Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Vendita software usato: grandi opportunità, nella piena legalità

pittogramma Zerouno

Vendita software usato: grandi opportunità, nella piena legalità

25 Mag 2015

di Nicoletta Boldrini

Acquistare e vendere licenze software di seconda mano è legale, come riconosciuto dalla Corte di Giustizia Europea. Dal 2012 si sono aperte nuove opportunità che, nel rispetto delle normative, consentono alle aziende di contenere i costi e ai Dipartimenti It di rispondere con maggior flessibilità alle dinamiche di espansione, fusione o contrazione del business anche utilizzando software usati. Abbiamo sciolto dubbi e perplessità in merito all’acquisto e rivendita di licenze software, durante un recente Incontro a Cena con gli Utenti

La sentenza del 3 luglio del 2012 emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che l’autore di un software non può opporsi alla rivendita delle licenze usate. Una sentenza storica che porta linfa, da un lato, alle aziende che intendono liberare asset, vendendo licenze software in esubero o non più utilizzate, dall’altro, alle imprese che necessitano di applicativi strategici per il proprio business ma che hanno risorse di investimento limitate. Sia che si intenda pensare alla vendita di software usato, sia che si intenda acquistare, dunque, lo scambio di licenze software di ‘seconda mano’ rappresenta una grandissima opportunità per risparmiare, accedere o liberare risorse per accelerare l’innovazione. A patto però che si rispettino tutte le normative vigenti!

Questo infatti il ‘must’ emerso fortemente dal vivace dibattito che ha animato un nostro recente Incontro a Cena con gli Utenti, organizzato a Milano in partnership con Relicense e con la partecipazione di Riccardo Zanchi, Direttore Generale di NetConsulting Cube, e Gabriele Faggioli, legale e Adjunct Professor presso il MIP del Politecnico di Milano.

Il quadro economico, in quale mercato si colloca la vendita di software usato?

Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno

Un rapido inquadramento è stato tracciato dal Direttore di ZeroUno, Stefano Uberti Foppa, il quale ha riportato all’attenzione dei presenti un contesto di riferimento dato da “fluidità del business, determinato da operazioni di fusione e acquisizione, nonché di contrazione e consolidamento, e ridisegno delle geografie e dei confini dei mercati di appartenenza, sempre più sfocati. Questa variabilità, che ormai sta diventando strutturale, deve poter essere gestita ad ogni livello, e rispetto all’opportunità di poter avere la possibilità di acquisto/ rivendita licenze software usate rappresenta una risposta molto efficace sul fronte economico/di risparmio” ha detto il direttore. Zanchi ha illustrato alla platea un quadro economico che, seppur caratterizzato dalla persistente incertezza economica, mostra a livello globale incoraggianti segnali di ripresa. “Guardando in dettaglio al mercato It, notiamo che anche in momenti di crisi economica e restrizioni dei budget di spesa, gli investimenti per il software non hanno mai registrato il segno meno”, sottolinea Zanchi. “Laddove nelle aziende si presentano esigenze di razionalizzazione della spesa It, dopo il consolidamento hardware (voce primaria nelle iniziative dei Cio) si guarda in particolare modo alla revisione dei contratti con i fornitori e alla razionalizzazione delle licenze software.”

Riccardo Zanchi, Direttore Generale di NetConsulting Cube

“L’evoluzione tecnologica può causare mancanza di supporto/manutenzione su applicazioni con licenze obsolete – continua Zanchi -; vi sono poi fattori organizzativi come ristrutturazioni, riduzioni posti di lavoro, delocalizzazioni, ecc. che generano un surplus di licenze; infine, possono esserci nuovi elementi contrattuali che modificano l’ambiente applicativo anche dal punto di vista delle licenze in uso (passaggio al cloud, duplicazione di licenze, acquisti di nuove licenze contro upgrade di licenze in uso, ecc.)”.

Il quadro normativo, ecco le ultime novità sulle vendite di licenze software di seconda mano   

Uno scenario che potrebbe però rimodellarsi grazie ad una sentenza “storica” della Corte di Giustizia Europea del 3 luglio 2012 attraverso la quale si sancisce che “il commercio di programmi per computer ‘usati’ è in linea di principio legittimo (e vale anche per il software trasferito online)”, illustra Zanchi. “Non solo: la Corte ha sottolineato come il legittimo proprietario non possa in alcun modo opporsi alla rivendita della copia della licenza software interessata, anche se nel contratto originario era previsto un espresso divieto alla vendita di software di seconda mano”. 

