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Voip: un mercato in crescita

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Voip: un mercato in crescita

23 Ott 2006

di Elisabetta Bevilacqua

196 miliardi di dollari è il mercato mondiale VoIp previsto per il 2007. Come sta evolvendo il mercato in Italia? Quali le prospettive? Abbiamo incontrato quattro primari operatori dell’offerta per interpretare questo fenomeno e tracciarne le prospettive

Il mercato Voip sembra crescere in tutto il mondo per raggiungere, secondo le analisi di Insight Research, 196 miliardi di dollari nel 2007, gran parte dei quali provenienti dal segmento business. Anche l’Europa si muove all’interno dell’onda crescente: i minuti di conversazione Voip, quintuplicati nel 2005 triplichernno nel 2006, e la spesa crescerà dell’80% nel 2007.

La svolta nel 2005
“Dopo un periodo di curiosità a cui non corripondevano acquisizioni reali, nel 2005 c’è stata la svolta: la vendita di apparati Ip ha superato quella dei sistemi tradizionali”, conferma Eugenio Barbieri, Direttore Operational Marketing di Alcatel Italia, che spiega così il fenomeno: “Si è capito che la tecnologia Ip può essere utilizzata e portare benefici a tutte le tipologie di impresa non solo in termini di risparmio, ma anche in termini di miglioramento di efficienza e di apertura al mercato esterno, contribuendo ad aumentare il business”.
A ciò si aggiunge l’obsolescenza dei Pabx acquisiti prima del 2000 in vista dell’adeguamento per il millennio. “Si sta passando da una fase di valutazione e test a una in cui si cerca il modo per implementare una tecnologia già data per consolidata”, aggiunge Gianluca Ferrè, Business Development Manager Unified Communications Cisco Systems Italia.
La conseguenza è la riduzione, se non addirittura l’annulamento, delle fasi di sperimentazione per passare direttamente ad una implementazione generalizzata.
Anche Sandro Profeti, Marketing Manager di Siemens Enterprise Communications, delinea uno scenario di mercato positivo per le soluzioni voce basate su Ip, all’interno di un mercato delle comunicazioni ancora in buona salute. “Si assiste ad un significativo cambio dell’offerta verso la tecnologia Ip, ma con l’obiettivo di supportare anche quella tradizionale”, sottolinea, precisando che tendono a crescere soprattutto le applicazioni legate al mondo della comunicazione integrate con il mondo It e a supporto della mobilità. “L’evoluzione verso il mondo Ip è forse più lenta in Italia rispetto ad altri paesi europei, ma è indubbiamente significativa”, dichiara Profeti, contraddetto in ciò da Ferrè che sostiene invece che nell’adozione di soluzioni VoIp non siamo certo fra gli ultimi.
Mario Agati, direttore Marketing and Customer Solutions di Ericsson, indica infine uno scenario evolutivo di lungo periodo, dove i servizi voce tenderanno a perdere di importanza a favore di altri servizi di comunicazione, ma dove per almeno un decennio fornitori e aziende dovranno fare investimenti soprattutto per essere competitivi e ridurre i costi, mettendo in atto soluzioni come Voip, abilitanti all’integrazione della voce con altri servizi per il futuro che verrà. In questa evoluzione, destinata ad investire anche le aziende, sarebbe il modello del mondo consumer a guidare.
“La strategia verso il mondo consumer di un gruppo di operatori indicati in gergo come Gamey (Google, Amazon, Msn, e-Bay, Yahoo), sta entrando in conflitto con i carrier, inseguendo catene del valore completamente diverse. Questi operatori offrono alle loro community un servizio di comunicazione aggiuntivo come la voce, con l’obiettivo di attrarre l’utente nella propria community”, dice Agati. Ciò porta i carrier ad offrire a loro volta un servizio bundle in cui la voce è un elemento aggiuntivo ad altri servizi (larga banda, accesso a Internet, accesso ai dati). La prospettiva? “L’attidudine a telefonare sarà impiegata solo nei confronti delle persone che non fanno parte della nostra community”, sintetizza con un paradosso Agati. Nella fase transitoria c’è però la necessità per i carrier, che rappresentano il mercato di riferimento di Ericsson, di complementare il fatturato che oggi proviene solo dal traffico con quello proveniente dai servzi, oltre che adottare architetture capaci di indirizzare la riduzione dei costi, come quelle basate su Ip. Queste, prevedendo meccanismi di commutazione distribuita consentono infatti di ridurre i siti presidiati e di remotizzare macchine piccole e meno costose, riducendo così i costi operativi. Se per i carrier l’evoluzione verso Ip sembra inevitabile, oltre che conveniente, quali saranno le conseguenze per le imprese utenti?

