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Data center: la trasformazione concreta dell’It

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Data center: la trasformazione concreta dell’It

24 Gen 2014

di Cristina M. Palumbo

Quanto la componente fisica del data center rappresenta un fattore abilitante l’innovazione? È la domanda alla quale cerca di rispondere Fabio Rizzotto, It Research Director di Idc Italia, sulla base di una web survey alla quale hanno risposto 185 manager it.

Una Web survey su un campione di 185 manager It e il roadshow dal titolo “It Transformation, le Best practice dell’innovazione”, che ha previsto diverse tappe per l’Italia. Sono due attività promosse e realizzate da Idc negli scorsi mesi al fine di mettere a confronto la roadmap ideale per la trasformazione di un dipartimento It in ottica sempre più business oriented e la questione irrisolta del bilanciamento della spesa informatica tra gestione ordinaria e budget allocato per l’innovazione. Più in generale, la società di analisi si è impegnata nell’individuare comportamenti virtuosi, così come quelli viziosi, delle aziende italiane, rispetto all’information technology.

Figura 1: La trasformazione del data center
Fonte: Idc 2013

“La nostra analisi è partita dalla seguente questione – spiega Fabio Rizzotto, It Research & Consulting Director Idc Italia, con il quale abbiamo cercato una sintesi delle principali direttrici di contenuto emerse da tutte queste attività – ossia quanto la componente fisica del data center possa risultare un fattore abilitante all’innovazione. Sicuramente il primo problema, constatato nell’indagine riguarda il fatto che a oggi solo il 30% delle aziende dedica più del 30% all’innovazione, ma il 55% delle realtà interpellate alloca meno del 20% del proprio budget It per innovare. Certo, la prospettiva a 12 mesi è migliorativa, ma forse si potrebbe fare di più. Nelle analisi, infatti, è stata confermata la pervasività della virtualizzazione infrastrutturale (oltre il 90%), mentre la virtualizzazione client è ferma al 30%, ma il 60% del campione ha dichiarato di aver iniziato un percorso evolutivo in questo senso”. La figura 1 indica le diverse fasi di trasformazione del data center schematizzate da Idc (virtualizzazione, automazione dei processi, sistemi convergenti, private cloud, cloud ibrido) e Rizzotto evidenzia la stretta correlazione esistente tra innovazione e implementazione delle diverse fasi: “Segmentando il campione delle aziende in base al grado di virtualizzazione, è emerso nettamente che coloro che più hanno virtualizzato sono in grado di stanziare più spesa per l’innovazione; in pratica all’aumento dell’automazione cresce in proporzione la porzione di budget che viene liberata per innovare [la fascia di aziende che dedica solo il 10% del proprio budget It a processi innovativi cala sensibilmente se gli ambienti virtualizzati passano da 1 a 4 o 5; così come la fascia di chi dedica più del 20% del budget all’innovazione cresce sensibilmente, vedi figura 2 ndr]”. Stessa considerazione può essere fatta per l’adozione di infrastrutture cloud dove le aziende che dedicano solo il 10% a progetti innovativi passano da circa 35% tra chi non adotta soluzioni cloud a circa il 20% tra chi le adotta (figura 3). È quindi evidente che il processo di trasformazione del data center innesca un circolo virtuoso di investimenti e innovazione.

Integrazione e collaborazione

Figura 2: Correlazione tra livello di virtualizzazione e spesa It per progetti innovativi
Fonte: Idc – It Transformation web survey 2013, 185 manager It

Dalla ricerca Idc emerge chiaramente che a frenare l’innovazione non è solo un problema di risorse economiche, anzi.
“La vera sfida – afferma Rizzotto – sta nel capire concretamente come e quanto l’It è in grado di generare valore. Nelle aziende c’è un forte bisogno di adottare un linguaggio diverso che esprima e incarni il cambiamento. Non si è davvero ancora pienamente consapevoli delle criticità che la tecnologia può risolvere. In occasione di tutte le nostre tappe abbiamo verificato che l’Ict non rappresenta ancora un traino per nuove funzioni e servizi. Forse, in alcuni casi, occorre un passaggio generazionale: molto spesso per attivare il processo di trasformazione basta trasferire messaggi diversi, individuare e condividere quali sono gli aspetti sui quali poter intervenire. In questo senso vi è ancora molto da fare nel 2014; sono stati sicuramente compiuti passi avanti, ma le resistenze principali sono legate al modo stesso in cui le aziende utenti funzionano: ci si focalizza sulle problematiche contingenti ma manca la prospettiva a medio termine”, sottolinea l’analista Idc
Integrazione e collaborazione sono le parole d’ordine per il 2014. “La funzione It – ha proseguito Rizzotto – deve cambiare; le figure di riferimento sono obbligate a diventare architetti It con i quali, internamente alle aziende di appartenenza, è necessario che collaborino team integrati i cui componenti hanno competenze, formazione e percorsi aziendali differenti”.
Lo stesso discorso vale anche nella Pubblica Amministrazione, dove – ha così completato il quadro Rizzotto – “la parola d’ordine collaborazione è di primaria importanza, altrimenti è altissimo il rischio di provincializzazioni dei servizi, con le conseguenti e inevitabili inefficienze che si determinano”.

Il rischio mobile

Figura 3: Correlazione tra cloud e spesa It per progetti innovativi Fonte: Idc – It Transformation web survey 2013, 185 manager It

Rizzotto mette infine in guardia dai rischi che un processo di trasformazione non correttamente governato può indurre: “Spesso – ricorda Rizzotto – si cita il mobile come uno dei trend promotori di innovazione, ma, senza un approccio strategico, rappresenta un grande rischio, soprattutto in correlazione al fenomeno del Byod. Correre ai ripari cercando di inserire nella rete aziendale, nel modo più sicuro possibile, dispositivi arrivati dall’esterno non vuol dire avere una strategia mobile. Bisogna invertire la visione: non è possibile imporre una strategia senza tenere conto delle esigenze dei dipendenti, ma neanche subire le iniziative Byod individuali; è necessario piuttosto osservare i vari profili utente e mettere in atto strategie di portabilità disegnate per i singoli comparti o linee di business, con tutto quello che esse comportano nella fornitura dei device più adeguati e delle applicazioni necessarie per ciascuna mansione. Questo significa partire da un lavoro di collaborazione e comunicazione, tra i responsabili It e quelli delle delle diverse linee di business e, in particolare, delle risorse umane, spesso non così scontato. Lavoro fondamentale perché l’It non venga disintermediato con tutto ciò che questo comporta in termini di governance e sicurezza dei sistemi”, conclude Rizzotto. 

Cristina M. Palumbo

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