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Angelini: risposta It unica per un’azienda internazionale

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Angelini: risposta It unica per un’azienda internazionale

19 Mag 2009

di Giampiero Carli Ballola

Un gruppo presente in molti Paesi europei consolida l’infrastruttura It su sistemi Unix-Aix di classe enterprise per le applicazioni ‘core’ e su sistemi industry standard per le applicazioni a supporto. Un approccio differenziato nel nome di una virtualizzazione totale

Nato nel 1919 ad Ancona, Angelini è oggi un gruppo internazionale che opera nel settore della salute e del benessere con strutture proprie in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia ed Europa centro-orientale. I suoi prodotti sono commercializzati anche nel resto del mondo grazie a partnership con aziende locali. 
Il prestigio e il know-how conquistati dall’azienda sono legati a una solida tradizione di ricerca e di innovazione, che ha portato all’identificazione e sviluppo di importanti principi attivi come l’antinfiammatorio benzidamina, l’antidepressivo trazodone e l’antibiotico prulifloxacina. Attualmente Angelini è impegnata in progetti di ricerca nei settori dell’infiammazione e del dolore.
Angelini è la quinta azienda farmaceutica in Italia per volumi. Nell’ambito dei farmaci a prescrizione medica, è specializzata in terapia del dolore, neuropsichiatria, ginecologia e infezioni batteriche. È ai vertici nel settore dei farmaci da banco e prodotti di largo consumo per il benessere con marchi come Tachipirina, Moment, Tantum Verde, Amuchina. 
Nel campo dell’igiene personale, Angelini è leader di mercato in Italia con Fater, joint venture con la società americana Procter & Gamble, grazie ai marchi Lines, Pampers e Linidor. Nel settore della progettazione e costruzione di macchine destinate all’industria dei prodotti assorbenti, la società Fameccanica.Data, joint venture con Procter & Gamble, è tra le maggiori aziende a livello mondiale.
Il gruppo Angelini impiega circa 3.300 persone e nel 2008 ha realizzato un fatturato di circa 1,2 miliardi di euro. Le società del gruppo sono controllate da una holding, Finaf SpA, con sede a Roma, che oltre alla direzione strategica e alle funzioni di coordinamento e integrazione internazionale, assicura alle varie società la fornitura di servizi centralizzati. Tra i quali, fondamentali, i servizi It.
Come esordisce Marco Lanza (nella foto in alto), responsabile Ict corporate, “Nel 2001, quando presi la responsabilità dell’Ict della Holding, la dotazione infrastrutturale era frammentata attraverso le varie società. Nella sola business unit dedicata al settore farmaceutico, che è la più grande, operavano tre server farm: una a Roma, presso la holding, una ad Ancona, presso la società Acraf, e una in outsourcing a Madrid, per le aziende del gruppo che operano della penisola iberica. Da questa situazione nacque un progetto dapprima di semplice accentramento e poi di consolidamento dell’infrastruttura al fine di gestire il fisiologico aumento di complessità del business con una semplificazione e ottimizzazione dei servizi”. La prima fase viene svolta tra il 2005 e il 2007 con la chiusura della server farm di Ancona (che non è stata però smantellata in quanto è rimasta a supporto dei sistemi di fabbrica MES-Manufacturing Execution Systems e sarà usata come DRP site) e con l’accentramento delle strutture dedicate alle applicazioni business a Roma. Si giunge quindi alle soglie del 2008 con un parco di 132 server concentrati in una singola ‘computer room’. A questo punto si passa al progetto di consolidamento.
Un primo obiettivo del consolidamento è (usiamo il verbo al presente in quanto, come vedremo, parte del progetto è ancora in corso) la riduzione dello spazio fisico del data center dai 100 mq del vecchio Ced ai 60 mq del nuovo centro che si sta costruendo presso il centro ricerche di Santa Palomba, con un non trascurabile risparmio sui costi relativi valutato a circa 60 mila euro l’anno. In più, si possono ridondare i sistemi di alimentazione e refrigerazione quasi a costo zero, riutilizzando gli impianti che a seguito del consolidamento risultano eccedenti. Il secondo obiettivo è, ovviamente, quello di creare un’infrastruttura che per sua natura risulti più adeguata in termini di flessibilità, stabilità ed efficienza alle esigenze di business di un gruppo in espansione, dato che, come osserva Lanza, “alla costellazione di aziende cui dobbiamo fornire servizi It si vanno aggiungendo quelle dell’Est Europa”.
