Commvault valorizza e protegge i dati aziendali

Il responsabile mondiale delle vendite spiega la visione del vendor circa gli elementi più importanti dell’It transformation. Fattori che possono causare crescenti complessità, rischiosità e inefficienze dei sistemi informatici aziendali. Ecco come la piattaforma unificata dell’azienda americana può venire in aiuto

Pubblicato il 02 Dic 2016

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Commvault valorizza e protegge i dati aziendali

MILANO – Backup (ovvero copia di dati su un dispositivo storage remoto a fine di disaster recovery, oppure trasferimento di dati che non devono essere acceduti frequentemente su un sistema di archiviazione poco costoso) e data management o information management (ossia gestione dei dati in funzione del loro contenuto e del loro valore per le applicazioni e gli utenti) sono spesso attività gestite nelle aziende con soluzioni diverse e logiche non sempre coerenti, efficienti ed economiche. Lo sviluppo di un’unica piattaforma, oggi giunta alla undicesima versione, per gestire queste a altre attività (migrazione, availability, condivisione, sincronizzazione, etc.), hanno fatto la fortuna di Commvault. Nata nel 1988 come gruppo di sviluppo nel data management nei Bell Laboratories, e divenuta azienda autonoma nel 1996, la società è presente da qualche anno direttamente in Italia, e dal 2014 è guidata da Rodolfo Falcone.

Ron Miller, Senior Vice President Worldwide Sales Commvault

Nei giorni scorsi è venuto in visita a Milano Ron Miller, Senior Vice President Worldwide Sales che ZeroUno ha avuto occasione di incontrare: “Dal nostro punto di vista – ha introdotto Miller – nell’It transformation in corso nelle aziende emergono tre elementi di particolare importanza: location, workload e crescita dei dati. Per location intendiamo dove avviene il compute e lo storage dei dati. Si ricollegano a questo elemento anche le attività di portability, backup e data management. Commvault ha innovato il modo di effettuare copie dei dati [che sono mantenuti nel loro formato originale, in modo da poter essere immediatamente usufruiti dalle applicazioni e dagli utenti che li ricercano, ndr], utilizzando un raffinato sistema di indexing e di federation di repository decentralizzati, in modo da evitare il proliferare di copie degli stessi contenuti, ma di renderle tutte comunque facilmente reperibili. E questo avviene anche se i dati sono portati sul cloud. In questo momento, solo su Amazon Web Services e Microsoft Azure i nostri clienti – ha proseguito Miller – hanno memorizzato 35 petabyte di dati. Un ammontare superiore a quello generato con le soluzioni di qualsiasi altro vendor. Come si capirà, sotto il cappello location sono incluse le infrastrutture. Oggi i dati e le applicazioni possono trovarsi in server legacy o virtuali, in un private cloud OpenStack, in sistemi hyperconverged o in containers. Noi aiutiamo le aziende a gestire i dati in tutti questi ambienti e trarne valore di business”.

E per quanto riguarda i workload e la crescita dei dati? “Oggi nuovi workload sono giunti a un ritmo mai visto prima. Questo pone problemi, che noi affrontiamo con la nostra suite, di agility, availability, backup e costi. I big data sono una cosa meravigliosa, ma anche molto costosa; i dati crescono esponenzialmente. Senza una gestione corretta può aumentare la vulnerabilità dei sistemi It e diminuire la possibilità di ricavare da essi insight utili. In ultima analisi, la missione di Commvault è aiutare i clienti a gestire ambienti complessi, aumentando la protezione e diminuendo i costi”, ha concluso il top manager.

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