I vantaggi e criticità del voip per le imprese
I vantaggi dell’adozione di soluzioni Ip da parte delle imprese utenti, secondo Barbieri, sono, oltre alla riduzione dei costi, che può essere anche molto diversificata da impresa a impresa, il miglioramento dell’efficienza in termini di riduzione del Tco e il supporto al business: “Nella scelta della tecnologia è importante tenere conto di tutti questi aspetti anche se oggi l’impresa pensa all’Ip soprattutto in termini di risparmio”.
“Spesso ci si focalizza sui risparmi in telefonate dimenticando la riduzione dei costi di manutenzione, di installazione, di upgrade, di cablaggio, derivanti dalla gestione di una rete unica, mentre lo stesso telefono Ip costa ormai come un telefono digitale tradizionale” aggiunge Ferrè, sottolineando che si può risparmiare anche sullo spostamento delle postazioni interne, nelle connessioni fisso mobile attraverso gateway che consentono di realizzare chiamate mobile-mobile anziché fisso mobile o utilizzando telefonini di nuova generazione (dual mode) che si comportano in azienda come un interno collegato alla rete tramite wi-fi, all’esterno come un normale cellulare. Convergenza fisso-mobile e convergenza fra strumenti applicativi per comunicare (mail, instant messaging, video conferenza…), voce e video, potrebbero essere determinanti per spingere all’adozione nei prossimi mesi le imprese che chiedono, come sottolinea Barbieri, flessibilità, mobilità, semplicità d’uso. 
 “Ma per poter effettivamente sfruttare i vantaggi, nell’implementazione è indispensabile fare attenzione all’infrastruttura in cui viene calata la nuova soluzione Ip, verificandone la capacità di veicolare adeguatamente la voce, accompagnadola con servizi che consentano la corretta messa in opera dell’infrastruttura”, avverte Profeti, che ricorda, in ciò sostenuto dagli operatori provenienti dal mondo voce (ossia tutti ad esclusione di Cisco, che viene dal mondo dati) che il passaggio ad Ip non deve andare in nessun modo a discapito della qualità e del livello di comunicazione voce, che deve essere garantito con gli stessi livelli di ridondanza e di affidabilità che un tradizionale sistema Tdm offre.

Verso i managed services
Visto che le tecnologie sono disponibili, l’evoluzione del mercato sarà spinta soprattutto dalla capacità degli operatori di offrire servizi evoluti in grado di incontrare le esigenze dei clienti.
Sembrerebbe andare in questa direzione l’offerta di soluzioni di tipo managed communication service, favorita dal cambio di tecnologia, associato a un momento di instabilità economica (che comporta ridotta disponibilità agli investimenti) e agli scarsi skill Ip presenti nelle aziende (soprattutto medio-piccole). “Non è un vero outsourcing, ma un servizio accessibile anche alle Pmi che possono utilizzarlo pagando un canone su base utente, con flessibilità maggiore, predisponendosi così ad accedere a tutte le soluzioni e i servizi che verranno in futuro”, spiega Barbieri, che indica la strategia Alcatel: “Riteniamo che le nuove frontiere dell’Ip Communication non consentano più di offrire un servizio basato solo sulle apparecchiature installate presso l’utente, ma che sia necessaria invece mutualità fra queste ultime e soluzioni basate presso i carrier, soprattutto per servizi di mobilità, convergenza fisso mobile, lavoro”. Una soluzione che potrebbe far convergere gli interessi degli operatori di telefonia, che vedono erodersi i margini provenienti dai servizi tradizionali, non essendo tra l’altro riusciti a far decollare il business delle web farm e data farm, e le esigenze delle imprese clienti di risparmio, flessibilità e servizi di supporto al business.

C’È VOIP E VOIP
La notorietà della voce su Ip nasce principalmente dall’offerta praticamente gratuita di servizi voce come Skype che utilizzano Internet per collegare in voce due utenti dotati entrambi di Pc e software di comunicazione (generalmente scaricabile gratuitamente in rete). Anche questa soluzione sta però evolvendo: sono ad esempio annunciati telefoni wi-fi che abilitano le chiamate Skype.

 

Accanto però a questa modalità più nota al vasto pubblico (assimilabile con la definizione Ip peer to peer), che a fronte di costi praticamente nulli non offre qualità garantita della voce, si sta nel frattempo diffondendo nelle aziende una telefonia professionale (Ip telephony). Anche questa tecnologia sfrutta il protocollo Ip, ma non si appoggia su Internet pubblica e viaggia generalmente sulla rete dati aziendale (o del fornitore di servizi) garantendo al tempo stesso la qualità, la sicurezza e i servizi della telefonia tradizionale, comprese le tipiche funzionalità del centralino, con il vantaggio però di poter prevedere centralini hosted o centralizzati (i cosiddetti Ip-Centrex). Un’evoluzione è rappresentata dall’Ip communication, che include l’integrazione con le tipiche applicazioni business quali la messaggistica unificata, i contact center integrati, sistemi evoluti di video conference, che combinano voce, dati e video…
L’ulteriore evoluzione che VoIp abilita è rappresentata dalla convergenza fisso mobile, sintetizzabile con il terminale unificato (Dual-Mode):  lo stesso terminale che all’esterno funge da cellulare, in azienda (o in casa) funziona come telefono wireless per comunicazioni via Wi-Fi. (E.B.)

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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