Gabriele Faggioli, legale e Adjunct Professor presso il MIP del Politecnico di Milano

“La sentenza della Corte si riferisce alla causa C-128/11, UsedSoft [impresa tedesca specializzata nella vendita di licenze software di seconda mano – ndr] contro Oracle la quale, quest’ultima, ha citato in giudizio l’azienda tedesca accusandola di recare un grave danno al proprio business mediante la rivendita di software usato attraverso il quale poi le aziende utenti possono effettuare un upgrade attraverso un download direttamente dal sito Oracle”, spiega minuziosamente Faggioli. “La multinazionale americana, a propria difesa, sosteneva che il diritto di distribuzione di un programma coperto da diritto d’autore (come le licenze software) non fosse applicabile alle copie online dei programmi (quelli cioè non distribuiti su supporto fisico come Dvd e Cd-Rom ma attraverso il download dal web)”. La Corte ha invece stabilito che “il principio dell'esaurimento del diritto di distribuzione opera non solo quando il titolare del diritto d’autore commercializza le copie del proprio software su un supporto informatico tangibile, bensì parimenti quando le distribuisce mediante download dal proprio sito Internet”, si legge testualmente nella nota della sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Questo punto, in particolare, ha sollevato molti dubbi tra i Cio e gli It manager presenti all’evento, tra i quali Claudio Abad, Cio di Eurogroup, e Mauro Maccagnani, It Director di Amplifon, fortemente preoccupati e interessati a comprendere gli effettivi ‘confini della legalità’. In  tutta risposta Faggioli ha più volte evidenziato come ‘il principio di esaurimento del diritto di distribuzione’ debba essere così interpretato (secondo quanto previsto dalle direttive comunitarie e dall’ordinamento giuridico europeo ed italiano): “Una volta che una copia di un’opera protetta ai sensi della normativa sul diritto d’autore viene posta in commercio per la prima volta, tale prima vendita esaurisce il diritto di controllo esercitabile dal titolare sulla successiva distribuzione della copia medesima (vale a dire, i successivi passaggi di proprietà sulla stessa)”. In altre parole, esaurita la prima vendita, il software vendor non ha più alcun diritto e l’azienda utente è libera di procedere alla rivendita del software usato acquisito.

I requisiti da rispettare e la prova documentale, così è possibile utilizzare software usato

Corrado Farina, Territory Manager di Relicense

Rispondendo poi alle richieste di chiarimento da parte di Carlo Wolter, Ceo di Tecnimex, Daniele Lanfranchi, Ict Manager di Rexel Italia e Raffaello Infantino, Corporate Infrastructure & Tecnology Director di Amplifon, Faggioli e Corrado Farina, Territory Manager di Relicense, hanno ampiamente illustrato quali sono gli importanti requisiti da rispettare affinché la compravendita di software usati rientri nei parametri definiti dal quadro normativo vigente. “L’acquirente iniziale, ossia l’azienda utente in possesso della licenza d’uso del software acquisita dal software vendor, che intende rivendere una copia del software, deve rendere inutilizzabile la propria copia al momento della vendita, al fine di evitare la violazione del diritto esclusivo di riproduzione (che spetta solo e unicamente all’autore del software medesimo)”, dettaglia Faggioli.

Tale requisito è fondamentale e serve a garantire e controllare che l’immissione in commercio delle copie del software sia esattamente pari al numero di esemplari del programma ceduti originariamente dal titolare; non possono infatti esistere in circolazione copie del software in numero superiore rispetto agli effettivi rilasci da parte del software vendor (altrimenti equivarrebbe ad avere in circolazione copie ‘pirata’, illegali).

“I risparmi garantiti dalla compravendita di licenze software usate possono andare dal 20 al 70% del valore originale della licenza ma è bene che le aziende ricordino che, nella vendita di licenze software, non esiste la ‘buona fede’ del cliente, quindi è responsabilità dell’azienda utente che acquista il software verificare cosa acquista (norma che vale anche per il ‘primo’ acquisto, anche direttamente dal produttore)”, incalza Zanchi.

Gli fa subito eco Farina il quale evidenzia che “non è vero ‘tout court’ che la licenza usata sia ‘in regola’; deve rispettare quanto stabilito dalle normative e dalla Corte Europea. Diventa quindi di assoluta importanza la ‘prova documentale’, cioè il corretto trasferimento del diritto di utilizzo che, di per sé, non incide sul funzionamento dell’applicazione ma ne attesta l’originalità e il passaggio da un azienda ad un’altra (una prova documentale inesatta o inesistente rende la copia della licenza usata al pari di una copia pirata, sottoponendo quindi l’azienda a rischi sia civili sia penali)”.

I partecipanti all'Incontro a Cena

Ed è su questi aspetti che in sala si accende il dibattito, in particolare l’interesse ad approfondire con i relatori esperti alcune importanti ‘questioni pratiche’, dalla tipologia di documentazione richiesta, al recupero della fatturazione originaria, fino al compimento delle pratiche. “Non è necessario recuperare la fattura originaria di acquisto della licenza – rincuora Farina – ma sono indispensabili documenti quali la copia del contratto, il PUR – Product User Right, un documento di attestazione del trasferimento (PLTF – Perpetual License Transfer Form), una dichiarazione da parte del cedente che attesti la cancellazione dai propri sistemi della copia del software venduto (per evitare che rimangano in circolazione copie non autorizzate) e la fattura che attesta la compravendita di licenze software usate”.    