Un elemento importante nel guidare le scelte tecnologiche del progetto è il fatto che il gruppo Angelini basi le proprie applicazioni business su Sap. Infatti nella server farm di Madrid era utilizzato un Ibm System p (cioè Unix Aix su architettura Power) che si segnalava per gli ottimi risultati in termini di stabilità e prestazioni garantite all’ambiente Sap; venne quindi abbastanza naturale chiedere a Ibm di studiare un’infrastruttura in grado di supportare al meglio l’ambiente Sap a livello dell’intero gruppo. La soluzione proposta e attuata ha portato a consolidare i 30 server precedentemente dedicati a Sap su due rack Ibm Power 570, con sistema operativo Aix v. 5.3, che ospitano tutti gli ambienti Sap gestiti da Finaf. A queste due macchine destinate agli ambienti di produzione se ne aggiunge una terza, un Ibm System p 550Q Express con Aix 5L Edition, destinata principalmente all’ambiente di sviluppo ma utilizzabile, se necessario, anche ai fini di un’extra availability. Con il consolidamento server si è attuato anche un consolidamento dello storage, che da una precedente infrastruttura basata su sistemi eterogenei è stato portato su di un unico Ibm System Storage DS 8300. Come si diceva, il progetto è ancora in corso. Perché concluso nel dicembre 2008 il consolidamento dell’infrastruttura in Finaf si sta ora procedendo, con un programma che si proietta sino al 2011, al consolidamento delle applicazioni Sap e alla loro esportazione presso le società che il gruppo sta creando per i mercati dell’Est Europa e a cui Finaf fornirà i servizi It.
Si sa che consolidamento e virtualizzazione viaggiano generalmente insieme, ed il progetto Finaf non fa eccezione, avendo portato ad una infrastruttura che si può definire completamente virtualizzata. Nello specifico, come ci spiega Lanza, “I server System p dedicati al supporto di Sap e delle applicazioni core business, usufruiscono come piattaforma di virtualizzazione delle Lpar [Logical partitions – ndr] dell’ambiente Aix, che realizzano macchine virtuali all’interno di una infrastruttura partizionata e virtualizzata. Quanto ai sistemi che possiamo chiamare di supporto, cioè quelli dedicati alla posta elettronica, al Portale Corporate e più in generale agli ambienti di collaboration, che nel nostro caso sono su server Hp blade in architettura Intel, sono anch’essi virtualizzati attraverso la piattaforma VMware”. In Finaf si realizza quindi una server virtualization che segue un duplice approccio. Da un lato vi sono i server Aix, virtualizzati in modo, per così dire, nativo tramite le funzionalità dello Unix di Ibm, che a tale riguardo funziona in modo concettualmente analogo al sistema operativo dei suoi mainframe. Dall’altro lato vi sono invece i server x86, virtualizzati con l’interposizione del più diffuso hypervisor del mercato. In entrambi i casi, le risorse fisiche in termini di Cpu, Ram, input/output e storage sono riassegnabili agli applicativi in funzione delle necessità del caso, sia con sistemi automatizzati sia con interventi manuali da parte degli amministratori del sistema.
Avendo così consolidato e virtualizzato la propria infrastruttura It, chiediamo come Finaf intenda sfruttare questa riorganizzazione ai fini dell’erogazione dei servizi It al business. “Essendo ovviamente l’infrastruttura al servizio dello strato applicativo – risponde Lanza – il progetto principe da qui al 2011 è, come descritto, il consolidamento delle istanze e dei mandanti Sap; quanto all’infrastruttura in sé, il prossimo step è quello di industrializzare il modo con cui vengono rese disponibili le sue risorse. Al crescere del numero delle richieste applicative il livello di disponibilità di Cpu, Ram, I/O e storage può diventare critico. Ma poiché l’assegnazione di tali risorse avviene oggi via software io posso costruire un processo di provisioning che le renda automaticamente ed immediatamente disponibile ad ogni nuovo applicativo”. Al fine ultimo di supportare tempestivamente la crescita  del Gruppo per poi renderlo snello, adattivo  e  flessibile:  è questo secondo noi il giusto approccio per garantire servizi adeguati e costante supporto al business.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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