Lavoro da remoto e sorveglianza, cosa sta accadendo?

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Lavoro da remoto e sorveglianza, cosa sta accadendo?

Dallo studio condotto da Vanson Bourne per conto di VMware emerge che a fronte della necessità di implementare nuovi modi di monitorare le prestazioni e i risultati è importante non minacciare la fiducia dei dipendenti

31 Dic 2021

di Redazione

Lo studio globale dal titolo The Virtual Floorplan: New Rules for a New Era of Work, condotto da Vanson Bourne per conto di VMware, ha rilevato che il 70% delle aziende intervistate (circa 7.600 a livello internazionale) ha già implementato o sta pianificando di implementare misure di sorveglianza dei dipendenti per monitorarne la produttività nel passaggio al lavoro ibrido.

Tra queste organizzazioni, le misure adottate includono gli strumenti di collaboration (misura adottata dal 40% in Italia, 43% a livello globale), la navigazione web (per il 39% in Italia, il 41% a livello globale), il monitoraggio dell’attenzione tramite webcam (30% in Italia, 28% a livello globale), il monitoraggio delle e-mail (33% delle aziende in Italia, dal 44% a livello globale), così come la sorveglianza video (27% in Italia, 29% a livello globale), e software keylogger (19% in Italia, 26% a livello globale).

Tuttavia, in Italia, il 36% delle aziende che hanno già implementato il monitoraggio dei dispositivi, e il 45% delle aziende che sono attualmente in procinto di farlo, stanno vedendo “drasticamente aumentato” o “aumentato” il turnover dei dipendenti.

I risultati della ricerca suggeriscono che l’equilibrio da raggiungere nel cercare nuove modalità per valutare le prestazioni dei dipendenti è molto delicato.

Dal punto di vista dei dipendenti, in Italia il 78% degli intervistati concorda sul fatto che passare a un ambiente di lavoro distribuito abbia significato una valutazione maggiore delle performance da parte del datore di lavoro, rispetto alle metriche tradizionali come il tempo trascorso in ufficio. E l’85% dei dipendenti concorda sul fatto che le tecnologie per il lavoro remoto abbiano permesso loro di lavorare in modo più efficiente di prima.

Di contro, guardando alle aziende, l’82% delle organizzazioni italiane ha dovuto sviluppare nuovi modi per misurare la produttività dei dipendenti.

Tra queste organizzazioni, per misurare la produttività è stato messo a punto un nuovo approccio per monitorarla, come ad esempio incontri regolari con i manager per una valutazione dei risultati concordati (52%), per discutere i carichi di lavoro (46%) e l’utilizzo di nuovi software di gestione dei progetti (46%).

Tuttavia, ora le persone lavorano senza essere necessariamente sedute a pochi metri di distanza, i datori di lavoro stanno sviluppando nuovi modi per monitorare e calcolare la produttività dei dipendenti.

Mentre ben il 70% dei dipendenti riconosca che si sia reso necessario sviluppare nuovi modi per monitorare la produttività come conseguenza del passaggio al lavoro ibrido, la trasparenza rimane un elemento critico: il 23% dei dipendenti non sa infatti se la propria organizzazione abbia implementato o meno sistemi di monitoraggio dei dispositivi per controllare la produttività.

“A livello globale – ha dichiarato Shanker Iyer, senior vice president e general manager, End-User Computing, VMware – stiamo vedendo le organizzazioni spostarsi stabilmente verso modelli di lavoro ibridi che non richiedono ai lavoratori di essere sempre in ufficio. Con questo cambiamento in atto, i datori di lavoro dovrebbero procedere con cautela nell’implementare strumenti di monitoraggio. Monitoraggio e performance sono due cose molto diverse. Gli strumenti di Digital Workspace permettono alle persone di lavorare da qualsiasi luogo e la nostra ricerca mostra che i dipendenti si sentono più apprezzati e sentono di avere maggior fiducia da parte del proprio datore di lavoro. La mancanza di trasparenza e la misurazione delle prestazioni “di nascosto” possono rapidamente erodere la fiducia dei dipendenti e portare i talenti ad abbandonare le aziende, in un mercato delle competenze altamente competitivo e stimolante”.

“Il concetto di “lavoro” – ha commentato Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware Italia – ha subìto un cambiamento che era atteso da tempo, un cambiamento che riguarda soprattutto la mentalità. In questi quasi due anni di lavoro da remoto abbiamo capito il lavoro è ciò che si fa, non dove lo si fa. I dipendenti si sono abituati al lavoro flessibile e alla consapevolezza che non hanno bisogno di vivere in città costose per lavorare per un certo tipo di azienda. Sta alle aziende trovare il giusto bilanciamento fra controllo della produttività e misurazione delle prestazioni per essere in grado di attrarre e trattenere i talenti migliori, perché una cosa è certa: il lavoro distribuito è qui per rimanere.”

La sorveglianza dei dipendenti è uno dei molti argomenti toccati nello studio. I risultati chiave includono anche altri aspetti.

Per esempio, nuove “tribù sul posto di lavoro” sono emerse attraverso gli strumenti digitali usati dai dipendenti. La stabilizzazione del lavoro ibrido ha portato a un nuovo tipo di planimetria dell’ufficio, una sorta di “piantina virtuale”, che si basa più su affinità, obiettivi condivisi e valori condivisi, piuttosto che sulla vicinanza fisica. La planimetria virtuale ha nuove regole, così come nuovi fattori di successo per dipendenti, leader e team.

Inoltre, siamo entrati in una nuova era di trasparenza e fiducia. Con meno controllo centrale e interazione personale, la trasparenza e la fiducia stanno emergendo come qualità vitali che i leader devono abbracciare per far progredire e unificare le proprie organizzazioni in un mondo hybrid-by-default.

Infine, il “virtual plan” introduce innumerevoli libertà per i dipendenti e altrettanti rischi di sicurezza per l’IT. Con meno controllo diretto su app, dispositivi e reti, l’IT sta navigando in un nuovo paradigma in cui la sicurezza è uno sport di squadra.

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Redazione

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