte di una maggiore complessità dei sistemi informativi”.

Negli anni, infatti, l’It aziendale ha dovuto affrontare la progressiva stratificazione tecnologica, l’esplosione di dati e un bacino di utenti via via sempre più esteso, come ha spiegato Massimo Ficagna, Senior Advisor, Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Contemporaneamente è aumentata la competizione sul mercato: “Nessun settore è immune oggi dalla minaccia di nuovi player, le dinamiche di business sono rapide, i progetti di innovazione hanno cicli di 2 – 3 mesi. Le Lob chiedono all’It velocità e flessibilità, ma anche controllo sui costi”. Il cloud pubblico si prospetta come alternativa per accelerare il deployment di nuovi servizi, ma bisogna procedere anche alla flessibilizzazione delle infrastrutture interne, attraverso automazione, software-defined, sistemi integrati, convergenti o iperconvergenti. “La direzione inevitabile è quella di un hybrid It. Se il mercato It tradizionale si è mantenuto stabile negli ultimi anni, cloud pubblico e tecnologie per la flessibilizzazione del datacenter mostrano crescite a due cifre”. I percorsi di ibridizzazione possono essere diversi, a seconda dei workload che determinano le scelte tecnologiche. “Fondamentale – ha continuato Ficagna – rimane la capacità di spostare le risorse tra gli ambienti privati e pubblici. Ma il rinnovamento tecnologico non è sufficiente, serve anche cambiare il modo di lavorare abbattendo i silos tra business, sviluppatori e Operations, attraverso metodologie Agile e DevOps. Molte aziende stanno introducendo gli approcci Lean, ma spesso in ambiti circoscritti che riguardano soprattutto la componente It innovativa”.

Integrazione e skill al centro del dibattito

Hybrid Cloud e Multicloud: alcuni scenari di utilizzo – fonte: presentazione di Massimo Ficagna

Su questi temi si è sviluppato il dibattito con gli utenti collegati. Il poll lanciato in diretta ha evidenziato come principale barriera all’It ibrido la difficoltà di integrazione; seguono criticità di governance e mancanza di competenze interne.

Per superare gli ostacoli di integrazione, Federico Riboldi, Business Program Manager, Marketing di Fujitsu Italia, ha suggerito un approccio graduale: “L’It tradizionale non scomparirà ma evolverà, avvicinandosi alle logiche cloud pur rimanendo interno. Migrare in toto i sistemi informativi sulla nuvola risulta poco pratico e dispendioso, mentre è preferibile portare in cloud le nuove applicazioni, adottando strumenti di integrazione con l’esistente”.

Parlando di integrazione, le Api sono un punto imprescindibile: il ricorso alle interfacce di programmazione aggiunge ulteriore complessità di gestione? “Sì – ha risposto Ficagna – se vengono adottate secondo un approccio punto-a-punto per connettere un servizio a un altro; no, se invece si utilizza un Api Manager che centralizza e controlla ii flussi complessivi di Api”. 

“È chiaro – ha aggiunto Riboldi – che ulteriori stratificazioni comportano un aumento della complessità. Bisogna valutare se i benefici ottenuti con l’hybrid It superano le criticità di governance. La capacità di integrazione attraverso Api o altra tecnologia è fondamentale per gestire l’intera infrastruttura in modo organico”.

Ma come valutare se il modello ibrido conviene? “Non bisogna guardare al costo del singolo servizio o componente infrastrutturale – è intervenuto Ficagna -, ma piuttosto ragionare sul Tco, considerando i vantaggi ottenuti. In questo modo è possibile giustificare gli investimenti”.

Infine, il dibattito si è spostato sugli skill per gestire i nuovi modelli It. “Servono competenze più legate alla governance e meno di dettaglio tecnico – ha puntualizzato Ficagna -. Tipicamente Operations e Sviluppatori sono isolati, ma anche all’interno delle Operations ci sono muri o forti specializzazioni tra chi gestisce storage, networking o computing. Con l’adozione di modelli Agile e Devops si diffondono le conoscenze e le persone diventano intercambiabili”.

“Non è necessario – ha concluso Riboldi – tenere in casa la competenza tecnica puntuale, se non attinente ad aree core dell’azienda. Piuttosto bisogna accrescere la capacità di gestire il rapporto con i fornitori. L’It aziendale deve diventare un project manager che amministra i supplier, attingendo dall’esterno per andare a promuovere internamente nuove idee e soluzioni”.

Arianna Leonardi

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