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A Milano il sesto Virtual Data Center di Interoute

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A Milano il sesto Virtual Data Center di Interoute

16 Apr 2014

di Nicoletta Boldrini

Tutt’altro che immobile, il mercato italiano sta rispondendo bene al modello cloud; così Interoute investe nel nostro Paese e apre un nuovo data center con il quale implementare ed erogare virtual computing e infrastrutture storage per ospitare applicazioni aziendali o distribuirne di proprie. Il tutto contando sull’infrastruttura di rete proprietaria.

MILANO – Nel 2013 il mercato Iaas (Infrastructure as a service), secondo le analisi di Gartner, ha raggiunto il valore di 9 miliardi di dollari a livello globale (con una crescita del 47,3% rispetto al 2012), ma ciò che avvalora la strada verso la piena maturità del fenomeno sono le stime rilasciate da Frost & Sullivan, che prevede un tasso di crescita annuale composto pari al 66% fino al 2018.
Che sia un mercato promettente e in forte crescita lo testimoniano anche le scelte di molte aziende Ict, come Interoute che, dice l’Amministratore Delegato della country italiana Simone Bonannini, “dopo aver investito ingenti capitali per costruire un network paneuropeo attraverso il quale fornire capacità di rete alle aziende di telecomunicazioni, ha affinato il proprio modello di business capitalizzando tali investimenti e costruendo sopra alla propria rete proprietaria una piattaforma Iaas con la quale erogare servizi cloud da diversi Virtual Data Center (Vdc)”.
Il sesto Vdc di Interoute, in ordine di tempo, aperto sul territorio europeo si trova a Milano. “Non è stato semplice convincere gli inglesi a investire in Italia, per le ragioni che tutti conosciamo fin troppo bene (costo dell’energia, costo del lavoro, incertezza normativa, amministrativa e giudiziaria ecc.) – riconosce Bonannini -. Tuttavia, in Interoute, l’Italia è la country che fattura di più e produce più utile netto. Le aziende italiane si sono mosse verso la domanda di servizi cloud, di tipo Iaas, molto rapidamente e hanno scelto di affidarsi ai nostri Vdc ben prima dell’apertura del data center milanese [gli altri 5 data center si trovano a Parigi, Londra, Amsterdam, Ginevra e Berlino – ndr]”.

Simone Bonannini, Amministratore Delegato di Interoute Italia

Inoltre, le fortissime necessità di internazionalizzazione e, soprattutto, di rafforzare le politiche di export delle aziende italiane fanno ben sperare Interoute, pronta ad annunciare a breve l’apertura di altri due importanti nodi geografici dove ha posizionato i propri Vdc: New York e Hong Kong. Bonannini sta ‘spingendo’ anche per l’apertura di un ulteriore Vdc italiano, in Sicilia, “per coprire con più facilità la fascia di Mediterraneo del Nord Africa, oggi in fortissima crescita e con una previsione di sviluppo molto dinamica nei prossimi anni. Tuttavia – ammette l’Amministratore Delegato – è un’ipotesi di investimento e progetto che non potrà concretizzarsi prima del 2015”.
È però innegabile che il mercato italiano e del bacino Mediterraneo sia pronto; le aziende stanno investendo in servizi cloud e sono sempre più propense ad accedere a risorse virtuali esterne per supportare in modo agile e dinamico le esigenze interne di un It divenuto ormai pervasivo, dal quale dipendono persino il successo e l’efficacia del business. “Per questi motivi, oggi la focalizzazione massima dell’Ict deve essere sulle applicazioni e i servizi all’utente (clienti/consumatori e utenti aziendali interni) – commenta Matthew Finnie, Cto di Interoute -. Tale focus ‘costringe’ le aziende a rivedere le infrastrutture, oggi non sufficientemente performanti rispetto alle esigenze. A livello di data center bisogna lavorare su concetti di accessibilità/ubiquità, controllo/governance, performance/disponibilità, allineamento finanziario (combinazione capex e pay as you go), Sla… Ecco perché la domanda di Iaas cresce: è la risposta rapida, concreta ed efficace a queste problematiche”.
Ed ecco perché Interoute ha deciso di cavalcare l’onda, diventando da fornitore di servizi di networking a provider di servizi cloud “il cui differenziale però sta proprio nell’infrastruttura di rete”, aggiunge Bonannini. “Se alla base non c’è un’infrastruttura di rete solida, il cloud non è affidabile. Oggi gli operatori tradizionali possiedono il data center (per diventare cloud service provider) oppure la rete (società di Tlc): sono rarissimi i casi di chi possiede entrambi [in Italia l’unico caso è BT con il data center iNet di Settimo Milanese – ndr]”.

Matthew Finnie, Cto di Interoute

Per altro, come modello di ingaggio, Interoute ha scelto di non far pagare alle aziende utenti l’utilizzo della rete: “Si paga il servizio cloud che può essere costruito in una logica private, public o hybrid attraverso: risorse computazionali e storage; servizi di sicurezza (disaster recovery, backup, business continuity); sistemi operativi; database; servizi di communication; business app; servizi web – spiega Matteo Biancani, Direttore Vendite della società -. Ogni trasferimento dati da e verso i vari nodi Vdc è completamente gratuito. Interoute riesce a far passare 9 Tera di banda su una sola coppia di fibra; grazie al software defined network riusciamo a ottimizzare l’utilizzo della rete e a garantire l’erogazione del servizio cloud. È su questo che puntiamo, fermo restando il business storico: l’azienda continua a fornire capacità di rete alle aziende di Tlc che ne hanno necessità”.
Un ulteriore tassello nella strategia Interoute su cui Bonannini e Biancani spendono un commento finale riguarda la certezza (e quindi la sicurezza, anche ai fini normativi) del luogo in cui risiedono i dati dell’azienda utente: “L’azienda utente sceglie in autonomia le città, i Vdc e le risorse infrastrutturali su cui appoggiare le proprie architetture applicative e servizi Ict – spiega Bonannini -. Noi non mettiamo mano alle infrastrutture del cliente e non spostiamo i suoi dati, per cui l’azienda sa esattamente dove risiedono”.
Ed è forse questo il motivo per cui alcune realtà stanno migrando su infrastrutture di Vdc anche workload core business. “Abbiamo visto che le aziende come primo step provano il Vdc con applicativi e workload non core – spiega infatti Biancani -. Iniziano però diversi casi, anche in Italia, di spostamenti su Vdc di applicativi come l’Erp di Sap: il primo caso europeo di Sap sul Vdc Interoute è rappresentato proprio da un’azienda italiana”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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