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Ibm e open source, un’alleanza che guarda all’innovazione

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Ibm e open source, un’alleanza che guarda all’innovazione

Una giornata dedicata alle iniziative di Big Blue per il supporto del software a sorgente aperto, sempre più motore di spinta dell’Open Innovation. Sotto i riflettori, in particolare, la strategia OpenPower e il suo ruolo di facilitatrice dell’integrazione fra System of Record e System of Engagement.

01 Set 2016

di Riccardo Cervelli

MILANO – L’It è in una fase dove le maggiori innovazioni nascono in un contesto in cui competenze, ricerche, esigenze e tecnologie eterogenee interagiscono e si contaminano fra loro. Un mondo sempre meno in mano a pochi monopolisti e più aperto e collaborativo. Ricorrono sempre più spesso i concetti di co-opetition e win-win. Ma ancora di più quelli di open standard, community e Open Innovation.

Massimo Rinaldi, Sales Manager Ibm Systems in Ibm Italia

A quest’ultima filosofia Ibm ha dedicato un’intensa giornata agli inizi di luglio presso la propria sede italiana di Segrate. Maestro di cerimonie è stato Massimo Rinaldi, Sales Manager Ibm Systems in Ibm Italia. Sul palco si sono alternati, fra gli altri, anche alcuni partner della OpenPower Foundation, un ecosistema che sfrutta le opportunità scaturite dalla decisione di Ibm di rendere open il firmware e il software dei processori Power.
Se Ibm ha scelto di spogliarsi della proprietà del codice di Power sa di poter avere un rendiconto: la maggiore diffusione possibile di questa tecnologia, che è poi quella che Big Blue adotta alla base dei propri sistemi server Power Systems, pensati per offrire ambienti ottimali anche per i sistemi operativi e le soluzioni open source. “Ormai – aveva detto introducendo la giornata Rinaldi – nel mondo esiste oltre un milione di progetti open source, nella maggior parte dei casi legati al mondo dei web service, dei big data e dell’High Performance Computing”.
Nel suo intervento, Rinaldi ha affermato anche che “da parte di molti osservatori, Ibm viene ancora vista come sinonimo di ambienti proprietari. Al contrario, da molto tempo noi investiamo nell’open source; da anni Linux gira sui nostri server Power e perfino sul mainframe. Ma non solo abbiamo reso open source-enabled i nostri sistemi: Ibm è tra i maggiori contributori alle comunità open”.
Favorire il matrimonio fra le proprie tecnologie mission-critical e il mondo open source significa, per Ibm, poter rinnovare il proprio rapporto con i clienti enterprise “in un momento in cui – sottolinea Rinaldi – si sforzano di integrare le applicazioni del mondo Systems of Record [Crm, Erp, supply chain management, ndr] con i Systems of engagement [i sistemi più focalizzati sulle necessità delle persone, come la business intelligence, la collaborazione, i social, le web application, l’IoT, ndr]”. Entrambi i tipi di sistemi sono molto esigenti dal punto di vista delle performance, dell’affidabilità e della scalabilità. I primi sono ancora in buona parte, e in alcuni ambiti lo saranno ancora a  lungo, legati a mondi proprietari, come per esempio lo Unix Ibm Aix; i secondi, nella maggioranza dei casi, sono invece basati su tecnologie open source. Con la sua strategia di apertura all’open source, Big Blue permette a molti utenti di allungare la vita delle loro applicazioni legacy portandole su infrastrutture sempre in grado di supportarle (come i Power Systems e il mainframe), ma anche ottimizzate per far girare Linux, il middleware e le soluzioni di in-memory computing, big data e cloud basate su codice open source.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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