Dal monitoring all’observability, come avere il pieno controllo su infrastruttura e applicazioni

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Dal monitoring all’observability, come avere il pieno controllo su infrastruttura e applicazioni

La trasformazione delle infrastrutture e del parco applicativo ha impresso un cambiamento anche negli strumenti di monitoraggio con cui le imprese possono controllare il funzionamento dei loro servizi di business. Beta 80 ha vissuto l’evoluzione del mercato dei prodotti di application monitoring e oggi si pone come partner in grado di accompagnare le organizzazioni verso la nuova frontiera dell’observability su cui si stanno orientando i vendor principali di soluzioni APM

10 Set 2020

di Carmelo Greco

Non bisogna essere un addetto ai lavori per comprendere lo stretto legame tra performance applicative e business. È notizia recente l’attacco ransomware subito da Garmin che ha impedito l’accesso per giorni ai servizi della nota società informatica di Kansas City. Sergio Vigorelli, Operations Management SME di Beta 80, con una particolare focalizzazione sui progetti di monitoring, cita il caso di Garmin, assurto alle cronache, solo per sottolineare l’importanza “per il business di avere tutto sotto controllo e che tutto funzioni nel miglior modo possibile”.

Un controllo che non può essere trascurato in mercati sempre più competitivi come quelli odierni che vedono per esempio le Telco contendersi clienti a suon di prestazioni o nei quali la fiducia rappresenta un elemento chiave. Basti pensare a quanto influisca sulla qualità della customer experience soltanto mezzora di home banking inaccessibile.

Da qui la rilevanza dei sistemi di monitoraggio per verificare, in maniera più o meno approfondita, il corretto funzionamento di infrastruttura, reti e applicazioni, come spiega Vigorelli sulla scorta di una competenza professionale maturata nell’arco di vent’anni e dell’esperienza che Beta 80 può vantare in questo particolare ambito.

Come e perché è cambiato l’application monitoring

“Ognuno di noi – afferma Vigorelli – utilizza il telefono o determinate applicazioni e la percezione sul loro funzionamento è essenziale. Se un’app o un sito sono lenti oppure una transazione ci impiega molto tempo, questo peggiora il ritorno di immagine dell’azienda e viene meno la garanzia che si torni a utilizzare il sito o l’app. Il che si traduce in un danno economico”.

Per questo oggi gli strumenti di monitoraggio vengono visti come una commodity, soprattutto in uno scenario che è mutato tantissimo negli ultimi anni. “Se penso agli inizi del monitoring – ricorda l’esperto di Beta 80 – per le aziende enterprise che volevano adottare modelli di monitoraggio c’erano non più di 3 o 4 vendor. Con il passare del tempo c’è stata un’evoluzione architetturale. Sono cambiate le piattaforme, si sono imposti gli ambienti virtuali e va sparendo la componente legacy. La trasformazione dell’infrastruttura sottostante ha impresso un’evoluzione anche agli strumenti di application performance, che si sono adattati alle nuove applicazioni cloud native e a sistemi open source come Kubernetes”. Per infrastrutture così variabili il monitoraggio contemporaneo si avvale dell’intelligenza artificiale e del machine learning che, invece delle soglie statiche previste nel monitoring classico, permettono di segnalare qualsiasi anomalia rispetto a delle baseline identificate.

Il nuovo concetto di observability nel monitoraggio

L’evoluzione infrastrutturale da cui è scaturita una nuova generazione di tool per il monitoraggio applicativo ha contribuito a modificare perfino i concetti tradizionali di monitoring. Infatti, le principali soluzioni che Beta 80 impiega nel suo portafoglio di operation monitoring & performance, come Dynatrace e Splunk, hanno coniato l’espressione observability: “È un nuovo approccio – chiarisce Vigorelli – in cui le piattaforme stesse devono essere predisposte per dare quelle informazioni che occorrono per essere osservate e, quindi, produrre determinati log e determinate metriche che consentano allo strumento di capire l’andamento delle performance”.

L’observability presuppone un ruolo centrale del system integrator, poiché la software selection va fatta tenendo conto di esigenze complesse tanto quanto il parco applicativo da monitorare. Per questo la scelta, da parte di Beta 80, di soluzioni come Dynatrace per l’APM (Application Performance Monitoring) o di Splunk per i prodotti SIEM (Security Information and Event Management) è dettata dal loro essere considerati strumenti leader di mercato. Un riconoscimento che, in entrambi i casi, ha anche l’avallo di Gartner che li ha inseriti nei suoi Magic Quadrant. Così come la proposta di altri software, quali Zabbix, Micro Focus e BMC, per fare altri esempi, nasce da una accurata selezione di ciò che di meglio esiste nel campo del monitoraggio, dell’automation e della remediation. “La capacità di Beta 80 consiste nel prendere prodotti diversi e nell’integrarli fra di loro in funzione delle esigenze differenti dei clienti” rimarca Vigorelli.

Il ruolo chiave del system integrator, con o senza agenti

Risponde a bisogni eterogenei, per esempio, l’opportunità di installare o meno degli agenti, checché ne dicano a tal proposito sostenitori e detrattori. Anzi, questa è forse la maggiore criticità quando si avvia un progetto di monitoring. “Finché fai dei monitoraggi in cui non devi installare niente sugli applicativi, non ci sono particolari problemi – conferma Vigorelli -, a parte ovviamente le questioni di aperture di determinate regole del firewall. Se, invece, come avviene con gran parte delle soluzioni, devi installare degli agenti per capire come funziona la piattaforma, in quel caso ci può essere un po’ più di diffidenza che magari si supera testando prima lo strumento in fase di sviluppo, per poi passare a quella della produzione”.

In ogni caso, non esiste una risposta che vada bene per tutte le situazioni, a riprova dell’importanza che il system integrator assume nella sua veste di consulente. “Tutto dipende dal tipo di monitoraggio che si vuole fare. Si potrebbe benissimo effettuare un controllo di disponibilità di un sito web o di un’applicazione banalmente facendo un check con una semplice sonda. Quando, al contrario, si vuole arrivare a un livello di profondità del controllo superiore, allora l’installazione dell’agente potrebbe risultare indispensabile. Ma i casi e le variabili sono davvero tantissimi e vanno analizzati ognuno singolarmente”.

Carmelo Greco

Giornalista

Giornalista professionista, si occupa come freelance e formatore di temi connessi all'innovazione digitale e alle trasformazioni del mercato del lavoro. Collabora alla collana “La bellezza dell'impresa” edita da Rubbettino ed è autore di opere teatrali e di narrativa.

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