Normative e procedure da rispettare sollevano ulteriori criticità, così come espresso per esempio da Michele Caputo, Managing Director di Softwareone Italia, e Francesco Pappalardo, Project Manager di Business Integration Partners, rispetto ai possibili interlocutori e intermediari. “È evidente che secondo la normativa, la compravendita di software usati possa avvenire regolarmente in modo diretto tra un’azienda e un’altra (così come tra un privato e un altro) – spiega Zanchi – ma spesso i dubbi sulla legalità, la quotazione economica, la produzione della documentazione necessaria rappresentano punti critici di attenzione che portano le aziende ad affidarsi ad un intermediario (come Relicense, per esempio), che spesso acquista dalle aziende software di seconda mano rivendendolo poi in un altro momento”.

A beneficio di tutti gli interlocutori, la vendita tramite società di intermediazione specializzata, garantisce “la tracciabilità storica della proprietà delle licenze, una corretta quotazione economica, la documentazione compliant alle normative – assicura Zanchi – nonché un supporto consulenziale anche in caso di assessment, censimento e audit di controllo”.

Licenza multiutente e multi-licenza, come districarsi

Un ultimo aspetto sul quale le persone presenti in sala hanno richiesto alcune risposte dettagliate, in particolare Andrea Bettoni, It Manager di Diapath, riguarda il concetto stesso di ‘licenza’, nello specifico per districarsi tra le licenze multiutente, le multi-licenze e i contratti di manutenzione del software.

Ad illustrare il quadro è Faggioli il quale fa chiarezza riportando quanto stabilito sia dalla Corte di Giustizia Europea sia dalla Corte d’Appello di Francoforte sul Meno (in una causa di Adobe contro UsedSoft): “la licenza multi-utente è inscindibile, per cui un’azienda non può cedere il diritto di utilizzo del software qualora il numero di utenti fosse superiore alle sue esigenze; la cessione riguarda la licenza in toto. Diverso è per le cosiddette multi-licenze (licenze ‘a volume’), vendute originariamente ‘a pacchetto’ per ragioni commerciali o di marketing del software vendor che però non possono minare l’opportunità da parte di un’azienda di rivendere sul mercato anche una singola licenza del ‘pacchetto’. In sostanza, la Corte d’Appello di Francoforte ha sottolineato come la decisione di vendere le licenze ‘a pacchetto’ rientri in una normale strategia commerciale della software house che non incide sulla successiva strategia commerciale dell’acquirente che intende rivendere il software (che può decidere liberamente di rivendere il pacchetto o le singole licenze)”.

In chiusura di lavori Uberti Foppa sottolinea come, su questi temi, si debba “superare l’idea che entrare nel tema delle licenze software usate significhi necessariamente aprire un contenzioso con i vendor: non è così, i numeri lo dimostrano”. “In Europa non esistono contenziosi aperti tra vendor e aziende utenti per la rivendita di software di seconda mano – aggiunge in conclusione Faggioli -. Le politiche dei vendor sono state per anni troppo aggressive e, alla luce delle recenti sentenze delle Corti di Giustizia nazionali ed Europea, oggi non hanno a mio avviso alcun interesse a ‘fare causa’ ad un’azienda su questi aspetti, non tanto per il rischio di perdere la singola causa, quanto per l’effetto ‘a catena’ che ne potrebbe derivare”.

 


Software usato sì, ma con i ‘giusti’ consulenti

Benché lo scambio commerciale di licenze software di seconda mano sia stato definito corretto e legale dalla Corte di Giustizia Europea, molti sono ancora i dubbi e le preoccupazioni delle aziende. Una delle difficoltà maggiori nel riuscire a trarre i vantaggi dalla compravendita delle licenze software usate sta nelle pratiche ‘burocratiche’ e nella presentazione di tutte le prove documentali necessarie. L’ideale sarebbe dunque riuscire ad affidarsi a società specializzate in questo tipo di operazioni, come Relicense, azienda tedesca nata nel 2008 che conta oggi diverse filiali sul territorio europeo, compresa l’Italia (le altre sedi sono: Austria, Danimarca, Finlandia, Polonia, Svizzera, Ungheria). La filiale italiana, operativa da un paio d’anni su oltre 100 clienti (nei settori Telco&Media, Farmaceutico, Alimentare, Ict, Meccanica, Banche e Assicurazioni, Pubblica Amministrazione), seguendo le linee guida della Corte di Giustizia Europea, affianca le aziende sia nelle operazioni di vendita sia in quelle di acquisto. Relicense molto spesso funge da ‘primo acquirente’ di software usati che un’azienda intende vendere, rivendendo poi le licenze delle applicazioni in un secondo momento, quando si presenta e cresce la domanda di mercato. Il valore aggiunto garantito dalla società risiede nella capacità consulenziale e nelle competenze specifiche delle normative e delle diverse procedure richieste per questo tipo di operazioni; in particolare, Relicense non solo supporta le aziende nel reperimento e preparazione di tutta la documentazione legale necessaria ma si fa garante della transazione avvisando la software house dell’avvenuta cessione [pratica non richiesta dalla Corte di Giustizia ma plus garantito da Relicense – ndr], nonché supportando le aziende in caso di audit e controlli.

 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Link

Articolo 1 di 5