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Smart working, ecco ciò che ci si aspetta per il prossimo futuro

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Smart working, ecco ciò che ci si aspetta per il prossimo futuro

In questo studio Capgemini si legge che circa il 45% dei dipendenti prevede di passare tre o più giorni alla settimana lavorando da remoto, ma il 56% dei dipendenti teme che venga loro richiesto di essere ‘always on’

30 Dic 2020

di Redazione

Il 63% delle organizzazioni ritiene che la produttività dei dipendenti abbia subito un incremento nel terzo trimestre del 2020, grazie alla riduzione dei tempi necessari per raggiungere il luogo di lavoro, alla flessibilità degli orari lavorativi e all’adozione di validi strumenti di collaborazione virtuale. È uno degli interessanti risultati resi noti dal nuovo report del Capgemini Research Institute, dal titolo The future of work: from remote to hybrid.

Più nello specifico, secondo le aziende intervistate, le funzioni IT e digitali guidano la classifica della produttività (68%), seguite dal servizio clienti (60%) e da vendite e marketing (59%), tutte aree aiutate dalla digitalizzazione e dall’utilizzo di tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI). Ambiti come produzione e manufacturing, ricerca e sviluppo/innovazione e supply chain, che comportano una maggiore presenza in loco e una più alta percentuale di lavorati blue collar, hanno invece riportato un minore aumento della produttività (51%).

Le aziende stimano un complessivo aumento della produttività del 17% nei prossimi due o tre anni, e negli ultimi tre o quattro mesi l’88% degli intervistati ha inoltre registrato risparmi sui costi immobiliari grazie al lavoro da remoto, mentre il 92% prevede di realizzare un ulteriore risparmio nei prossimi due o tre anni.

Quasi il 70% delle organizzazioni ritiene che l’aumento della produttività legato al lavoro da remoto sia sostenibile anche una volta terminata la pandemia.

Cosa ci si aspetta per il futuro?

Nei prossimi due o tre anni, circa tre organizzazioni su dieci si aspettano che più del 70% dei loro dipendenti lavori da remoto, rispetto a poco più del 10% registrato prima dell’avvento del Covid-19, e il 48% stima una riduzione del 10% dello spazio complessivo da destinare a uso ufficio.

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Inoltre, circa il 45% dei dipendenti prevede di passare tre o più giorni alla settimana lavorando da remoto.

Circa il 56% dei dipendenti teme che venga loro richiesto di essere ‘always on’, e i lavoratori più giovani hanno bisogno di maggiore sostegno per affrontare lo stress associato all’incertezza, una percentuale che raggiunge il 60% per i dipendenti di età compresa tra i 26 e i 35 anni.

Con la modalità di lavoro da remoto, i nuovi assunti all’interno di un team si sentono poco coinvolti e il supporto limitato ha fatto insorgere un senso di confusione e spaesamento nel 54% dei nuovi arrivati durante i primi giorni di lavoro, mentre il 52% ha affermato di non essere a conoscenza dei valori e dei benefici della loro organizzazione. Queste difficoltà si sono estese anche ai dipendenti esistenti, per il 38% dei quali è stato complicato collaborare virtualmente con i nuovi assunti.

I suggerimenti per la fase di transizione

I limiti del lavoro totalmente da remoto indicano un futuro basato su un modello ibrido, il cui equilibrio viene raggiunto con un mix di lavoro da casa e presenza in ufficio.

Il report raccomanda alle organizzazioni di: riconsiderare il modello di selezione per consentire di lavorare “da qualsiasi luogo”; ridefinire la leadership e promuovere autonomia, empatia e trasparenza; rinnovare una cultura del lavoro basata sulla fiducia attraverso nuove abitudini collettive; installare una solida infrastruttura per accelerare la modalità di lavoro in digitale senza soluzione di continuità.

“I sistemi di performance management – ha dichiarato Alessandro Annese, HR and Organization Director di Capgemini in Italia – devono essere aggiornati in modo da misurare produttività e risultati, piuttosto che produzione e ore inserite. La nostra ricerca mostra che l’impatto sul benessere psicofisico dei dipendenti in un contesto di lavoro da remoto può anche essere dannoso. I leader aziendali devono intervenire attivamente per offrire maggiore supporto e creare un ambiente in cui le persone possano parlare apertamente delle loro preoccupazioni, favorendo un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Per costruire legami più forti è inoltre necessario comunicare chiaramente i valori dell’organizzazione e rafforzare il senso di fiducia della forza lavoro, il tutto supportato da un’infrastruttura digitale che consenta di lavorare senza soluzione di continuità e favorisca l’efficienza dei dipendenti e il sostentamento di un modello ibrido”.

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Redazione

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